Alla Messa non si “partecipa”. E non si deve “capire”.

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ALLA MESSA NON SI “PARTECIPA”

E NON SI DEVE “CAPIRE”

Il silenzio e la solitudine intorno al Golgota intorno all’altare 

 

Quel vecchio che si sentiva “giovane” davanti al suo Dio. Il silenzio e la solitudine dell’altare. Il Mistero sacrificato alla “comunicazione”… finta. La “gente” non deve “capire”, ma adorare; la “gente” non deve “partecipare”, ma assistere.

 

Cristo in un attimo di dolore veramente umano, grida a squarciagola al suo Dio, al Padre, il baratro di sventura e solitudine in cui sprofonda inerte. La “solitudine”. La stessa solitudine che in quel momento sull’altare del Sacrificio Supremo, nuovo Golgota, dove davvero e di nuovo irrompe la Passione di Cristo, sperimenta il sacerdote, “Alter Christus”. Il sacerdote è solo sull’altare. E a questa solitudine si aggiunge l’ombra propria della solitudine: il “silenzio”. Sulla collina desolata del Golgota, e prima, nell’Orto, e dopo ancora, nel sepolcro, Cristo è solo e nel silenzio. Il silenzio della sua obbedienza, del calice dell’amarezza, del sudore sanguinolento. È il silenzio dell’impotenza, che per un attimo sembra persino di Dio. “Padre mio, perché mi hai abbandonato?”. Il “silenzio” di Dio, in quel frangente, sembra quasi l’inabissarsi della Divinità.

di  Antonio Margheriti Mastino

QUEL VECCHIO CHE SI SENTIVA GIOVANE DAVANTI AL SUO DIO

Salirò all’altare di Dio,

a Dio che allieta la mia giovinezza …

irraggia la tua luce e la tua verità,

esse mi guidino e mi conducano al tuo santo monte, 

e ai tuoi tabernacoli.

Ti loderò sulla mia cetra, o Dio, Dio mio;

Perchè sei triste, anima mia?

Perchè mi turbi?

E ancora: “Nello stesso modo, dopo aver cenato, prese anche questo glorioso calice nelle sue sante e venerabili mani… Questo è il Calice del mio Sangue, della nuova ed eterna alleanza: mistero di fede: che per voi e per molti sarà sparso…

Il canone antico è di una bellezza che ferisce anche tradotto in italiano, ti fa venire voglia davvero di salire tu sull’altare ad avere il privilegio di rivolgerti con queste parole sublimi ed eterne all’Onnipotente. Ripetere tu ciò che nei secoli hanno ripetuto tutti i santi sacerdoti, i martiri, i confessori, i mistici, i dottori della chiesa, i pontefici salendo sull’altare del Sacrificio Supremo. Ripetere ciò che tutti i nostri avi hanno udito per secoli, confermadoli nella fede.

 E’ bello divagare, è umano. Adesso per esempio mi balenano davanti agli occhi due episodi. Uno antico e l’altro moderno; uno fa ridere e l’altro piangere, giusto per rispettare il copione della tv generalista. Si sa che la testa della medusa di tutte le eresie moderniste è quel fenomeno chiamato giansenismo, che cominciò velenosamente a fluttuare nella chiesa già dal Seicento. Quel che venne dopo ne furono soltanto i tentacoli pieni di tossine. I giansenisti una cosa l’avevano capita bene: colpire la liturgia significava aprire il vaso di pandora, cavare via la pietra angolare: tutto il Santo Edificio sarebbe venuto giù collassando fulmineo . Ebbene, nel ’700 l’eresia giansenista era entrata nel vivo e si tenne a proposito un “conciliabolo” di prelati infedeli a Pistoia, appunto il “Conciliabolo di Pistoia”. Che approvò motu proprio diverse riforme illecite, fra cui l’introduzione del volgare anche nella liturgia. Allora un prete filo-giansenista iniziò la sua prima messa in italiano (peraltro sbagliando la traduzione) così:

PRETE:”Mi introduco all’altare di Dio“.
FEDELE RISPONDE:(livornese e toscanaccio maledetto): “Oh tu te basta che un t’introduci ‘a nel mi (c)ulo!!”.

Il popolo quello vero, non quello “sociologico” di cui discettano con sufficienza i teologi modaioli, è sempre reazionario.

L’esempio moderno è meno mordace, ma più struggente. E riguarda la commozione di un giornalista che in piena sarabanda creativa post-conciliare, assiste per caso a una messa antica celebrata quasi clandestinamente da un vecchio e malato francescano. Ne rimase sconvolto: fu l’incontro col Mistero: ne fu convertito. Era il 1969, mentre molti, applauditi da un mondo allora avvelenato di ideologie, celebravano la loro apostasia, un uomo ritornava alla fede davanti alla celebrazione di una messa antica, che era diventata la cosa più bandita della storia della chiesa, dai suoi uomini stessi. Lasciamo a lui la parola, ad Antonello Cannarozzo, parole che mi hanno commosso:

<<La mia “conversione” alla Messa in latino, avvenne più di trent’anni fa quando, come autentici congiurati, alcuni amici mi portarono in un piccolo oratorio nella chiesa di san Girolamo della Carità, qui a Roma, dove un anziano francescano, padre Coccia, davanti a pochissimi fedeli, celebrava l’antico rito. Rimasi subito colpito dall’atmosfera di mistico silenzio, di partecipazione dei presenti e dalla frase pronunciata dal vecchio sacerdote all’inizio della liturgia, “…et  introìbo ad altare Dei: ad Deum qui laetificat juventutem meam”. Quell’uomo stanco e malato per il mondo, davanti all’altare del suo Signore diventava giovane.
Un atto di fede enorme ed un significato metafisico che mi fece capovolgere in pochi minuti tutto il mio bagaglio mentale, le mie idee, le mie certezze e da quel momento, ogni domenica ed ogni festa religiosa, per quanto mi è stato possibile, sono stato presente alla liturgia di sempre nella ricerca, anche per me, oggi alla soglia dei sessant’anni, di essere sempre “giovane” davanti al Signore>>

IL SILENZIO E LA SOLITUDINE DELL’ALTARE

Superata la commozione, torniamo a noi. Posso io ogni volta, davanti un bambino dell’asilo che si crede un gigante spirituale, e che discetta della “comprensione” (di tutto quanto ti passa sotto gli occhi nel Tempio) quale primo e unico definitivo dogma, infallibile e incancellabile come il peccato originale, tirare fuori la “barzelletta” di Sant’Agostino? Del bambino (che poi si scoprì essere un angelo) che sulla spiaggia cerca di mettere con una conchiglia nella buchetta che ha scavato nella sabbia l’immensità dell’acqua del mare? E che quindi, morale della favola, solo un pazzo e un cretino può credere che la sua piccola testolina di… rapa, può contenere da sola l’infinito, indicibile, incontenibile, eterno MISTERO? Mistero di Dio, Mistero di fede!

 Ci sono due aspetti in particolare che ci rendono il senso profondo della messa di sempre: il silenzio e la solitudine. L’altare, prima e durante e dopo il Sacrificio, è avvolto dal silenzio. E dalla solitudine, del celebrante, “Alter Christus”. Ma come, si dirà, la Pasqua e dunque la celebrazione sono “anche un trionfo!”. Certo, sì. Ma è anche il perpetuarsi della passione e morte di Cristo. Che si svolgono nel silenzio, nella solitudine, nel tradimento, nel rinnegamento, nella fuga dei discepoli. Nell’ultima cena Cristo è tradito e venduto da Giuda; nell’Orto degli Ulivi, nella notte che precede il supplizio Cristo è lasciato solo a sudare sangue mentre i discepoli s’addormentano invece di pregare con lui; Pietro nella stessa notte lo rinnega tre volte; nessuno cerca di salvarlo, nessuno gli si offre a sorreggere per un po’ la sua croce (il Cireneo ne è costretto). Nessuno sembra più conoscerlo o riconoscerlo.

Cristo in un attimo di dolore veramente umano, grida a squarciagola al suo Dio, al Padre, il baratro di sventura e solitudine in cui sprofonda inerte. La “solitudine”. La stessa solitudine che in quel momento sull’altare del Sacrificio Supremo, nuovo Golgota, dove davvero e di nuovo irrompe la Passione di Cristo, sperimenta il sacerdote, “Alter Christus”. Il sacerdote è solo sull’altare. E a questa solitudine si aggiunge l’ombra propria della solitudine: il “silenzio”. Sulla collina desolata del Golgota, e prima, nell’Orto, e dopo ancora, nel sepolcro, Cristo è solo e nel silenzio. Il silenzio della sua obbedienza, del calice dell’amarezza, del sudore sanguinolento. È il silenzio dell’impotenza, che per un attimo sembra persino di Dio. “Padre mio, perchè mi hai abbandonato?”. Il “silenzio” di Dio, in quel frangente, sembra quasi l’inabissarsi della Divinità. Ma è anche l’impotenza e la desolazione che deriva dal primo ed eterno “sì” in obbedienza di Maria, accettando questo Figlio che non era per lei: “Stabat Mater Dolorosa…”, sotto la croce. E’ quel silenzio tremendo che avverte sul letto di morte anche la piccola enorme Teresina di Lisieux, quando si lamenta, in quel momento estremo dell’agonia, della “non presenza di Dio”.

 Silenzio. Come stettero zitti i discepoli, Maria, chi volle bene al Cristo uomo e già Messia, tutti quanti: tacquero, si nascosero, impotenti per obbedienza e per viltà, persino impietriti dal dolore e dalla confusione, o perché in definitiva così “dovevano” andare le cose… tutti stettero in silenzio. ASSISTETTERO SOLTANTO, alla passione e morte del figlio di Dio. La stessa ragione per cui alla messa del Sacrificio, i fedeli NON DEVONO PARTECIPARE, MA ASSISTERE. In silenzio. Il silenzio che ammanta il sacerdote mentre compie il Sacrificio di Cristo. E di se stesso.

Ma allora la Resurrezione? E’ un trionfo. Ma è un trionfo vissuto nel nascondimento, da un Dio senza arroganza. Avviene ancora una volta nel silenzio e nella solitudine. Dentro un sepolcro di pietre, di notte, assenti tutti, tranne i soldati chiamati a vegliare l’esterno dell’avello. Alla stessa maniera, nel silenzioso, quasi segreto e oscuro, formulare del sacerdote “Alter Christus” sull’altare del Sacrificio, avverrà la Resurrezione. Nel silenzio e nella solitudine.

Ecco spiegato il perché e il come si sta, si assiste al Santo Sacrificio della Messa. La Messa di sempre. Lontana dal clamore e dal chiasso, dalla frenesia e dalle sindromi di protagonismo, dai microfoni mal regolati gracchianti e stordenti, dal profluvio di fraseologia frigida e dai battimano della messa riformata in stile anni ’70, gli anni più stancamente declamatori, populistici, inutili mai vissuti sulla faccia della terra.

IL MISTERO SACRIFICATO ALLA COMUNICAZIONE. FINTA.

Talora dove è stata celebrata la Messa gregoriana per la prima volta, ho avuto nettissima l’impressione che i molti presenti, fra curiosi e interessati, si siano accostati a questo culto divino, altamente spirituale, drammatico, con lo stesso animo con cui si accostavano alla maggiore liberalità (e pure licenza) della messa riformata. Non ci si può assistere alla Messa gregoriana come si assiste alla messa riformata. E’ successo in qualche prima Messa antica in qualche provincia del Sud.

Io sinceramente mi sono scandalizzato. Ho visto roba che mai e poi mai, nemmeno per un secondo, ho osservata a Roma durante le messe gregoriane. Ma solo nelle messe ordinarie. Sbadigli no, ma parlucchiare in continuo anche durante i momenti salienti del rito, questo sì, anche al cellulare; ma è il meno peggio. Infatti una cosa regolarmente registrata nella messa ordinaria, ma mai a Roma in quella antica: gente, uomini specialmente, che non risponde alle preghiere liturgiche le volte (poche, nella messa antica) che è richiesto, figurarsi se si batte il petto al “Confiteor”; che non si inginocchia mai (è previsto molteplici volte nel rito antico), manco a spezzargli le gambe, nemmeno durante la consacrazione. Mentre alla Trinità a Roma (chiesa dei cattolici che celebrano solo in rito antico) ho visto con i miei occhi gente inginocchiata ovunque, tutti nessuno escluso, anche sul pavimento per chi non aveva il banco, almeno durante la consacrazione; qualcuno si è spinto fino all’eccesso di osare prostrarsi con la fronte a terra, senza che nessuno, del resto, trovasse ridicola la cosa.

Due cose sono certe. La prima cosa che si è smarrita nel più dei casi, negli ultimi tempi, è proprio l’educazione al Culto Divino. E all’Essenziale. A forza di annacquare l’ufficio sacro e lo stesso messaggio cristiano, si è annegato il senso del sacro, del divino, del Mistero nella liturgia. Tutto è stanchezza e sbadiglio, ogni cosa scontata. Si è sacrificato il “significato” alla “comunicazione”; il simbolo evocativo ed esoterico al gesto amicale e sdrammatizzante; l’insondabile al “comprensibile”. Insomma si è umanizzato tutto, come se il culto fosse diretto agli uomini e non ascendente verso Dio solo.

Il “Comprensibile”. Ma la stessa maestà di Dio è solo in minima parte svelata e “comprensibile”: volendo “capire” tutto, non si capisce più niente, ed è così che si sminuisce e stempera all’orizzonte la divinità, il cui mistero, ci spiegava Agostino, mai per intero la nostra mente avrà tanta capienza per accoglierlo totalmente.

La stessa Messa del Sacrificio supremo è diventata la messa della parola, degli sproloqui “sociali”, quando non proprio socialisti, dal pulpito: prova ne sia il fatto che spesso, nella messa riformata, le omelie durano anche 35 minuti, la consacrazione anche solo 2 minuti. Si è smarrito il senso delle cose importanti, non si conosce più cosa è al centro e cosa accanto o sotto; si sono rovesciate anzi le posizioni. Nella Messa antica, il centro era e resta il Sacrificio. L’omelia può esserci o no, e se c’è dura 5 minuti, e non va oltre le Scritture del giorno.

L’altra cosa chiara, è che occorre davvero ricominciare anche con gli ottantenni il catechismo da capo, dalla prima elementare, ma quello vero, duro, scandaloso, che spacca le pietre e gli uomini. Bisogna ricapitolare tutto, reinsegnare tutto, perché tutto è andato smarrito nella nostra memoria di cattolici romani. A volte crediamo che siano la Chiesa, la dottrina, il deposito della Fede ad essere mutati. E non ci accorgiamo invece che qualcuno ha fatto un foro nel nostro cranio da cui son colati via secoli di sapienza cristiana. E siamo noi che non riconosciamo più Cristo nel culto, che abbiamo dimenticato chi era, cosa ha detto veramente, cosa è la Messa. Con questo abbiamo scordato pure chi siamo e chi erano i nostri padri, e cosa per due millenni ha legato una generazione all’altra: la Pietà.

Nella Messa come Sacrificio restiamo legati alla memoria della preghiera di chi ci ha preceduti nella vita terrena, di coloro che per secoli hanno adorato Dio in quel solo modo; abbiamo perduto anche la memoria dei santi e dei martiri, che si sono santificati in essa e per essa si sono sacrificati. La comunione dei santi. Abbiamo smarrito l’idea di Messa come irruzione del Divino ora e subito sull’altare. Abbiamo scordato il Dio potente, eterno e quotidiano. Occorre ricatechizzare. Quando di nuovo qualcuno risulterà scandalizzato dal messaggio di frattura di Cristo, allora vorrà dire che il seme è stato un’altra volta gettato nella terra. Presto darà frutto. Riempendo di germogli intere distese aride come la morte del culto nel cuore dell’uomo.

 Che a dirla tutta, qua il problema non è manco più la liturgia antica e la liturgia nuova, perché ormai è un dato che la liturgia nuova, come corpo omogeneo, non esiste più. Semmai ci sono tantissime liturgie, a secondo della nazione, della regione, della sensibilità del vescovo, dell’ideologia del parroco, dall’ignoranza tirannica dei gruppi laicali sindacalizzati, a secondo dell’umore, del tempo, del telegiornale del giorno, dell’età dei presenti, a secondo di tutto meno che di Dio. E talora si ha l’impressione che, per liturgia “riformata”, molti intendano quel termine proprio nel senso di riforma luterana. Qui c’è la liturgia di sempre, quella gregoriana, contro il tutto e il nulla, contro l’arcipelago creativo semper reformandum est, dove la liturgia oltre ad essere sempre in fieri è anche l’ultimo pensiero del clero socialmente utile.

 LA GENTE NON DEVE CAPIRE, MA ADORARE

LA GENTE NON DEVE PARTECIPARE, MA ASSISTERE

 Dopo una prima messa gregoriana, un signore piuttosto informato, di sicuro tradizionalista, comizia a un gruppo di fedeli un po’ smarriti: spiega loro cose che dovrebbero essere normali da almeno 1.300 anni, ma che dalle facce inebetite dalla novità della scoperta dell’acqua calda, ti rendi conto non lo sono più. Questo rigoroso cattolico è preciso, spiega ineccepibilmente e con passione e mimica tutta meridionale l’evento Sacrificio della Messa. Soprattutto, si sofferma sulla figura del sacerdote rivolto di spalle, quale Alter Christus. “Il sacedote è rivolto di spalle ai fedeli, perché pone il cuore e l’attenzione ad Oriente, verso Dio. Ha quasi quasi il compito, quale mediator Dei, di introdurre, guidandolo, il popolo alle sue spalle verso la Divinità… Sia mai si pensasse che il sacerdote si deve rivolgere al popolo durante la messa come fosse il destinatario delle formule… come di fatto sembra avvenire nella messa nuova”. A quel punto interviene un suo interlocutore, con la barba e l’aria un po’ sofferta da insegnante ulivista, che non lo contraddice, ma introduce un concetto pericoloso, che nasce più dall’ignoranza che non da influenze protestanti. Dice: “Ma se vogliamo il prete e il popolo sono un tutt’uno, sono un unico popolo di Dio che condivide e concelebra il culto… c’è come un sacerdozio di tutto il popolo di Dio”. Lo dice inconsapevolmente, ed eccettuata la logica del sacerdozio d’ogni cattolico col battesimo (che nulla ha a che fare con la Messa del Sacrificio), introduce concetti che prima ancora d’essere protestanti e luterani, demoliscono e rendono inutile, uno spreco, la figura del sacerdote consacrato.

Due anziane signore: “La messa in latino [sic!] è bella, ma io non scambierei la messa in italiano con niente. La gente deve capire quello che si dice, e qui io non capisco. Io non ci ritornerò più a questa messa!”. Volevo domandare cosa veramente capiscono della formulazione italianissima della messa anni ’70. Se veramente capiscono quella asettica talora sospetta fraseologia che nasce non da secoli di sapienza cristiana, ma dalle nebbie delle menti di teologi luterani senza più speranza cristiana, e come dimostreranno di lì a poco con veri dubbi di fede.

La “gente deve capire”, dice. No, la gente non deve “capire” una mazza durante la messa. La gente deve stare zitta e ferma. La gente non deve “partecipare” o addirittura “concelebrare”. La gente in chiesa non è “gente” ma fedeli! E questi fedeli devono solo ASSISTERE. E assistendo muti, devono solo adorare. E’ la ragione per cui, nella messa antica, era consentito al fedele, nelle parti orali del rito che spettano solo all’Alter Christus, di recitare silenziosamente il rosario. Zitto, il fedele ASSISTE: anzitutto perchè le formule di consacrazione che il sacerdote recita, “submissa voce”, sono scambiate solo fra il Mediator Dei, che solo si carica il peso del popolo fedele (ecco anche uno dei significati del manipolo) e Dio, anzi fra l’Alter Christus e Dio. Solo, il sacerdote solo, perché solo Gesù parla e istituisce l’eucarestia nell’ultima cena. Solo vive il terrore, la passione, la morte e la resurrezione. Solo, perché solo a ciascuno dei discepoli, singolarmente, concede dopo la sua morte che vince la morte, d’essere Alter Christus, davanti l’altare di ogni ultima mistica cena e di immolazione.

Capire”, mi si dice. Non si può capire, non si deve osare capire. Il cuore soltanto deve comprendere essendo in quei momenti rivolto a Dio, “coram Deo”. O comunque vi si deve partecipare (visto che insistete!) con tutti e cinque i sensi, non solo con il cervello. Chi assiste al Sacrificio Supremo non deve “capire”, deve anzi restare ammutolito e fermo, ASSISTERE inerte, sbigottito, col tumulto nel cuore. Deve credere e adorare. Si ASSISTE soltanto: perché neppure alle ore di passione di Cristo, alcuno “partecipò”; neanche davanti al Golgota in diretta, allora, nessuno del tutto capì; neppure trascorsi gli eventi ancora “capirono” e anzi la loro fede vacillò di più. Il terrore prese lo stesso posto della “comprensione”. Neppure Pietro capì di cosa sino ad allora si era parlato, cosa veramente Cristo aveva detto. Nessuno capì, popolo di peccatori, umanità decadente senza cognizione della propria redenzione.

E infatti, fu, quella, notte oscura di tradimenti, di silenzi assordanti, di solitudine, di sudore di sangue, di indifferanza, di fughe, di viltà, di rinnegamento, di peccato e di pentimento, di suicidi. Di impotenza e di oscurità. Di solitudine. Nessuno stette al suo posto, nessuno si fece avanti, nessuno capì davvero. Tommaso volle metterci anche dopo il dito, perché non aveva capito manco lui. Tutti, i discepoli in primis, e Giovanni e Maria e gli amici di Gesù, chi insomma gli era vicino, nessuno “partecipò”; ognuno invece “assistette”. Inerte, muto, impotente. ASSISTONO. Non “capiscono”, non completamente almeno.

Il Sacrificio stesso fu sì fatto da altri, dagli infedeli, ma paradossalmente sembrò (e così era) che Cristo stesso se ne incaricasse, e difatti egli stesso lo annuncia: quasi un consapevole auto-sacrificio. Sì, perché Egli accetta consapevolmente, va incontro da solo alla volontà del Padre sapendo qual è. Si carica da solo, sulla viva carne, il peso di una umanità ancora irredenta, del “popolo”, che fin lì non ha “capito”: ha visto e non ha “capito”. Come non potranno “capire” (mai!) veramente il Sacrificio della Messa. È lo stesso motivo della solitudine e del silenzio (submissa voce) del sacerdote sull’altare, dell’Alter Christus che sacrifica se stesso nell’eucarestia. E’ la ragione del Mediator Dei che nella messa di sempre da solo e silenziosamente, si rivolge al Padre, assumendosi da solo il peso del popolo di Dio, che non potrà aiutarlo in alcun modo. Assisteranno soltanto i fedeli, come i discepoli assistettero senza partecipare, alla passione. Col manipolo l’Alter Christus asciugherà il sudore di sangue della lacerante fatica della sequela di Cristo, d’essere Lui fino alla morte e alla morte di croce, sino alla resurrezione silenziosa e segreta, discreta come il Dio dei cristiani, il nostro silenzioso Dio. Tutto è Mistero. Tutto è Grazia.

Per tutte queste cose i fedeli non devono “capire” né “partecipare”. Avranno invece l’obbligo solo di assistere, stando in silenzio, coram Deo, adoranti, impotenti. Salvi! Ma occorre si affidino cuore e intelletto, tutti, al Mediator Dei, all’Alter Christus. Non tentino di “capire”: non capirebbero comunque. In ognuno di noi c’è sempre un po’ di Giuda il traditore, del Pietro rinnegatore che non aveva capito niente, del Tommaso che non crede se non vede anche se ha assistito al compiersi della profezia. In tutto questo la Messa di sempre è altamente istruttiva, profondamente spirituale, immensamente fedele allo svolgersi dei fatti nei dintorni del Golgota. Perché è principalmente Sacrificio. Qualità che la declamatoria e chiassosa, logorroica e “svelata” messa anni ’70 non ha più. E anzi, devia il fedele più che indirizzarlo rettamente.

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111 comments on “Alla Messa non si “partecipa”. E non si deve “capire”.

  1. Io la Messa la voglio capire e sono contentissimo di capirla!!Chi ha scritto queste cose non ha capito nulal della Messa,non conoce la tradizione più antica.E’ finità òìepoca del non capire,dell’assistere e della gente che ecitava il Rosario mentre il prete si diceva la sua Messa sull’altare.

    • Con tutta la sua buona volontà non sembra che lei poi abbia capito tanto. Inoltre la recita del rosario era consigliata dalla chiesa durante il sacrificio. Ma prendiamo atto che lei vuole “capire” il Mistero. L’unica cosa che capiamo noi è a che livello di superbia si è giunti.

    • beh… visto che vuole capire tutto… mi può dire se ha capito il mistero della Trinità? E in caso me lo spiega? Si capisce usando i sensi, non solo il cervello, guardi cosa succede sull’altare, ascolti pure il canto gregoriano… e soprattutto non si chiuda come un “ebete” alle cose che nemmeno conosce!
      Provare per credere… Tommaso non si sà se ha messo il dito nel costato… ha visto, questo si conosce!

    • Mi perdoni ciamplacia, se Gesù ci ha detto che Egli rivelerà il Padre solo a chi vorrà Lui, come può pretendere di comprendere la Messa, il Divino Sacrificio della Croce di fronte al quale i più grandi Dottori e Padri della Chiesa si sono “spaccati” la testa senza mai dare delle risposte definitive?
      Se perfino san Tommaso d’Acquino, che metteva la testa nel Tabernacolo, di fronte al Mistero contemplato non riuscì ad esprimere parole per spiegarlo lasciando inconclusa la Summa Theologica….
      ci dica, come può lei pretendere di capire la Messa?
      E a lei le basta girare l’Altare verso il popolo, pregare nella sua lingua, partecipare ad una Messa del BOTTA E RISPOSTA per capire il Mistero celato?
      E’ finita l’epoca del NON CAPIRE? mi perdoni, ma lei conosce i SANTI? conosce santa Caterina da Siena? santa Brigida di Svezia, san Filippo Neri, san Montfort, santa Teresina, ecc? Certo che per essere diventati ciò che sono vivendo in epoche in cui NON SI CAPIVA NULLA, vien quasi la nostalgia di ritornare a quella sconfinata IGNORANZA….
      Se lei ce l’ha poi con il Rosario, si legga il Segreto Ammirabile del Rosario del Montfort, poi magari ne riparliamo, è stato molto profetico riguardo ad affermazioni come le sue…
      Ho timore di fronte alla sua comprensione della Messa, ho timore di fronte a cotanta superbia….

    • ma per favore! Commentiamo con slogans da corteo sindacale ?
      Ma cosa vuoi capire durante la Messa?
      Puoi capire PRIMA, e DOPO, la Messa. Non certo DURANTE.
      Se pretendi di definire Dio, indefinibile per definizione, hai veramente molto da capire ancora, ma non a proposito della Messa.
      A’ Mastino! E qui urge una modifica per la registrazione: prima occorre inserire un test di IQ.

  2. Tra l’altro non è esatto chiamare la Messa Tridentina,Messa Gregoriana tra il Sacramentario di San Gregorio Magno ed il Messale Tridentino ci sono delle differenze notevoli.E’ molto più gregoriana la Messa di Paolo VI

      • Caro Antonio lei sa poco di liturgia antica e moderna.Le consiglio di ritornare al catechismo della prima comunione.
        Lei auspica il ritorno alle forme di devozione individualistica e privata di prima del Vaticano II come Il Rosario o le novene durante la Messa le quali sorsero proprio quando il popolo percepì di essere poco più di una comparsa all’interno della Messa e sviluppò appunto le devozioni private.Ma la Messa non è una devozione privata ma comunitaria e recitare il Rosario mentre il Sacerdote celebra la sua Messa sull altare è proprio il segno di una individualizzaione della Messa chesi sviluppò proprio in seguito alla perdita del senso comunitario dell’Eucarestia.

        Non cosi era nei primi secoli le consiglio la lettura della prima apologia di San Giustino Martire.Leggendo questi scritti si può comprendere cosa era l’assemblea cristiana nella Chiesa delle origini.I primi cristiani non si sarebbero mai sognati di recitare il Rosario o di fare le novene duramte il Sacrificio della Messa.Tra l’altro evidentemente non ricorda bene neanche il Concilio di Trento
        il quale,nel contesto della controriforma si è seriamente preoccupato della partecipazione non dell’assistere dei fedeli, usando le belle espressioni bibliche, che «le pecore di Cristo non abbiano a soffrire la sete e i piccoli non debbano chiedere pane e non avere alcuno che glielo distribuisca».Per questo il Concilio di Trento dava mandato ai pastori e a coloro che hanno cura d’anime di “SPIEGAREdi frequente, viene letto» (Sessione XXII, 17.9.1562, cap. VIII).

        Evidentemente lei non ricorda o finge di non sapere o ricordare anche quanto diceva Pio XII nella Enciclica Mediator Dei su questo tema:
        DALLA MEDIATOR DEI DI PIO XII

        “La partecipazione dei fedeli”

        È necessario dunque, Venerabili Fratelli, che tutti i fedeli considerino loro principale dovere e somma dignità PARTECIPARE al Sacrificio Eucaristico non con un’ASSISTENZA PASSIVA, negligente e distratta, ma con tale impegno e fervore da porsi in intimo contatto col Sommo Sacerdote, come dice l’Apostolo: «Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù, offrendo con Lui e per Lui, santificandosi con Lui»….

        È necessario, Venerabili Fratelli,SPIEGARE chiaramente al vostro gregge come il fatto che i fedeli PRENDONO PARTE al Sacrificio Eucaristico non significa tuttavia che essi godano di poteri sacerdotali”.

        Di questi tempi tutti pseudolituirgisti!!Ma mi faccia il piacere!!Anzi mutuando una battuta del grande Totò le dico:

        SI INFORMI!!

        FORSE LEI VOLEVA ESSERE PROVOCATORIO MA E’ UNA PROVOCAZIONE DI BASSA LEGA!

        :

        • Ciamplacia…. vedo che lei ce l’ha a morte col ROSARIO, mi chiedo perchè tanta allergia…
          le rammento che il Rosario NON è una devozione “individualista” il Rosario si può dire in forma privata quanto comunitaria, si legga la Marialis Cultus di Paolo VI…..
          è vero che prima del Concilio molte persone dicevano il Rosario durante la Messa, ma non per questo lei può penalizzare il Rosario gettandolo nel cestino…
          Paolo VI sulla scia di Pio XII, ma anche di Leone XIII e di san Pio V definisce il Rosario LA REGINA DELLE DEVOZIONI… nonchè sulla scia di Giovanni Paolo II che ha fatto del Rosario in pubblico una vera liturgia di popolo…
          Il Rosario comunitario ha in sè una forma liturgica propria attraverso la MEDITAZIONE DELLA PAROLA nell’annunciazione del Mistero, ed è PREGHIERA nelle formule che lo compongono compreso l’Inno del Gloria alla Santissima Trinità…
          Benedetto XVI è andato due volte a santa Maria Maggiore per dire il Rosario in forma pubblica, dandogli una immagine liturgica propria, un incontro COMUNITARIO nel quale il popolo di Dio si è riunito per ascoltare la Parola e per Pregare…
          Senza dubbio che nessuno è obbligato a dire il Rosario, ma chi non vuole dirlo non ha alcun diritto di denigrarlo, specialmente se cattolico… nè ha alcun diritto di porre il Rosario e la Messa uno contro l’altro…
          NON SI SEPARA LA MADRE DAL FIGLIO!
          Non esiste alcun Documento o alcuna Norma che VIETI di dire il Rosario durante la Messa, è invece più semplicemente richiesto di non farlo per non distrarsi dal rito…ma anche questo termine fu corretto da Giovanni Paolo II: il Rosario NON DISTRAE IL FEDELE DALL’EUCARESTIA, al contrario, Maria aiuta il fedele a COMPENETRARE più profondamente nel Mistero che si sta celebrando, Maria è DONNA EUCARISTICA….

          Diceva l’allora cardinale Ratzinger nell spirito della Liturgia:
          In che cosa consiste, però, questa partecipazione attiva? Che cosa bisogna fare? Purtroppo questa espressione è stata molto presto fraintesa e ridotta al suo significato esteriore, quello della necessità di un agire comune, quasi si trattasse di far entrare concretamente in azione il numero maggiore di persone possibile il più spesso possibile. La parola «partecipazione» rinvia, però, a un’azione principale, a cui tutti devono avere parte.
          - La prima forma di partecipazione alla Messa E’ L’ADORAZIONE A DIO…-

          Senza dubbio che esiste LA PERTECIPAZIONE del fedele alla Messa, ciò che va chiarito è cosa si intende per ATTIVA…
          un malato nel suo letto di ospedale che segue la Messa alla TV non starà forse PARTECIPANDO ATTIVAMENTE unendo le sue sofferenze a quelle del Cristo? ^__^
          la Messa NON E’ UNA RECITA, non è recitazione, non è teatralità… l’attivsmo richiesto al fedele è quella dei BATTITI DEL SUO CUORE…è quella della sua sofferenza da unirsi all’offerta che il Sacerdote compirà sull’Altare… la nostra partecipazione è un unirsi come facevano i SANTI prima del Concilio…la nostra partecipazione attiva deve essere un ENTRARE dentro il soprannaturale che si sta vivendo e questo lo si fa ADORANDO, non svolgendo un attivismo…

        • ho capito tutto!
          Ciamplacia è uscita da un Istituto di scienze religiose.
          Sono gli unici luoghi dove si propalano ancora certe fole.
          Gli unici luoghi in cui La Madre di Dio non è considerata né Immacolata né Vergine. In cui l’aborto è giustificato e il celibato dei Sacerdoti riprovato.
          Se vuoi insegnar religione (con la r minuscola) di lì devi passare.
          Poi ecco i risultati.

  3. Ho letto l’articolo suggeritomi da lei e confermo la mia opinione.Sono le solite cretinate dei Tradizionalisti.Scemenze senza fondamento storico.Chi dice questo ignora la vera Tradizione della Chiesa e le istanze della riforma liturgica.Conosco la Messa Tridentina per avervi partecipato qualche volta ma mi creda mi ha fatto ringraziare lo Spirito Santo di aver suscitato il Vaticano II e la riforma liturgica.Menomale veramente che c’è stata la riforma liturgica!!Vi rispetto e rispetto la Messa Tridentina ma dovendo scegliere fra le due forme non ho dubbi:Molto meglio la Messa di Paolo VI.

    E’ questione di gusti ma non capisco come si possa preferire la Messa Tridentina!!Per chi conosce un poco la Tradizione più antica della Chiesa il confronto con la Messa Tridentina fa comprendere immediatamente come fosse necessaria la riforma.Basta solo confrontare lo spazio che viene dato alla Parola di Dio,al senso comunitario,al dovuto spazio che la nuova Messa da al popolo di Dio,popolo sacerdotale,popolo santo,esiguo nella liturgia Tridentina.Comunque contenti voi!!

    • Del resto il suo furore ideologico non può essere imputato, fortunatamente, allo Spirito Santo. Le sue parole hanno la stessa spocchia dei professoroni di teologia che a quei tempi, si “preoccupavano” di quel popolo fedele che disprezzavano, e che non poteva “capire” quelle secrete cose che solo loro per diritto divino potevano capire. La differenza fra il popolo fedele e loro era che gli uni sapevano usare il cuore, gli altri (i frigidi cattedratici) solo la testa. La costestazione subito dopo al papa, alla dottrina, l’iconoclastia vera e propria venne da questi signori, che, come lei, avevano “capito” tutto. Fortunatamente adesso son rimasti in pochi, e sempre meno saranno dal momento che hanno tutti i capelli bianchi. L’amore per la santa tradizione della chiesa cresce ogni giorno, ed è fatta di giovani. Lei sa benissimo che il futuro della chiesa saranno questi. Il suo livore, il suo liquidare tutto come “cretinate”, altro non è che la sensazione dell’accerchiamento. E di una storia che finisce. Quella della quale lei si erge fra gli ultimi alfieri saturi di ideologia. La messa di Paolo VI? BEN VENGA, PER CHI LA VUOLE: PURCHè RETTAMENTE E RISPETTOSAMENTE CELEBRATA.

      • Caro Antonio mi fa sorridere la sua accusa di furore ideolgico dopo quello che si legge su questo blog.Ma quale spocchia!!Ma se lei se ne esce con queste stupidaggini cosa si aspetta?E su sia ragionevole!Lo sforzo di quelli che lei chiama con grande pressappochismo”professoroni”non disprezzavano affatto il popolo di Dio ma lo hanno voluto finalmente riammettere ad una piena e consapevole partecipazione come era nella Chiesa primitiva e come non è più stato per secoli.Tantopiù che i “professoroni”come li chiama lei la Messa Tridentina l’hanno celebrata per anni anzi per decenni come i Vescovi i i Papi che hanno fatto il Vaticano II.La conoscevano bene meglio di lei e di me invece sembra che siate gli unici a capirla e a conoscerla.
        Chi ha riformato la liturgia dopo il Vaticano II conosceva benissimo la liturgia Tridentina e la situazione della Chiesa
        pre Conciliare la quale non era certo idilliaca come si vorrebbe far credere.Cosa ne sa poi lei del cuore dei cattedratici?E della testa del popolo?Per quella che è la mia esperienza è proprio il popolo più semplice che non rimpiange affatto la Messa Tridentina ,il latino etc.E’ felicissimo della Messa in italiano e di poter finalmente capire caro amico.E’ bello che la santa Tradizione sia amata ma faccia attenzione a non cadere nella IDOLATRIA di un Messale,quello di Pio V, che di certo non è sceso dal cielo.La Tradizione va bene ma quando è ben intesa e compresa e quando è quella della Chiesa non quella intesa da certe persone che ne fanno una DIVINITA’assomigliando in un certo sensa Lutero che parlava di “sola scriptura”rigettando tutto il resto.Anche perchè sia il Vaticano II che la riforma liturgica hanno recepito la Tradizione precedente non l’hanno negata anche se si strumentalizza continuamente il discorso del Papa del 2005 approfittandone per rinchiudere tutto nel concetto di ermenutica della rottura e di spirito del concilio andando oltre le intenzioni del Papa.
        Voi tradizionalisti pensate di essere i depositari della tradizione ma equivocate il termine stesso di tradizione che non significa quello che pensate voi.

        Circa il futuro della Chiesa lasci fare a Dio e circa la forma straordinaria del Rito Romano,se fossi in lei,non mi farei eccessive illusioni.Per parte mia ritengo che con il tempo la forma straodinaria avrà sempre meno seguito anzi già adesso mi sembra che ne abbia pochissimo e tutta questa corsa non la vedo ,almeno dalle mie parti.Lei afferma che sarà il futuro non so su quale base.A meno che non abbia poteri medianici mi sembra più che altro un suo pio desiderio,francamente ci credo poco che sarà come dice lei.
        Non ho nessun livore ho solo letto cose che ritengo sbagliate,se lei ha argomenti da contrapporre lo faccia non esamini i miei stati d’animo.

        La Messa di Papa Paolo VI non ha bisogno del suo consenso le ricordo che è la forma ordinaria del Rito Romano che normalmente si deve celebrare nelle parrocchie.Merita rispetto indipendentemente da chi e da come viene celebrata.

        Se proprio vuole conoscere il mio pensiero mi auguro che che il successore di Papa Benetto XVI riporti la Messa Tridentina alla situazione di Giovanni Paolo II e cioè sotto il controllo dei Vescovi veri responsabili della liturgia nella Diocesi.L’attuale situazione fomenta anarchia,disordini
        e scavalca i Vescovi dando un potere assolutoi gruppetti di richirdenti Messa i quali spesso non appartenendo alla parrocchia e a volte neanche alla Diocesi non si integrano nè si identificano nella comunità parrocchiali o diocesane.

        Guardi certi attteggiamenti danneggiano la causa che volete portare avanti

        .

        • Mi scusi, caro signore, ma non crede che sia il caso che lei, invece di occuparsi di liturgia ed ecclesiologia, torni a ripassare un po’ la sintassi e la punteggiatura, su cui lei pare avere preoccupanti lacune?

          • E beh si caro Signore non mi interessa della punteggiatura e della sintassi.
            Non siamo a scuola e lei non è il mio professore che deve mettermi il voto.
            Quello che volevo dire credo si sia capito bene.Meglio dire cose sensate in un cattivo italiano che fesserie in un italiano impeccabile.

          • Guardi, non me ne stupisco affatto che lei, in nome del pressapochismo, non badi alla più elementare educazione di scrivere in italiano corretto, vista l’anarchia da lei propugnata: La Santa Messa celebrata alla “come cazzo ce pare”, coi preti in bandana arcobaleno che battono le mani e le ballerine scosciate. D’altronde, l’importante è che “il popolo capisca”, vero?

            Si riveda un po’ quali sono i frutti della sua interpretazione del concilio, ahimé decisamente travisato ( http://www.unavox.it/FruttiPostconcilio/SommFruttiConcilio.htm ) e ci ripensi su. Dopotutto, la Divina Misericordia non ha limiti.

  4. Quante Messe a cavolo ci pare ha visto? Io ne ho visto poche,la maggioranza dei Sacerdoti che conosco celebra dignitosamente.Quanto agli abusi,che io non nego,ha visto ho messo le virgole,le dico che c’è molta demagogia perchè ci sono sempre stati
    e non è certo una novità moderna o colpa del Vaticano II o della riforma liturgica.
    Se ne vuole una prova legga l’opuscolo di Sant’Alfonso Maria dei Liguori intitolato:
    “La Messa e l’officio strapazzati” è del settecento.Si acorgerà che gli abusi si commettevano anche in passato e con il Messale Tridentino.

  5. Veramente, non poche Messe in forma ordinaria che ho visto presentavano abusi liturgici, ad esempio abominevoli e melensi canti alla chitarra, battimani, sproloqui del sacerdote anche al di fuori dall’omelia, et coetera.

    Viceversa, ho assistito a un solo caso di abuso liturgico in una Messa secondo la forma straordinaria del rito romano (tra l’altro ad opera di un prete non in comunione con la Chiesa).

    Può darsi che in passato vi si verificassero anche abusi, ma ora non siamo più nel Settecento, e c’è oggi una maggiore attenzione verso la Liturgia e la Messa, specie da parte dei gruppi tradizionalisti.

    • Caro amico,mi spiega perchè cantare alla Messa con la chitarra oppure battere le mani o,come dice lei,fare sproloqui sarebbero abusi?In cosa consisterebbero questi l’abusi?

      Per me gli abusi sono quelli che offendono il Signore ma le chiedo, queste cose ,se fatte bene e con buon senso,in quale modo offendono il Signore?

      Suonare la chitarra meglio possibile?O battere la mani nel momenro opportuno ed il fatto che il Sacerdote cerchi di spiegare qualcosa che forse non è chiaro,in quale modo offende il Signore?

      Se ci si mette nell’ottica del “legalismo” e della rigidità tutto diventa abuso e si corre il rischio di scadere nel giansenismo.Badi bene,non è che io sia per il lassismo.Penso solo che in medio stat virtus,la verità sta nel mezzo.Ci sono situazioni pastorali che richiedono la chitarra e la spiegazione.Non credo che un Sacerdote faccia a cuor leggero un abuso o voglia offendere il Signore.Io sono convinto sempre della buona fede dei Sacerdoti e ogni cosa,anche se ci può sembrare strana o infastidirci,viene fatta sempre motivata dal bene delle anime.Anche il peggiore dei Sacerdoti non farebbe mai qualcosa di male nella Messa per danneggiare le anime a lui affidate,questo lo credo profondamente.

      A proporsito del canto conosco già l’obiezione preconfezionata dei tradizionalisti,mi aspetto che mi risponderà che il canto liturgico per eccellenza è il canto Gregoriano.Certamente il Canto Gregoriano è un grande dono alla Chiesa e per parte mia lo adoro,ma è vero anche che
      malgrado la Chiesa raccomandi e auspichi l’uso del Gregoriano e dell’organo è anche vero che non esclude altre forme di canto
      e altri strumenti purchè approvati dalla Chiesa.Il Canto Gregoriano è bellissimo ma,purtroppo,un limite pastorale che non coinvolge l’assemblea.Nel senso che è solo la schola Cantorum a cantare ed il Sacerdote mentre l’assemblea non canta.Se in certi casi si usano strumenti diversi dall’organo è per fare si che anche il popolo canti non per offendere la liturgia.Questo rientra sempre nel concetto di partecipazione consapevole del popolo di Dio.La musica nella liturgia è fondamentale.
      Anche il popolo,in quanto soggetto attivo deve partecipare al canto liturgico in modo corale.Mi creda quando questo riesce è bellissimo.L’organo poi è uno strumento più difficile da usare più facilmente invece si può imparare la chitarra essendo alla portata di tutti.Il canto nella liturgia è importante perchè è una forma di lode.
      D’altronde le ricordo quanto dicono i Salmi:

      SALMO 150

      Lodate il Signore nel suo santuario,
      lodatelo nel firmamento della sua potenza.
      2 Lodatelo per i suoi prodigi,
      lodatelo per la sua immensa grandezza.
      3 Lodatelo con squilli di tromba,
      lodatelo con arpa e cetra;
      4 lodatelo con timpani e danze,
      lodatelo sulle corde e sui flauti.
      5 Lodatelo con cembali sonori,
      lodatelo con cembali squillanti;
      ogni vivente dia lode al Signore.
      Alleluia !!

      In questo salmo si invita a lodare Dio in tutti i modi e strumenti.Che male c’è quindi se si cerca di lodare Dio anche con la chitarra per coinvolgere maggiormente il popolo e spingelo a cantare?Fare questo non significa negare il valore del canto gregoriano nè è un abuso ma solo una necessità pastorale di non vedere il popolo,ancora una volta spettatore passivo.

      • Sia più breve. Se la messa antica non le piace, non ci vada. Non c’è ragione di ricamarci teoremi infiniti. Chi ci va, giacchè si è agli inizi, ha bisogno di parlare, spiegare, diffonderne le ragioni: e ci lavora su. E lo capisco. Ma questo fiume di parole per dire che non ci si vuole andare proprio non lo capisco. Crede di poter convincere qualche cattolico,a al quale la messa antica piace, a cambiare idea? Nessuno nella chiesa è più determinato di questi. E allora: diamoci un taglio!

        • Gentile Signore io scrivo come mi pare e piace se quello che dico le da fastidio non mi legga.Io non voglio convincere nessuno espongo le mie idee e non mi lascio certo zittire da lei o da chicchessia!
          Questo è un blog libero si o no?Se ha qualcosa da rispondere lo faccia.Dice di essere determinato?Determinato a cosa?Non stiamo mica facendo la guerra tra le Messe?Se lei ha questa intenzione è fuori strada e sta disattendendo il Summorum Pontificum.

          Stia tranquillo non voglio convincerla a lasciare la “Messa di sempre”!!

          • E parli o stia zitto, faccia come le pare. Benchè io sia l’editore del sito (sfidando l’arcigno webmaster, che la pensa diversamente), sono contro la censura, salvo quando non si scivoli sull’insulto o le offese al Santo Padre (a salire). Buon proseguimento.

          • Gentile Sig Mastino se mi spiega quando avrei offeso il Santo Padre le sarei grato!!

          • A ciabatta! mi sa che hai sbagliato sito.
            Del resto di siti catto-idioti ce ne sono sempre meno.
            Ma ti è rimasta Famiglia Cristiana. Ecco leggiti Famiglia Cristiana, se non vuoi farti il sangue marcio, perchè mi sa che su Internet, di trippa per gatti ce n’è poca.

  6. Circa gli abusi nella liturgia Tridentina se ce ne sono pochi è perchè le Messe Tridentine sono poche e sono celebrate da gruppi preparati composti da persone selezionate apparteneti a gruppi tradizionalisti.Ma se la Messa Tridentina si celebrasse in tutte le parrocchie,
    specie in quelle di periferia dove il livello culturale è basso,dove ci sono bambini,persone di ogni tipo e risma vedrebbe come ci sarebbero abusi.Se la Messa Tridentina ridiventasse la routine ci sarebbero abusi eccome!!Ho sentito racconti di Messe Tridentine da alcuni anziani che erano un vero e proprio guazzabuglio.Latino storpiato e dialettizzato,persone che entravano in Chiesa giusto per prendere la comunione e poi riuscivano,novene,rosari durante la Messa etc.

    Si ricordi poi che i gruppetti attuali di Messa Tridentina sono composti da persone quasi sempre di livello culturale e sociale alto,quindi da persone selezionate,particolari,diverse dal fedele comune.Inoltre i gruppetti hanno tutto l’interesse di dimostrare che la Messa Tridentina è migliore di quella del 1969.

    Il fatto che la Messa Tridentina sia oggi,sostanzialmente un eccezione e non la normalità
    delle parrocchie la carica di un significato fa si che sia celebrata con un attenzione che prima del Vaticano II non c’era.Ma se diventasse la regola riapparirebbero non solo i difetti di una volta,ma anche gli abusi perchè quello che non ha compreso lei è che gli abusi non nascono dal Messale ma dalle persone.

    • Questo è vero, ma da parte dei tradizionalisti non si chiede tanto di imporre a tutti la Messa secondo la forma straordinaria, bensì di far sì che tutti i fedeli che la richiedono possano accostarvisi, il che non è scontato, vista l’opposizione, priva di construtto e di fondamenti, che viene mossa da numerosi vescovi, sacerdoti e fedeli, contro alla stessa volontà del Santo Padre.

      Allo stesso tempo, si chiede però che anche la S. Messa nella forma ordinaria, proprio perché non è una Messa “minore” ma è altrettanto degna, sia celebrata con la medesima attenzione e cura, quanto meno da parte dei sacerdoti. Si vedrà che se i sacerdoti e il coro per primi vorranno proporre questo amore e questo rispetto per la Santa Messa, a prescindere da popolarizzazioni grossolane o antiestetiche, anche il popolo li seguirà.

      Ricordiamoci, inoltre, che oggigiorno molte più persone hanno avuto un percorso di studi superiori e quindi hanno una dimestichezza quantomeno scolastica con la lingua latina. Così come, riducendosi la frequenza delle Messe, in questa società secolarizzata, a una minoranza, questa dovrebbe essere quindi più preparata e attenta della media.

      • Andrea la leggenda metropolitana della messa antica solo per elite e il “latino solo per pochi”, è un luogo comune ideologico e preconfezionato tipico di certo progressismo anni ’70 (ma che permane nei nostalgici). Che altro non è che il riflesso del loro snobismo, che è così “democratico” da considerare sempre il “popolo” nè più nè meno che una bestia da soma, sordida e ottusa. Al massimo da strumentalizzare nelle fabbriche e portarlo all’ammasso della rivoluzione. Un popolo che, va da sè, proprio come i vecchi notabili liberali dell’italietta nittiana, non solo non conoscono, ma del quale ne provano intimamente ribrezzo. I “democratici”…. Infatti, ha ragione Renato Farina, nella mia intervista: “All’improvviso, dopo duemila anni, con la riforma liturgica, avemmo la sensazione e poi la certezza che ci stessero trattando da cretini”.

        • Caro Andrea per me ci sono diversi problemi a diversi livelli. Secondo la mens di Papa Paolo VI il nuovo Messale del 1969 doveva sostituire quello del 1962 non convivere con esso.
          Basta ricordare il famoso discorso tenuto ad un Concistoro del 24.05.1976.Non so se lo conosce vorrei ricordarle uno stralcio:

          “Il nuovo Ordo è stato promulgato PERCHE’ SI SOSTITUISSE ALL’ANTICO,dopo matura deliberazione,in seguito alle istanze del Concilio Vaticano II.Non diversamente il nostro santo Predecessore Pio V aveva reso obbligatorio il Messale riformato sotto la sua autorità, in seguito al Concilio Tridentino”.

          Caro amico c’è un problema di fondo! La sua intenzione, di Paolo VI, non era, come ho detto,di conservare due forme dello stesso Rito Romano ma che il nuovo sostituisse il vecchio .E’ vero che
          il vecchio non fu mai abrogato ma fu perchè si voleva venire incontro ai Sacerdoti più anziani come Padre Pio che con più difficoltà si sarebbero abituati al nuovo Messale. Ma certamente Paolo VI non pensava a due forme che dovessero convivere ma ad una sola forma del Rito Romano per tutti quella approvata nel 1969.A me il Summorum Pontificum sembra la sconfessione di Papa Paolo VI. Mi chiedo cosa dovesse succedere se un domani qualche successore di Papa Benedetto XVI dovesse sconfessarlo abrogando il Summorum o il Messale del 1962?

          Si parla di discontinuità,di rottuara ma in effetti il Summorum mi sembra un atto che si pone in discontinuità con il Magistero di Paolo VI.

          Carissimo l’opposizione dei Vescovi e del popolo di Dio è fondata e la prego a non respingerla per partito preso ma a fare uno sforzo di comprensione perchè ha delle motivazioni ragionevoli anche se forse non si esprime sempre bene.Molti nella Chiesa si oppongono alla Messa del 1962 per i motivi che ho esposto,cioè perchè è sembrata una forzatura,una contraddizione rispetto al Magistero dei Papi precedenti che non volevano una coesistenza tra due Messali ma un solo Messale nella Chiesa come d’altronde è dal Concilio di Trento in avanti tranne eccezioni ristrettissime come il Rito Ambrosiano etc.La coesistenza di due forme dello stesso Rito a lungo andare creerà problemi pastorali di comunione ecclesiale.Molti si chiedono se era proprio il caso di creare questa guerra intestina?

          La perplessità nasce da questo.

          Questo Summorum Sembra il premio per chi si è ribellato a Papa Paolo VI. Se ci mettiamo su questa china che facciamo?Qualcuno oggi potrebbe dire:Ribelliamoci al Summorum prima o poi saremo premiati ci sarà qualche Papa che ci darà ragione?Capisce amico mio?

          Addirittura poi l’istruzione ultima permette a fedeli di diverse parrocchie o diocesi di andare in un altra parrocchia o Diocesi solo per la Messa Tridentina.Mi sembra una frammentazione del popolo di Dio che proprio non va bene in quanto questi fedeli non si identificheranno nella parrocchia e nenache nella Diocesi ma nel tipo di Rito.La Messa non può essere motivo di frammentazione del popolo di Dio.

          ,

          Reply Il Mastino 30 luglio 2011Andrea la leggenda metropolitana della messa antica solo per elite e il “latino solo per pochi”, è un luogo comune ideologico e preconfezionato tipico di certo progressismo anni ’70 (ma che permane nei nostalgici). Che altro non è che il riflesso del loro snobismo, che è così “democratico” da considerare sempre il “popolo” nè più nè meno che una bestia da soma, sordida e ottusa. Al massimo da strumentalizzare nelle fabbriche e portarlo all’ammasso della rivoluzione. Un popolo che, va da sè, proprio come i vecchi notabili liberali dell’italietta nittiana, non solo non conoscono, ma del quale ne provano intimamente ribrezzo. I “democratici”…. Infatti, ha ragione Renato Farina, nella mia intervista: “All’improvviso, dopo duemila anni, con la riforma liturgica, avemmo la sensazione e poi la certezza che ci stessero trattando da cretini”.

  7. Ma il problema infatti sono i pastori più che non il gregge. Se fosse imposto davvero a tutti i sacerdoti di celebrare la Messa tridentina, siamo sicuri che non avremmo anche qui abusi? Te la immagini la Messa di sempre celebrata da Don Gallo? ;)

  8. Caro Andrea per invitare i Sacerdoti a celebrare bene con il Messale del 1969 e per favorire l’amore verso la liturgia era proprio necessario il Summorum Pontificum?
    Se la riforma liturgica post Vaticano II non si è realizzata secondo gli auspici,
    cosa discutibile,la soluzione quale sarebbe cancellarla o tornare al 1962?Non credo proprio!Se la riforma non si è realizzata pienamente bisogna fare in modo che si realizzi.Non si può pensare di risolvere tutto cancellandola.Non capisco poi come il far celebrare la Messa Tridentina a piccoli gruppi possa migliorare la celebrazione del Messale del 1969 o evitare gli abusi.

    Carissimo è vero che oggi la scolarizzazione è maggiore ma è vero anche che la gente è più secolarizzata e indifferente alla fede di un tempo,specie le nuove generazioni.
    A livello sociale lo testimoniano il calo di matrimoni,di battesimi,la denatalità si fa sempre maggiore.Cala il senso cristiano della nostra società sempre più laicista.

    Inoltre se è vero che è aumentata la scolarizzazione è vero anche che è diminuita la conoscenza del latino che ormai neanche più i preti studiano e conoscono.Le faccio presente che il latino si studia solo al liceo classico e scientifico,chi non fa questo percorso di studi ne è completamente a digiuno.

    Immagginiamo che impatto può avere la Messa Tridentina,un rito senz’altro più complesso,celebrato in una lingua non più corrente,sulle persone totalmente secolarizzate e sulle nuove generazioni.

    In quanto a Don Gallo la invito a non pensare che questo genere di Sacerdoti rappresenti il Vaticano II o la riforma liturgica.Don Gallo rappresenta solo se stesso e le sue idee che sono totalmente anarchiche se non eretiche.Don Gallo e simili non hanno nulla a che fare nè con il Vaticano II che con la riforma liturgica.

    • La frequentano i giovani ( io compreso) che se ne strafottono se capiscono o no una frase in latino ma gli interessa la certezza di essere dinanzi al mistero della morte e resurrezione, al miracolo della transustanziazione. E ci stanno davanti con rispetto e adorazione. Quindi quel che conta lo capiscono benissimo, come lo capivano i miei bisnonni nati nell’800 che a malapena sapevano leggere. Questo popolo di Dio non è legato a un pontificato: era un popolo già esistente, che si sta moltiplicando ovunque. Benedetto ne ha preso atto. Giovani sì: per questo saranno il futuro. Di giovani fan bugniniani ne vedo pochi. Le è sfuggita una cosa fondamentale, quella che permise (e un giorno la spiegherò) di diffondere per tutto l’orbe cattolica la falsa interpretazione del concilio a concilio ancora aperto. Questi giovani lavorando alacremente all’idea, creando momenti di incontro, iniziative, facendo proselitismo, dilagando su tutto il web globale e di fatto impossessandosi di internet, sono sbarcati sulle scrivanie di tutte le più prestigiose firme di opinion maker cattolici. E sono gli opinion-maker e poi le elite, che creano le opinioni, le quali poi coinvolgono le alte gerarchie, e dunque i seminari…. e via con la moltiplicazione dei pani e dei pesci. Prenda i grandi vaticanisti, anche quelli dal passato progressista: Magister, Tornielli, Rodari (ne cito solo 3), non perdono occasione di difendere a spada tratta questi “giovani”. E i risultati li stiamo vedendo. Si arriverà fra qualche anno a insegnare ambo le forme nei seminari. Si punta non alla sostituzione ma a due cose: la massima diffusione della messa antica su tutto l’orbe cattolico (e in USA stiamo ormai letteralmente spopolando – e senza le polemiche ideologiche dei comunistelli di sacrestia nostrani, perchè lì non ce ne sono); a migliorare la messa riformata sull’esempio di quella antica… e spesso e volentieri, specie nel clero giovane il risultato si sta verificando. E QUESTO LEI CON LE SUE POLEMICHE STRAVECCHIE, LO SA BENISSIMO, SOLO CHE NON PUò AMMETTERLO SENZA FAR CROLLARE L’IMPALCATURA DEI SUOI PREGIUDIZI

  9. »Immagginiamo che impatto può avere»

    Ecco, lei i licei non li ha frequentati (e forse neanche le medie). Ad ogni modo, il latino s’insegna anche al linguistico e al sociale. E in generale oggi, la percentuale di studenti che s’iscrive ai Licei è molto elevata (almeno un terzo).

    • Non ho approvato un’altra serie di messaggi sul latino che “ma dai chi lo capisce!!?” (e non capiscono loro che ce ne strafottiamo che si capisca o meno: non è quello che conta)
      E’ stranissimo che tutti quelli che si lamentano del latino che “non si capisce”, poi sono gli stessi che non sanno scrivere in italiano. Ho notato questa costante.
      GIUSTO PER DIVAGARE UN PO’…

  10. Antonio, é vero che non è così importante la lingua (sarà un caso che c’è stato un forte calo nelle affluenze proprio a seguire il cambiamento della liturgia nella lingua “comprensibile” nazionale?) Tuttavia, occorre contrastare e smentire anche gli argomenti opposti irrilevanti, quando errati (come in questo caso).

    Se appunto il latino non era un problema allora, ancora meno dovrebbe esserlo oggi. Al limite il problema grave è proprio che i preti non lo sappiano più, mentre fino a non pochi decenni or sono, invece, addirittura lo usavano per comprendersi tra sacerdoti e prelati provenienti dall’altra parte del mondo. Non è forse un sublime segno di universalismo, sentire cinesi, africani, europei, rendere Lode a Dio all’unisono, nella medesima lingua?

  11. Cari amici rispondo prima a Mastino

    Caro amico non c’è bisogno di essere aggressivi stiamo parlando pacatamente!

    Caro amico non so perchè lei parla a nome dei giovani.Al massimo può parlare a nome suo!Lei dice che non è importante capire il latino.Le chiedo allora come mai prima del Vaticano II,li ho visti anche adesso,si usavano i libricini bilingue latino-italiano sui quali si poteva seguire la Messa in italiano?

    Se capire il latino non fosse stato importante perchè fare questi libricini?

    Se la Chiesa decise di adottarli fu proprio perchè si poneva il problema della difficoltà di comprensione del latino da parte di chi non lo aveva studiato.In linea generale lei ha ragione ,la Messa si comprende sempre in qualunque lingua si celebri.A me per esempio è capitato di seguire una Messa nella lingua dello Sri Lanka.Non ho capito nulla di quello che il Sacerdote ha detto,ho capito comunque che si stava celebrando il sacrificio di Cristo.Ma non è secondario, dal punto di vista del valore didattico pedagogico che la liturgia ha,celebrare nella lingua parlata comprensibile a tutti.E la Messa ha un forte valore didattico,catechetico.

    Come le ho già accennato già il Concilio di Trento si poneva il problema della comprensione della liturgia come anche Papa Pio XII e i suoi predecessori dopo Trento si preoccuparono della comprensione da parte del popolo di Dio.Pertanto la questione non è secondaria ma fondamentale.Capire la liturgia significa parteciparvi con maggiore consapevolezza.Lei sbaglia a sottovalutare questo problema.

    Le chiedo poi:Il mistero della morte e resurrezione,Mistero Pasquale,non si realizza anche nella Messa in italiano?Lo stesso dicasi della transustanziazione?Guardi che queste cose prescindono dalla lingua e dal Messale con il quale si celebra.Che si celebri in italiano,latino,cinese,inglese,con il Messale del 1962 o 1969 il mistero che si celebra è il medesimo.Non dipende dal latino o dal Messale do Pio V!!

    Lei dice che il popolo degli affezionati alla Messa Tridentina sta crescendo?Mah sarà!!Ma come le ho detto dalle mie parti sono quattro gatti.Anzi nella mia Diocesi non esistono affatto Messe Tridentine non esistendo richieste.Nella Diocesi vicina alla mia ci sono tre centri Messa Tridentina di cui uno fisso.L’ultima volta che ci sono stato c’erano 15 persone e non si trova in un piccolo centro ma in una grande città.

    In agosto,oltretutto,sono in ferie e non celebreranno,credo che dovranno andare alla Messa del 1969 per assolvere al precetto domenicale!!

    Ma comunque se lei dice che sta crescendo!!non ho motivi per dubitare!!

    Le chiedo comunque,quando anche sarà cresciuto moltissimo anzi quando sarà diventato la maggioranza dei fedelicoem credo lei si auguri,cosa farete ci obbligherete tutti a partecipare,anzi a prendere la Messa Tridentina come site soliti dire?

    Avete cominciato le crociate??Spero checi lascerete celebrare in Italiano!

    Circa il problema pastorale derivante dalla presenza di due Messali non sono io a dirlo ma fu proprio il Card.J.Ratzinger qualche anno fa.Se si informa apprenderà che proprio il Card.Ratzinger affermò che,con il tempo,si dovrà arrivare ad un solo Messale perchè la presenza di due Messali presenta dei problemi pastorali.

    Qualora comunque si passerà ad un solo Messale mi chiedo chi vi convincerà ad abbandonare il Messale di Pio V?Chi vi convincerà ad accettare un Messale che sarà frutto di fusione tra il Messale del 1962 e quello del 1969?Credo che se ne vedranno delle belle!!

    Chi vivrà vedrà!!

  12. Andrea dice:

    Immagginiamo che impatto può avere»

    Ecco, lei i licei non li ha frequentati (e forse neanche le medie). Ad ogni modo, il latino s’insegna anche al linguistico e al sociale. E in generale oggi, la percentuale di studenti che s’iscrive ai Licei è molto elevata (almeno un terzo).

    Rispondo:

    Caro Andrea lei forse ha l’esigenza di offendere essendo a corto di argomenti!!E’ meschino non crede?Comunque per sua informazione le dico che ho completato la scuola dell’obbligo anzi veramente ho frequentato anche le scuole superiori.Il latino non l’ho studiato!!Mi fa sorridere la sua affermazione!!Lei è veramente convinto che la maggioranza dei giovani conosca il latino?Non credo proprio!!A parte che moltissimi giovani frequentano gli Istituti Professionali e c’è qualcuno che si ferma alla terza media a il latino non lo conoscono.

    Mi creda, nessuno dei Preti che conosco conosce il latino!!Vecchi e giovani!!

    • E poichè i preti non lo conoscono, mandiamo tutto in vacca. Non conoscono molto spesso neppure la retta dottrina: è una ragione per cambiare la dottrina. Questa è una malattia che si chiama determinismo storico. E in altri contesti, modaiolismo.

    • Gentile Ciamplacia…. confesso che rileggendo tutti i suoi interventi faccio una enorme fatica a conciliare la sua comprensione della Santa Messa, con una continua battaglia alla forma antica….
      se lei non comprende la Messa “antica” non potrà mai comprendere quella moderna…
      Benedetto XVI nel SP spiega che il riportare alla sua giusta legittimazione la Messa di sempre, serve PER AIUTARE A COMPRENDERE quella moderna… e non ha detto del contrario…
      Giovanni Paolo II nella Lettera al Culto e dei Sacramenti del 2001, dice:
      “Nel Messale Romano, detto di San Pio V, come in diverse Liturgie orientali, vi sono bellissime preghiere con le quali il sacerdote esprime il più profondo senso di umiltà e di riverenza di fronte ai santi misteri: esse rivelano la sostanza stessa di qualsiasi Liturgia”.
      la sostanza di QUALSIASI LITURGIA lei lo trova nella Messa DI SEMPRE e non quella nata in un momento, in un tempo ritenuto propizio…
      Paolo VI non ha mai inteso abolire la lingua latina nella Liturgia e scrive nella Ssacrificum Laudis ai religiosi:
      “…alcuni sono molto attaccati alla lingua Latina, altri nell’Ufficio corale vanno chiedendo l’uso delle lingue nazionali e vogliono inoltre che il canto cosiddetto Gregoriano sia sostituito qua e là con canti oggi in voga; altri addirittura reclamano l’abolizione della lingua latina stessa.
      Dobbiamo confessare che tali richieste Ci hanno non lievemente colpiti e non poco rattristati; e vien da chiedersi da dove sia sorta e, perché si sia diffusa questa mentalità e questa insofferenza in passato sconosciuta…(…)
      Per la benevolenza di cui vi circondiamo e per la buona stima con cui vi accompagniamo, non vogliamo permettere ciò che potrebbe essere causa di una caduta verso il peggio, diventerebbe forse sorgente di non breve detrimento e certamente porterebbe malessere e tristezza alla Chiesa tutta. PermetteteCi, anche contro la vostra volontà, di difendere la vostra causa.
      La Chiesa che per ragioni di indole pastorale, cioè per il bene del popolo che non sa il latino, ha introdotto le lingue nazionali nella sacra Liturgia, vi dà mandato di custodire la tradizionale dignità, la bellezza, la gravità dell’Ufficio corale sia nella lingua (latino) come nel canto (gregoriano)”…..

      Che dirle di più?
      per grazia speciale vivo la Liturgia di sempre da circa un anno regolarmente e quando così ora mi capita di andare ad una Messa moderna, a differenza del passato ora mi concentro meglio e riesco davvero a vivere il momento culminante del Sacrificio E LA PARTECIPO di più…. a disturbare non è il latino, ma le INCURSIONI del celebrante quando impone come devi rispondere, come devi partecipare, come devi stare…e questo durante la Messa….
      il latino è risolvibile con i libretti i quali, con la parte in italiano al fianco, aiutano ALLA VERA PARTECIPAZIONE del fedele che è LA MEDITAZIONE, L’ADORAZIONE… LA PREGHIERA da unire al Sacrificio perfetto…

  13. Vedo cosi’ tanta gente a messa dato che ora possono CAPIRE quello che dicono!
    Ma fatemi il favore…la gente capira’ il senso ma non e’ scontato che sappiano il significato (sono due cose diverse).

  14. Ottimo articolo.
    Personalmente, frequento soprattutto Messe N.O. cercando di selezionare parroco e parrocchia, per evitare i più fantasiosi ed estroversi. Lo faccio per necessità, per pigrizia e – lo confesso – per la paura di essere considerato un “beghino” dalla mia famiglia, cosa che mi farebbe perdere conseguentemente in credibilità quando parlo di fede. Ma non c’è dubbio che la Messa di sempre è molto più accessibile e comprensibile nel suo significato complessivo di riproposizione del Sacrificio di Cristo della Messa falsamente gioiosa e volemosebenista impostaci da cinquant’anni. Purtroppo non sono più giovane, ma lo ero quando facevo il chierichetto e rispondevo, in una lingua che non avevo ancora studiato (con modesti risultati, peraltro), alle formule del celebrante. E avevo molte più certezze allora di quante non ne abbiano avute i miei figli, cresciuti a “segni della pace” e a schitarrate comunitarie.

  15. è bello vedere che conoscete ciò che il cattolico deve fare meglio della chiesa cattolica alla quale proclamate adesione; mi chiedo se vi rendiate conto che tutto il sarcasmo contro la messa in italiano (contro il principio della messa in italiano e contro il testo del messale) è, di fatto, sarcasmo contro le scelte della Chiesa…spero di non avervi scioccati.
    Quanto al “non capire”: è verissimo che i misteri, in quanto tali, sfuggono alla comprensione umana. Ma se non fosse lecito (anzi: auspicabile!) cercare di avvicinarsi quanto più possibile ad essi – pur senza capirli mai totalmente – non si farebbe teologia, né si parlerebbe di “cammino di fede”. Le reazioni alla messa in latino qui descritte, poi, sembrano più dovute a soggezione e atmosfera (il latino fa sicuramente “solennità”), che a una coscienza consapevole del mistero dell’eucaristia. Personalmente, non penso che Cristo abbia istituito l’eucaristia per “far scena”, né che abbia creato il gesto simbolico del pasto comune in vista di un pubblico attonito e passivo – en passant: voi sottolineate la solitudine di Cristo al Calvario, ma l’Eucaristia ricorda l’ultima cena, in cui Egli festeggia la Pasqua e divide pane e vino con i Dodici, non certo da solo…

    • Gentile Gianluca…”l’Eucaristia – per far scena -” nasce da dopo il Concilio e non con il Concilio…. una sottile differenza che Benedetto XVI ha fatto emergere nelle modifiche che ha apportato alla Messa moderna….
      Sì invece! Gesù ha istituito l’Ultima Cena – e non un simbolico pasto – (sic! sic!) perchè potessimo anche CONTEMPLARE E MEDITARE SUL CALVARIO… la Messa NON è “l’Ultima Cena”… la Messa è il Calvario che riviviamo attraverso l’istituzione dell’Ultima Cena…. la differenza dal come lei l’ha espressa, è un abisso….
      L’Eucaristia “NON RICORDA” l’Ultima Cena, ma attraverso l’Ultima Cena RIVIVE, RIVIVE, RIVIVE…. IN MODO INCRUENTO IL CALVARIO…

      Qui siamo proprio alla completa assenza e digiuno dell’abc della dottrina Cattolica…..
      se la Messa in italiano produce frutti come quello da lei testè ha dimostrato, con un pò di onestà potrà comprendere perchè oggi ci si batte per un ritorno della SACRA MESSA con tutta l’ortodossia dottrinale che comporta!

      • Cara Caterina,
        in tutta onestà, non credo di essere così digiuno di dottrina cattolica: però ha ragione, mi sono espresso molto male col termine “ricorda”. E’ totalmente inappropriato, lo riconosco.

        Sono ben consapevole del valore dell’ultima cena, ma non era quello il punto: io facevo allusione ad alcuni passaggi dell’articolo in cui a mio avviso c’è una certa ambiguità, poiché si sottolinea la solitudine assoluta di Gesù nella sofferenza (“Sulla collina desolata del Golgota, e prima, nell’Orto, e dopo ancora, nel sepolcro, Cristo è solo e nel silenzio.”), e con essa si giustifica, in maniera a mio avviso contorta, la non partecipazione dell’assemblea alla celebrazione della messa.
        Ma come giustamente lei dice, “Gesù ha istituito l’Ultima Cena perchè potessimo ANCHE contemplare, e il fatto che l’Eucaristia ricordi il sacrificio (“solitario”) di Cristo nulla toglie alla natura “collettiva” dell’evento e del rito dell’Ultima Cena, non fosse che nel gesto comune di condividere il pane e il vino.
        Spero di essermi espresso meglio: ma anche se avesse da ridire sulla mia espressione o sulla mai comprensione della dottrina cristiana, non vedo come il ritorno alla celebrazione latina possa migliorare le cose, tutt’altro.

        • Gentile Gianluca, intanto la ringrazio per la risposta e per i chiarimenti….

          Come possiamo aiutarci a comprendere?
          mi sovviene una frase che ritengo profonda:
          “Di tutte le cose umane, l’amore è la sola che non voglia spiegazioni. Gli amanti che “si spiegano” sono quelli che stanno per lasciarsi”.
          (Andrè Frossard)

          A questo punto credo sia necessario capire cosa intende la Chiesa per “natura collettiva” a riguardo della Messa…
          Intanto non è ambiguo sottolineare la solitudine del Cristo in questi momenti che nella Liturgia vengono così RIVISSUTI da ognuno di noi in modo del tutto singolare e personale, quanto in modo comunitario… e questo perchè il Sacrificio è del Cristo non nostro, noi ci UNIAMO, ma la distinzione di tal Sacrificio devere restare chiaro…
          Gesù NON ha istituito l’Ultimo Cena per invitarci ad un baccanale, al ristorante o in pizzeria ;-)
          l’Ultima Cena non è l’istituzione di UN BANCHETTO, ma del Sacrificio, DEL SACERDOZIO… il Calvario, il Sacrificio vengono istituzionalizzati e attraverso il Sacerdozio ministeriale, Cristo rivive PER NOI E CON NOI quel drammatico momento che naturalmente noi poi rendiamo come è: INCRUENTO e quindi gioioso per certi versi, perchè Cristo è Risorto…ma al tempo stesso viviamo LA PASSIONE DELLA CROCE ed ognuno di noi, nel cuo cuore e nella sua esperienza cerca di associarsi a quello stare AI PIEDI DELLA CROCE durante la Messa….

          le faccio un esempio: i Santi!
          molti santi, in vita, andavano alla Messa come tutti gli altri, quindi vivevano un’esperienza COMUNITARIA, agli altri, basta leggere la Prima Comunione della Beata Imelda Lambertini… ma, ed ecco la differenza, alla fine vive un’esperienza PERSONALE… Gesù-Ostia-Santa ascolta quel cuore passionale e decide di RIVELARSI alla fanciulla in modo del tutto singolare…

          Ora, questo avviene PER TUTTI NOI: c’è la dimensione COMUNITARIA, che è la condivisione della Parola (tutti ascoltiamo la medesima Lettura), poi c’è la dimensione COMUNITARIA nell’unirci all’unico Sacrificio perfetto attraverso però le singolari nostre offerte, infine viviamo in modo comunitario la Consacrazione CONTEMPLANDO IL MISTERO, e INSIEME ci rechiamo all’Altare per ricevere quel Corpo-Santo….
          Questa è la dimensione COMUNITARIA… non sono sola… ma il ciò che viviamo è singolare!

          Cosa è cambiato nella Messa?
          Confesso che come celebra Benedetto XVI la forma Ordinaria, mi fa vivere entrambe le dimensioni mentre, quelle messe ricche di creatività e di soggettivismo interpretativo, mi fanno proprio escludere dalla dimensione comunitaria a meno che… anch’io non impari un balletto, non sappia battere le mani, non porti un cartellone sull’altare, non mi metta a cantare anche se stonata…non mi proponga per leggere una lettura… e guardi, glielo dico per esperienza, sono catechista da 23 anni ^__^

          ordunque tutto questo porta ad un concetto errato di collettività e di partecipazione attiva dei fedeli e comunitaria…
          Non è un caso che Benedetto XVI l’abbia spiegato in molti modi diverse e in tante occasioni…
          Che il ritorno alla Messa antica sia un atto positivo lo spiega il Papa, è ovvio, spiegava l’allora cardinale Ratzinger, che senza la Messa detta “antica”, noi non potremmo mai giustificare l’esistenza della Messa detta Paolo VI, perchè nessun Papa può inventare una Messa…^__^

          è la forma che, modificandola, ha subito molti abusi, è ovvio che la sostanza resta la stessa e per comprenderla, spiega anche il Papa, è necessario tornare al cuore della nostra Tradizione Liturgica…ergo, ritornare al VALORE della Messa antica non come forma nostalgica, ma proprio come VALORE DI COMPRENSIONE…

          Infine una sottolineatura:
          la Messa in LATINO non è mai stata abolita ne depennata ^__^
          spesso si fa confusione nel pensare che la Messa in latino riguardi esclusivamente il “problema” della Messa antica… la Messa detta Paolo VI non ha mai fatto a meno per esempio del Canone di Consacrazione IN LATINO….
          ne danno testimonianza le Messe pubbliche e in san Pietro celebrate da Paolo VI, da Giovanni Paolo II e da Benedetto XVI… perfino Papa Luciani e che non smise neppure il tradizionale saluto ai Cardinali, appena eletto, IN LATINO ;-)
          la Messa “in latino” è una realtà dell’unica Messa in entrambe le due forme… è stato ed è un abuso che la maggior parte del clero non si sforzi neppure per Natale o a Pasqua, come venne raccomandato da Giovanni Paolo II, di dire il Canone di Consacrazione in latino…
          è per tanto sbagliato usare il latino o la Messa antico come un capro espiatorio o per difendere la Messa “moderna”… non ha senso ^__^
          e non avremmo alcuna forma Ordinaria se non persistesse quella Straordinaria… è quest’ultima che conferma la validità dell’Ordinaria, non il contrario…
          si dice Ordinaria perchè la Chiesa l’ha scelta a causa di alcuni punti spiegati dal Papa nel MP, punti che un domani potrebbero perfino cambiare….
          Mi perdoni se sono stata lunga, ma spero di averle dato materiale su cui riflettere…

  16. L’Imitazione di Cristo.

    “Parola del diletto.
    Con le braccia stese sulla Croce, tutto nudo il corpo, io offersi liberamente me stesso a Dio Padre, per i tuoi peccati, cosicché nulla fosse in me che non si trasformasse in sacrificio, per placare Iddio. Allo stesso modo anche tu devi offrire a me volontariamente te stesso, con tutte le tue forze e con tutto il tuo slancio, dal più profondo del cuore, in oblazione pura e santa. Che cosa posso io desiderare da te più di questo, che tu cerchi di offrirti a me interamente? Qualunque cosa tu mi dia, fuor che te stesso, l’ho per un nulla, perché io non cerco il tuo dono, ma te. Come non ti basterebbe avere tutto, all’infuori di me, così neppure a me potrebbe piacere qualunque cosa tu mi dessi, senza l’offerta di te. Offriti a me; da te stesso totalmente a Dio: così l’oblazione sarà gradita. Ecco, io mi offersi tutto al Padre, per te; diedi persino tutto il mio corpo e il mio sangue in cibo, perché io potessi essere tutto tuo e perché tu fossi sempre con me. Se tu, invece, resterai chiuso in te, senza offrire volontariamente te stesso secondo la mia volontà, l’offerta non sarebbe piena e la nostra unione non sarebbe perfetta”
    (Imitazione di Cristo Libro IV cap.VIII)

  17. RIFLESSIONI DI UN GIOVANE SACEDOTE DOPO LA SUA PRIMA MESSA TRIDENTINA
    Devo confessarvi di essere riuscito a stento a trattenere le lacrime. Per la prima volta in vita mia – salvo le rarissime volte in cui ho celebrato la Messa in privato – mi sono sentito tutto solo sull’altare, a tu per tu col Signore. In chiesa non mi era mai capitato. Veramente in questa liturgia il sacerdote appare come colui che offre il sacrificio a nome del Popolo e da solo intercede per tutti. Io vorrei quindi ringraziare tutti voi per avermi dato, col vostro invito, la possibilità di fare questa esperienza. E torno a casa con tanti motivi di riflessione. Noi sacerdoti celebriamo ogni giorno, per motivi pastorali, la Messa in volgare, approvata dal Papa, certo, ma che non di rado ci dà motivo di distrazione, coi suoi canti, col suo rumore, coi suoi spostamenti. Invece la geografia della Messa antica è molto più circoscritta. Tutto si svolge nell’ambito dell’altare, nell’ambito del Golgota. E così risalta in modo tangibile la tragedia del sacrificio del Calvario, nel quale Gesù Cristo stette fermo sulla croce per tre ore intere. Nel raccoglimento che caratterizza questa liturgia, io non cedo che il popolo non partecipi. Non credo che vi sia esclusione. Al contrario sono convinto che voi questa sera, col vostro silenzio adorante, abbracciavate tutti gli altri. E ora vorrei invitarvi a pregare per il Papa.

  18. Gesù ha mangiato l’ultima cena da solo?
    L’ha celebrata in silenzio? Forse che non si svolgeva con canti e danze la cena pasquale ebraica?
    E agli apostoli Gesù ha parlato in una lingua comprensibile, o ha detto: “Voi non dovete capire, dovete solo assistere”?
    E gli apostoli, quel pane l’hanno mangiato o solo adorato? Hanno solo assistito, o non piuttosto hanno partecipato, a quella cena?

      • Ricordo quando si incominciò a far leggere l’epistola in italiano da qualcuno dei presenti. Dev’essere stato il 1965/66. La messa era intatta e quella sola novitá era bellissima,si sentiva di partecipare più pienamente alla celebrazione. La actuosa participatio poteva essere limitata a questo perchè già era arricchente non svalutando l’opera del sacerdote. Si è voluto tutto,invece,ma si è ottenuto il nulla.

    • Gentile Cristiano…. non so bene se le sue domande sono da parte di un Pentecostale evangelico o se da un cattolico-modernista…. effettivamente non cambia molto, ma denotano che lei non è Cattolico!
      Le rammento e le risponde con le parole di Benedetto XVI nella Sacramentum Caritatis:
      11. In questo modo Gesù inserisce il suo novum radicale all’interno dell’antica cena sacrificale ebraica. Quella cena per noi cristiani non è più necessario ripeterla. Come giustamente dicono i Padri, figura transit in veritatem: ciò che annunciava le realtà future ha ora lasciato il posto alla verità stessa. L’antico rito si è compiuto ed è stato superato definitivamente…..

      rileggiamo:

      - Quella cena per noi cristiani non è più necessario ripeterla.
      - L’antico rito si è compiuto ed è stato superato definitivamente….

      Amen!

      La Liturgia, il Culto Cattolico è CRISTO stesso all’interno di una FORMA rituale che esprime, nei simboli, nei segni, nei gesti, la Nuova Alleanza che viene annunciata nell’Ultima Cena ed istituzionalizzata, ma che vede IL SUO RITO SUL CALVARIO…
      se lei ai piedi di una Croce se la sente di BALLARE, BANCHETTARE, sculettare, dimenare i fianchi, battere le mani, si accomodi, ma non in un Culto Cattolico…. non ne ha alcun diritto!

      Diversa è la GIOIA EUCARISTICA che riceviamo, DOPO IL CALVARIO, ossia dopo aver assistito alla morte di Cristo (incruenta) sull’Altare(=Calvario-pietra-sacrificio), quando siamo INVITATI ALLA MENSA…. la FESTA è manifestata dal nostro ANDARE IN PROCESSIONE a ricevere Gesù, “dopo averlo adorato e accompagnato nell’agonia del Sacrificio della Consacrazione”(sant’Agostino), CANTANDO ed esprimendo gioia nel riceverLo… infine, terminato il Rito l’assemblea si scioglie accompagnata da canti gioiosi per portare al mondo “quello che abbiamo udito, QUELLO CHE ABBIAMO VEDUTO”…

      ariamen!
      ^__^

      • Gesù nell’ultima cena ha anticipato in modo incruento la propria donazione cruenta sul Calvario.
        Chi vede la Messa esclusivamente dal punto di vista del Sacrificio e non della Cena, le toglie illegittimamente una parte importante. Questa parte a Lei può anche non piacere, ma non ha il diritto di negarla, se vuole essere Cattolica.

        • Cristiano…. legga meglio quel che le ho scritto: SACRIFICIO E BANCHETTO(=Santa Cena=GIOIA EUCARISTICA) attento alla “e”….
          faccia attenzione quando legge, non ha diritto di attribuire ad altri cose non dette e che lei o non comprende, o disconosce….
          ;-)

          il problema è che voi saltate il Sacrificio e andate direttamente al Banchetto…. :-)
          o peggio, avete trasformato il Sacrificio in un banchetto da osteria, per esorcizzare LA CROCE, il dolore, la sofferenza, la morte…
          …s’annamo a divertì, Nannì, Nannì….

  19. Una volta, durante la Santa Confessione, disse al sacerdote: “Padre, non ho ancora capito appieno l’Eurarestia”. Lui rispose: “Questo è un peccato di superbia. Non si può capire appieno il significo dell’Eucarestia”. Poi mi raccontò la storia di Sant’Agostino e del bambino. Capire la Santa Messa, il sacrificio eucaristico? Come possiamo fare entrare Dio, che è infinito, nella nostra testa così piccola e limitata?

    • Verissimo.
      Ma altro è capire APPIENO l’Eucaristia, altro è negare qualsiasi comprensione nella comunicazione, come se il Mistero fosse solo incomprensibilità. «Dio, che in diversi modi aveva parlato ai padri…ultimamente ha parlato per mezzo del Figlio… (cf Eb 1,1-2)». Se Dio ha parlato, voleva farsi capire, non Le pare?

      • Ma cosa diavolo c’entra adesso il mistero della transustanziazione, il Mistero del Dio di luci e di ombre, con “Gesù ha parlato per farsi capire”… Ma che diavolo di intrugli fa pur di avere ragione? Certo che la Rivelazione, è fatta per essere capita. Pur conservando il suo Mistero di fondo, che solo con gli occhi soprannaturali ci sarà del tutto chiaro finalmente.

      • Cristiano, lei dice:

        Se Dio ha parlato, voleva farsi capire, non Le pare?

        ***
        e no che non le pare!!! :-)
        legga Giovanni capitolo 6 alla fine san Pietro dice: SIGNORE, QUESTO LINGUAGGIO E’ DURO, CHI POTRA’ COMPRENDERLO?
        E MOLTI DISCEPOLO SE NE NE VANNO VIA!!…

        Gesù non dice a Pietro: ao!! corrigli dietro, valli a fermà! AVETE CAPITO MALE, STAVO A SCHERZA’… PORTALI QUI CHE VE LO SPIEGO!!
        :-)

        No Cristiano… Gesù non li richiama affatto!
        e risponde a Pietro: Volete andarvene anche voi?

        Il punto è che non c’è molto da spiegare MA SOLO DI AVERE FEDE!!

        La piccola beata Imelda, aveva otto anni quando letteralmente s’ appassiona del MISTERO Eucaristico!
        Non capisce il Mistero, ma sa solo che lì c’è Gesù Vivo e Vero e lo desidera…. e muore nel riceverlo in modo prodigioso…

        Capire il Mistero letteralmente, significa MORIRE!
        ;-)

        • Gentile Caterina, Lei scrive:
          «Il punto è che non c’è molto da spiegare MA SOLO DI AVERE FEDE!!»
          Ma attenzione. Se Gesù non avesse voluto essere capito, avrebbe parlato semplicemente in lingua cinese! Invece, quello che allora disse era comprensibile solo alla luce dell’ultima cena. Era incomprensibile per quegli auditori, ma non totalmente incomprensibile per noi.

          • Vuoi capire o no, che il Sacrificio è quello che viene dopo la cena e non prima? E andate a studiare un attimino!

  20. “Se ci fosse una mente capace di comprendere il Mistero Eucaristico, scriveva lo scienziato Enrico Medi, questa mente sarebbe capace di comprendere tutti i misteri dell’universo”.( E.Medi- Astronauti di Dio).

  21. La Messa, secondo la dottrina cattolica, non è l’ultima cena, ma è il sacrificio della croce. Chi va alla Messa pensando all’ultima cena, non è cattolico ma protestante. Alla Messa non si partecipa, ma si compatisce. Si uniscono le proprie sofferenze a quelle di Cristo, come fece la Madonna ai piedi della croce.

    • Cara Ester hai ragione,la messa è il rinnovarsi del sacrificio di Gesù,sono d’accordo con te,ma guarda che così non la pensano la stragrande maggioranza dei preti. Sono stato testimone di troppe negazioni dell’aspetto sacrificale della messa e chi non nega apertamente dissimula il proprio pensiero,lo cela perchè ancora esiste un minimo di pudore in qualcuno. E quando proprio li si trascina a essere onesti il massimo che ammettono è che la messa è “un banchetto sacrificale”,ma innanzitutto banchetto,pasto,convivio comunitario: il sacrificio è un accessorio,un aspetto secondario. Tutti protestanti? Non rispondo per amor di Chiesa. Il Papa cerca di correggere questa fregola di protestantizzarsi con 500 anni di ritardo del suo gregge ma la fatica è improba. Sembra che i preti non aspettassero altro che di liberarsi di vesti,norme,dogmi,tradizioni e non appena si è dischiusa la porta sono usciti per essere liberi di comportarsi e di vivere come il mondo. ” Io sono mia” dicevano le femministe storiche, e i preti sembra che dicano “io sono mio”, l’Io messo al centro della propria vita e della fede: una religione orizzontale,antropocentrica, autoreferenziale,in cui Dio è un accessorio secondario. Il tabernacolo tolto dall’altare maggiore delle chiese e relegato in angoli nascosti rappresenta icasticamente questo nuovo modo di essere “cattolici”.

  22. caro Cristiano….il Mastino ha risposto egregiamente:

    Vuoi capire o no, che il Sacrificio è quello che viene dopo la cena e non prima? E andate a studiare un attimino!

    :-)
    e come riprende anche qui Ester aggiungo che c’è stata una FALSA RIGA da dopo il Concilio, quella di trasportare il concetto e il significato della Messa SULLA MENSA ;-) ma è un ‘errore gravissimo!
    ripeto: la Messa nell’atto della Consacrazione NON E’ l’Ultima Cena, anche se è ovvio che ad essa ci richiama ma per portarci dove? SUL CALVARIO, AI PIEDI DEL CALVARIO DOVE AVVIENE, incruento, IL SACRIFICIO…
    riesce a comprendere questo?
    Ciò che fa il sacerdote sull’altare è come una MOVIOLA…. ;-)
    si torna indietro nel tempo PER RIVIVERE QUELLO CHE ACCADDE….
    la Crocifissione è sempre quella; il Sacrificio è sempre quello, UNICO….

    a cosa ci serve il ricordo dell’Ultima Cena se NON è la Messa?
    Intanto ci ricorda L’ISTITUZIONE DELL’EUCARISTIA COME SACRAMENTO e l’istituzione del Sacedorzio ORDINATO AL SACRAMENTO: FATE QUESTO IN MEMORIA DI ME….
    poi ci rimanda AL BANCHETTO, MA DOPO IL CALVARIO….
    se prima non si accetta il CALVARIO, QUEL MOMENTO, QUEL MISTERO, QUEL PRODIGIO, cosa ci vado a fare il banchetto?
    per questo fin dai primi secoli i catecumeni NON venivano lasciati alla Messa e dopo le letture, all’inizio dell’Offertorio, venivano invitati a lasciare la funzione perchè NON erano ancora pronti….
    ;-)
    studiamo un pò su!

    • La cena anticipa in modo incruento il sacrificio cruento sulla croce. Si tratta di un UNICO gesto di Gesù, quello che ha fatto nel cenacolo e quello sul Golgota.
      Il Catechismo, al n. 1340, dice: “Infatti, la nuova Pasqua, il passaggio di Gesù al Padre attraverso la sua Morte e la sua Risurrezione, è anticipata nella Cena e celebrata nell’Eucaristia, che porta a compimento la Pasqua ebraica e anticipa la pasqua finale della Chiesa nella gloria del Regno”.
      n. 1346: “la Liturgia dell’Eucaristia si svolge…” (segue descrizione) e n. 1347: “Non si è svolta in questo modo la cena pasquale di Gesù risorto con i suoi discepoli?”

      OSSIA, LA MESSA È LA CENA PASQUALE, CHE COSTITUISCE UN TUTT’UNO CON LA MORTE E RISURREZIONE. Ma quello che facciamo per farne memoriale è una Cena.
      …chi è che deve studiare?

  23. Sono nato nel 1948 e la messa latina è stata la mia messa fino all’età di 18 anni. Volevo dire che non mi risulta affatto che si dicesse il rosario durante la messa. Dall’introibo si rispondeva al prete con le risposte dei chierichetti fino alla consacrazione,quando calava il silenzio dell’adorazione e la gente si inginocchiava e chinava il capo. La comunione non si faceva alla leggera, senza passare attraverso il sacramento della confessione che oggi non si usa più. Quando vado tuttora a una messa latina,le parole dell’Asperges prima della messa mi commuovono ancora come sempre e mi fanno riflettere alla mia condizione di uomo debole e fallace che ha bisogno di essere ripulito dal male agire. Asperges me, Domine,hyssopo et mundabor. Aspergimi ,o Signore e sarò mondato e potrò partecipare al tuo sacrificio salvifico. Che c’è da capire? Perchè questo astio verso la messa latina? Ci sarebbe bisogno di una spiegazione psicanalitica per capire i motivi di tanto odio e disprezzo.

    • Bellissime riflessioni Sergi…. grazie di cuore!
      io da un anno frequento la Messa antica, ed ho imparato a commuovermi da quell’Asperges me, Domine… il capo inclinato, il sacerdote che passa con l’acqua benedetta e in quei paramenti sacri intravvedere il volto di Cristo che, misericordioso, passa e asperge… passa e assolve… passa e posa il suo sguardo su di te…
      e con il monito del prete che ci ricorda che nessuno può prendere la Comunione se non è in stato di grazia e non si è confessato, ti assale la giusta inquietudine per comprendere in quale stato si trovi l’anima…
      Già che c’è da capire? eppure tutti che vogliono la Messa COMPRENSIBILE, tutti che VOIGLIO CELEBRARE, FARE LA MESSA, ma pochi vogliono mettersi in ordine l’anima, pochi comprendono che il Mistero è talmente grande che capirlo sarebbe morire, sarebbe odiare il mondo e tutte le sue vanità, sarebbe non voler più vivere…
      Grazie di cuore per i tuoi e nostri ricordi!

  24. “Ma quale festa, la liturgia è un dramma! (…) La messa non è mai uno spettacolo, un divertimento o una proprietà del singolo sacerdote, ma un vero e proprio dramma. Spesso ci riempiamo la bocca con la parola festa, ma quale festa. Nella messa ricordiamo il sacrificio di Cristo, ecco la verità. Cristo si è immolato per noi e poi si usa il vocabolo festa” (Don Nicola Bux)

  25. Come volevasi dimostrare. Approfittando del Vangelo odierno – l’invito del Re alla festa nuziale del figlio – il mio parroco non ha fatto altro che dire che la Messa è una cena e una festa. Nell’Eucaristia si rinnova il sacrificio del Figlio e noi siamo i suoi carnefici. Che cosa c’è da festeggiare? Il nostro cuore di pietra si dovrebbe frantumare in mille pezzi durante la Messa. Ricordate quando uscì il film “La Passione di Cristo”? Moltissimi che lo videro piansero e andarono a confessarsi, perché si resero conto che quel sangue è versato per noi. Lo stessa cosa dovrebbe succedere durante la Messa.

  26. “la vera recezione del Concilio non è ancora assolutamente incominciata” (Joseph Ratzinger, Theològische Prinzipienlehre, Wewel, Monaco 1982, p. 391)

    Il Concilio Vaticano II aveva previsto una Messa che:
    - manteneva il latino (tranne per le letture, l’omelia e qualcosina d’altro in italiano)
    - manteneva la comunione in ginocchio
    - manteneva l’orientamento di tutti, sacerdote compreso, nella stessa direzione (verso oriente)
    - manteneva il canto gregoriano
    - desiderava una forma piu’ dialogata, diciamo con i fedeli che rispondono liturgicamente al sacerdote, recitando in linea di massima le risposte liturgiche e alcune parti dell’Ordinario della Messa (Kyrie, Gloria, Credo, Sanctus-Benedictus, Agnus Dei)

    Se qualcuno non crede che le cose stiano davvero così, vada a leggersi Sacrosanctum Concilium, l’apposito documento sulla liturgia approvato dal Concilio, poi ne riparliamo.

    Ah, questo benedetto Concilio, se almeno lo si leggesse, invece che parlarne per sentito dire …

    Chissà, magari fra 50 o 100 anni si comincerà davvero a provare a fare come aveva detto il Concilio. Invece è successo che da una parte, con la riforma di Paolo VI, si è voluto superare quello che il Concilio aveva stabilito.

    E adesso, molto giustamente, Benedetto XVI ha voluto riequilibrare la situazione, liberalizzando la liturgia precedente. Palla al centro.

  27. Io non so come sarebbe la Messa voluta dal Concilio, però mi piacerebbe provare, visto che è stata voluta da un legittimo Concilio Ecumenico della Chiesa Cattolica.
    E poi, a che serve convocare i Concili Ecumenici, se poi si fa tutt’altro ?

    • Caro Luigi, difficile rispondere alla tua risposta dopo quanto è accaduto e di cui siamo testimoni….
      la risposta di fatto è quella che hai data tu stesso, citando Ratzinger, nel post presecende ;-)
      e per usare le parole di Ratzinger che paragona la Messa ad un prezioso quadro, “si voleva TOGLIERE SOLO UN PO’ DI POLVERE DAL QUADRO per riportarlo ai suoi splendori” il che significava, per il Concilio, spiega sempre Ratzinger nello spirito della liturgia, “non modificare il rito, ma far emergere nel Rito l’aspetto COMUNITARIO E L’INVITO AL BANCHETTO”… aspetti che dovevano emergere dal momento che, con il Concilio, vi era stato anche uno sviluppo PARROCCHIALE E COMUNITARIO che prima non c’era nella Chiesa ;-)
      “ma i Padri, speiga ancora Ratzinger, NON intesero cambiare il Rito, e ciò che è avvenuto dopo il Concilio, avvenne per una cattiva interpretazione della Sacrosanctum Concilium….”

      Benedetto XVI ha detto e fatto DUE ATTI che pur senza fare i nomi dei due Pontefici in causa, ne ha modificato le loro stesse applicazioni:
      1) Benedetto XVI denuncia che VIETARE la Messa antica fu un abuso, ma giustamente vista la situazione non fa il nome di Paolo VI che abusivamente, dunque, la vietò…. nessuno a parte il Papa avrebbe potuto dare un ordine del genere….e così per riportare equilibrio e GIUSTIZIA ha ripristinato la legittima Messa di sempre…
      2) Giovanni Paolo II sapeva che vietare quella Forma del rito fu un abuso e poichè la divisione era tanta, fa il primo indulto a favore della Messa antica, SUPPLICANDO I VESCOVI AD ESSERE GENEROSI NEL CONCEDERLA, ma non verrà ascoltato!
      3) Giovanni Paolo II commise un errore: lasciò fare al suo Maestro delle Cerimonie liturgiche L’ERRATA APPLICAZIONE DELLE RIFORMA NELLE MESSE PAPALI e lo scempio lo abbiamo visto… le Messe celebrate dal Pontefice erano diventate veramente VERGOGNOSE E PRIVE DEL SACRO…
      Benedetto XVI NON si esprimerà mai a riguardo, ma senza parlare HA FATTO ;-) ossia HA CORRETTO QUEL MODO DI CELEBRARE, e sta tutt’ora testimoniando come deve essere celebrata la Messa voluta dal Concilio…la Messa “moderna” DEVE ESSERE CELEBRATA COME STA CELEBRANDO LUI!

      Lo stesso Summorum Pontificum non riguarda esclusivamente la Messa antica come molti, erroneamente, pensano! NO!
      esso riguarda soprattutto LA CORREZIONE AGLI ABUSI COMPIUTI ALLA RIFORMA DEL CONCILIO… ;-)
      Il Papa, con immensa mitezza, ci sta riportando alla vera Riforma…. ma ancora non viene imitato, ascoltato e seguito, questo è il dramma! e non il Concilio!
      ;-)

      • Ai progressisti non importa il Vaticano II in quanto tale, ma lo “spirito del concilio” di dossettiana memoria (la discontinuità e la rottura). Ma visto che a costoro piace tanto lo “spirito”, perché non si danno fuoco?

  28. Capire il mistero è impossibile, pretendere di capirlo no.
    Questo è il punto.
    Ci sono personaggi che pretendono di capire e pertanto pur non potendo
    capire il vero mistero se ne fanno uno su misura, scelgono quello che preferiscono
    e poi “se lo capiscono”.

    E’ assai facile per l’ignorante “capire per pretesa”, è l’umile che di fronte al mistero china il capo e le ginocchia e muto contempla… mentre il “capiscione” canta
    sona la chitarra e batte le mani, si da il Corpo di Cristo da sè affondando la bocca tra le mani come il porcello nel trogolo e rifiuta di non capire perchè è incapace d’umiltà, come tutti i presuntuosi.

    Non è questione di lingua liturgica è questione di supponenza.

    Avvicinarsi al Mistero significa adorare e contemplare ….
    voler capire significa invece rifiutare il mistero.
    E adesso chi vuole capire capisca pure.

    Ogni riferimento a interventi precisi è voluto.

    Semper laudetur Iesus Christus +

  29. Non per dire ma… Catechismo alla mano, la “messa” la celebra la comunità, non il sacerdote (che, semmai, la presiede).
    Ora, se la comunità non capisce ciò che celebra, è proprio una celebrazione “del belino”, come direbbero i vecchi di queste parti. Pertanto l’uso della lingua corrente è dovuto, non solo concesso.
    Per essere breve.

      • Vediamo un po’ cosa dice il Catechismo:

        1135 La catechesi della liturgia implica prima di tutto la comprensione dell’economia sacramentale
        Andiamo a vedere…
        1076 [...] In questo tempo della Chiesa, Cristo vive e agisce ormai nella sua Chiesa e con essa in una maniera nuova, propria di questo tempo nuovo. Egli agisce per mezzo dei sacramenti; è ciò che la tradizione comune dell’Oriente e dell’Occidente chiama « l’economia sacramentale »; questa consiste nella comunicazione (o « dispensazione ») dei frutti del mistero pasquale di Cristo nella celebrazione della liturgia « sacramentale » della Chiesa.

        Oh, bene… quindi è necessario – necessario – comprendere la “comunicazione dei frutti del mistero pasquale”. Ops… allora forse davvero bisogna comprendere la celebrazione eucaristica, seconda la Chiesa?
        Eh, pare di si…
        Ma chi mai celebrerà tale funzione?

        1136 La liturgia è « azione » di « Cristo tutto intero » (« totius Christi »).
        1140 È tutta la comunità, il corpo di Cristo unito al suo Capo, che celebra. « Le azioni liturgiche non sono azioni private, ma celebrazioni della Chiesa, che è “sacramento di unità”, cioè popolo santo radunato e ordinato sotto la guida dei Vescovi. Perciò [tali azioni] appartengono all’intero corpo della Chiesa, lo manifestano e lo implicano; i singoli membri poi vi sono interessati in diverso modo, secondo la diversità degli stati, degli uffici e dell’attuale partecipazione ». Per questo « ogni volta che i riti comportano, secondo la particolare natura di ciascuno, una celebrazione comunitaria con la presenza e la partecipazione attiva dei fedeli, si inculchi che questa è da preferirsi, per quanto è possibile, alla celebrazione individuale e quasi privata degli stessi »
        1141 L’assemblea che celebra è la comunità dei battezzati i quali, « per la rigenerazione e l’unzione dello Spirito Santo, vengono consacrati a formare una dimora spirituale e un sacerdozio santo, e poter così offrire in sacrificio spirituale tutte le attività umane del cristiano ».76 Il « sacerdozio comune » è quello di Cristo, unico Sacerdote, partecipato da tutte le sue membra: etc etc etc

        Risparmio i passaggi successivi: spiegano come ci siano “carismi” (Talenti?) diversi in ciascun membro della Chiesa, quindi ruoli diversi. Mai priorità, solo servizi differenti (dal sacerdote in poi).
        Uhm, una visione ben diversa da quella che propugna l’articolo… eppure non emerge certo da un testo “progressista”, ma dal documento che definisce il cattolicesimo, quella religione a cui voi dite di appartenere ma che non sembrate intenzionati a rispettare se non nelle forme estetiche.
        Brutta cosa…

    • Può anche togliere le virgolette alla Messa. Da come le usa lei sembrano due pinzette da usare per non sporcarsi le mani con questa parola da Tridentini.

      • Il mio commento precedente andava situato correttamente come risposta allo scritto di Andrea di tre post fa,il terzultimo insomma.

  30. stolti e tardi di cuore……. non avevano CAPITO le scritture. Gesù le fa capire unitamente al suo mistero e noi vogliamo di nuovo oscurare la comprensione. Scribi e farisei ipocriti, voi avete chiuso le porte per non entrare e lo avete impedito a chi lo desiderava. Guai a voi guide cieche…..

    • ????? mi scusi Luca, ma che sta a dì?? e con chi ce l’ha?

      Il discorso di Emmaus sottolinea invece che la Scrittura senza il MISTERO dell’Eucarestia non è comprensibile…
      Lei può leggere duecentomila libri sulla Messa che non capirà MAI il Mistero racchiuso…. :-)
      I due Discepoli, pur analizzando le Scritture NON capivano gli eventi avvenuti, allo spezzare del pane LO RICONOBBERO… eppure non lo riconobbero quando Gesù per strada gli spiegava le Scritture…

      Gentile Andrea, che sopra riporta dei passi del Catechismo:
      un conto è la COMPRENSIONE di ciò che stiamo facendo alla Messa, altra cosa è pretendere di svelare il Mistero contenuto nella Messa… ;-)
      in questo senso e non altro si parla di COINVOLGIMENTO DEI FEDELI, ossia, aiutarli alla comprensione DEL LORO RUOLO NELLA MESSA che non è quello dello “spettatore a teatro”…. è per questo che Papa Benedetto XVI DEFINISCE UN ABUSO aver spinto i fedeli a fare Messe secondo i propri gusti….non è quella, dice il Papa, la partecipazione che si chiedeva, ma l’assumersi la responsabilità del privilegio di essere lì PER PRENDERE IL MISTERO…

      certo è che se interpretate così i Documenti della Chiesa e il Catechismo, si comprende bene perchè un vecchio detto che dice: leggere non è complicato, il problema è capire cosa si sta leggendo…
      il Catechismo va letto seguendo L’INTERPRETAZIONE DELLA CHIESA e non la propria opinione ;-)
      per capire come deve essere seguita la Messa detta moderna, guardi in TV, o vada personalmente, alle Messe che celebra il Pontefice, poi ne riparliamo ;-)

      • P.S.
        se non l’aveste capito poi…. i TITOLI non sono l’articolo!!! voi che vi fermate alla critica non andate oltre il titolo, rispondete solo al titolo….
        i titoli servono per attirarci alla lettura dell’articolo, ma non sono l’articolo…

  31. Ancor più normale (tanto da non fare assolutamente notizia) è la normalità di alcuni preti – tre preti della Arcidiocesi di Malta – che… credono a quanto dice Papa Benedetto XVI; che gli credono quando scrive che il Motu Proprio nasce come “frutto di lunghe riflessioni, di molteplici consultazioni e di preghiera”; che, fidandosi, in piena comunione con l’Arcivescovo, cercano di dare risposta all’esigenza espressa da un nutrito gruppo (oltre 300) di fedeli. E che, così facendo ogni settimana, hanno avuto modo di sperimentare la verità delle affermazioni del Pontefice.

  32. Dio non esige il suicidio della nostra intelligenza, vuole soltanto essere amato. L’Eucaristia va creduta, ma son l’uso dell’intelligenza. La Bibbia parla chiaro in merito, ma le influenze protestanti inquinato anche certi ambienti cattolici.
    Da dove nasce però la controversia con i fratelli protestanti circa la presenza reale di Gesù Cristo nell’Eucaristia?
    Fu Zwingli, e non Lutero, a ideare il semplice ricordo del sacrificio di Gesù sulla Croce, dicendo che gli era apparso uno spirito che gli suggerì i versetti di Esodo cap.12 dove si parla della Pasqua, che significa il passaggio di nostro Signore, ecco il verbo greco Est, che viene usato in “Questo è il mio corpo…” Zwingli prese a dire che era lo stesso di quello di Esodo, quindi fece aggiungere ai suoi libretti, “Questo significa il mio corpo…” negando e riducendo così la presenza reale a semplice commemorazione del sacrificio.
    Ecco cosa scriveva Lutero nel suo libro “Le Parole di Cristo”:

    “Ci chiamano carnivori, bevitori di sangue, antropofagi, cafarniti, arroganti, etc., come se fossimo dementi, insensati, o furiosi, come se avessimo ingoiato follemente Cristo e lo mangiassimo a pezzetti come il lupo divora la pecora, e bevessimo il suo sangue come la mucca beve l’acqua.

    Anche se avessero ragione, il che è impossibile, nell’affermare che nell’Eucaristia non vi sia realmente altro che pane e vino, se pure vogliono infuriarsi e tuonare contro di noi con queste orribili blasfemie di un Dio bollito, un Dio impanato,
    …non dovrebbero comunque avere rispetto della santa parola di Cristo, non inventata da noi: QUESTO E’ IL MIO CORPO?”

    (MARTIN LUTERO, Le parole di Cristo: Questo è il mio corpo siate fer¬mi contro i fanatici)

  33. non ho letto tutto, ma noto che il signor “ciamplacia” ho un coraggio incredibile. la sua intelligenza e cultura si scontra contro l’ignoranza del tradizionalismo che è la sola forza che può distruggere la Tradizione

    • Io credo che già il suo linguaggio sia il segno che ormai dai seminari escono fuori detriti. I detriti di una tradizione che per fortuna ancora esiste in qualche fascia di laici.

    • un vero prete abbraccia tutto…moderno e antico….Lei proprio dovrebbe andare ancora in seminario!!!

  34. I cattolici tradizionalisti mi faccevano arrabiare quando mi dicevano “non bisogna capire”, dopo ho capito a cosa si riferivano. Quando io chiedevo di capire mi riferivo ad essere educato sul significato della liturgia antica, cosi come ha fatto questo articolo. Noi cattolici, nati dopo o col CVII e per tanto non educati, abbiamo di essere educati. CHiediamo di capire. Non ci rispondete non “bisogna capire”, spiegate cosa si puo capire e cosa é un mistero, credo che fin li ci arriviamo. Eviterete molte discussioni.

  35. L’articolo è divertente, ma francamente di fantasia. Se il fedele assiste ma non deve capire una mazza, non si capisce davvero perchè la Chiesa Romana adottò ad un certo punto il latino invece di tenersi il Greco, la vera lingua originale della Chiesa se ce n’è mai una, che alla fine del VI secolo nessuno già cominciava più a capirlo in Occidente.
    Perchè poi far scomodare lo Spirito Santo con il dono delle Lingue in epoca apostolica, se non si deve capire…è ironico e simpaticamente polemico l’articolo, ma un filo arbirario in questo senso.
    Che il sacerdote celebri verso Est spalle al popolo era tutt’al più una consuetudine sino al Tridentino, e neanche troppo. Anzi, l’orientamento della celebrazione doveva essere per molti secoli piuttosto facoltativo, perchè le stesse basiliche patriarcali a Roma tra il IV e il IX secolo non hanno mai rispettato abside a Est e altare spalle al popolo, perchè si preferivano altre cose. A san Pietro, San Paolo, Santa Maria Maggiore e a San Giovanni si è sempre celebrato sempre fronte popolo, e questo ci anche donato graziosi cibori ed edicole gotiche sopra gli altari maggiori. La messa tridentina riprende e impone la messa Romana dell’alto medioevo, perchè nel basso medioevo c’era stato tutto un proliferare di riti, implementazioni e mutilazioni della messa romana in infinite varianti locali e nazionali, che stava conducendo alla disgregazione.
    Nello stesso medioevo pretridentino, la messa celebrata in tutto o in larghe parti in volgare era diffusa, perchè non erano tutti d’accordo neppure allora sul capire o non capire il sacrificio della Messa. La messa antica è sì la messa dei nostri avi, e dei nostri avi degli ultimi cinquecento anni probabilmente sì, ma sugli avi più vecchi , beh, non possiamo davvero esserne certi…
    Nulla toglie alla bellezza mistica e alla perfezione rituale della Messa Antica, meravigliosa forse anche senza capire, ma probabilmente io la colgo meno, perchè sapendo un pò di Latino io capisco il Pange Lingua come il Credo o il Pater Noster e le altre parti, e quindi mi devo esser perso la bellezza del seguire senza capire, come il romano del IV e del V secolo d’altronde. almeno sono in buona compagnia…

    • Della tua prosopopea fondata su niente da conoscitore delle secrete cose, abbiamo fatto sino ad oggi a meno, possiamo continuare.
      Se hai un elenco sensato e carte alla mano di contestazioni, prego, prova a smontare. Illustraci come la messa “altro non è che una cena simbolica”.

  36. L’articolo è interessante, i commenti troppi. Mi stupisce nei commenti la mancanza di disponibilità a parlare: cosa scrivete a fare, se non volete ascoltarvI? Direbbe Gregorio di Nazianzo: “si sono fatti la guerra in nome della Pace, si sono mentiti in nome della Verità”. Pensate a come dite le cose che dite. X quanto concerne l’articolo: ciò che è detto si celebra sull’altare, c’è solitudine e silenzio in Cristo, quando si offre. è mistero, va oltre ciò che da solo posso comprendere, benissimo, ma se persino la lingua non comprendo, per me non esiste ciò che, dall’articolo, sembrerebbe essere il cuore di tutte le cose. Ricordo a chi scrive che chi scrisse il canone “mirabile” il latino lo capiva, e anche piuttosto bene (ed io che ti parlo il latino lo capisco mooolto bene). Tu che dici: “non devono comprendere” fai della comprensione il cuore dell’articolo, e ne brandisci l’importanza più di coloro che, secondo te, si baserebbero sulla comprensione. Tu, che scrivi, più di loro. Mi sorprende. Se il discorso dell’articolo è vero, la questione sta nel cuore di chi celebra, del sacerdote e dell’assemblea (che non è sempre stupida, ed un po’ più, di solito, composita, del toscanaccio). Come affrontare la questione? Il cuore di chi celebra “imiti ciò che celebra”. La questione non è affatto nel rito. Punto. Chi è nel dubbio capisca che Trento fece ai suoi tempi ciò che il Vaticano II ha fatto oggi. Non lo ha fatto il Concilio ma il Papa? Sia a Trento, sia al Vaticano II. Benissimo, e la cosa non ha importanza. Stupido è colui, a cui si indica la luna, mentre si sofferma sul dito.

  37. L’articolo è ottimo! Per quelli che, come me, si sono avvicinati alla Messa di Sempre dopo anni di sofferenze in celebrazioni preparate per i gusti di vecchie settantenni, sicuramente leggere queste cose fanno emozionare. Frequento la Messa Tridentina ogni domenica e devo dire che sono sempre piene da queste parti (San Paolo, Brasile) sia da gente colta e istruita che da gente umile. Poi, devo anche aggiungere che in Brasile non si insegna più il latino nelle scuole dagli anni 60… Detto questo, devo, purtroppo, ammettere che il buon ciamplacia ha ragione su tanti punti. Sono d’accordo che il SP sia un atto giuridico bizzarro (dal punto di vista del diritto canonico) e illogico. Certo, sono contentissimo che ci sia, mi sposo ad aprile in Rito Tridentino e intendo far crescere i miei figli nel Rito di San Pio V, ma è vero che crea un problema immenso. Paolo VI ha sì voluto abrogarlo. Non ha senso che la Chiesa abbia questi due riti allo stesso tempo. Ha ragione l’autore del testo quando parla di mancanza di catechesi, ma ormai è troppo tardi… sono molto pessimista in questo senso. Il vaso è rotto, lutero aveva ragione, cambiata la liturgia, crollato il palazzo.

    Ormai non si torna più indietro. I comunisti, massoni e protestanti lo sapevano. Vedete la Spagna, dopo anni di governo conservatore ha avuto luogo il triste governo Zapatero che ha approvato le unioni gay e ogni altra schifezza. Ha fallito il paese nel frattempo ed è uscito. Sono tornati i conservatori, bene e che fanno? Abrogano le leggi infami? Mai… la stampa e i liberali di sinistra ne farebbero una dichiarazione di guerra… Stessa cosa per la liturgia. Che si fa adesso? Come tornare indietro? Ci sarà sempre gente come ciamplacia a cui la messa nuova piace di più perché non ha capito quella antica o perché è un cattocomunista, un carismatico o chissà che altro.

    “Nei primordi la liturgia non era come nel messale di San Pio” buonanotte! Gesù non è salito in Cielo lasciandoci i libri liturgici come guida! La Chiesa si è sviluppata e liturgicamente ha raggiunto il culmine nel Concilio di Trento, così come aveva raggiuto il culmine su altri argomenti anche prima e in altri dopo, ma ciò non toglie che tutta questa eredità compone la Tradizione. La Chiesa non cambia il dogma della Santissima Trinità, perché dovrebbe cambiare il dogma della liturgia (che è stata promulgata come dogma di fede perpetuo)?

    Assistere alla Messa in latino è difficile ed impegnativo? Cavolo e vivere la castità? E credere alla Trinità? E AMARE il prossimo come noi stessi? E credere all’immacolata concezione? Non è facile credere, eppur nessuno contesta niente di tutto ciò come essenzialmente cattolico. Ebbene, anche la liturgia è un dogma (così ha voluto San Pio V) il CANON, non sarebbe MAI da toccare. Eppur…

    Detto tutto ciò, ripeto, il vaso ormai è rotto. Mi dispiace da morire, ma è rotto. Non credo che vedremo ancora una volta un Papa incoronato o in sedia gestatoria… non credo che le canonizzazioni torneranno ad essere uno splendore di fede, non credo che la maggioranza dei cattolici si convincerà di nuovo che la Messa di Sempre è l’espressione più alta e bella della nostra fede… Il prossimi Papi hanno un problema non piccolo nelle mani… La Messa di Sempre crescerà. Non da sovrastare la nuova anche perché ci sono le persecuzioni, mancanza di informazione e pregiudizio, ma crescerà e per la Chiesa avere questi due riti con progressisti e tradizionalisti sempre in stato bellicoso come si è visto nei commenti qui e ovunque si parli di questo, fa male… Mah, preghiamo e preghiamo sempre… Il Signore non abbandonerà mai la sua Chiesa!

    • Lei è partito bene e poi si è arenato alla fine in un mucchio di amenità da tradizionalista tipico alle prime armi… attaccato alle piccinerie, che compongono sempre il nefasto “zelo amaro”. Sia più aperto e propositivo. Pure durante il Concilio tutti i padri celebravano da sempre e ogni giorno la messa antica: non bastò a farne dei santi e impedirgli di cedere al rompete le righe generali. Non basta la messa antica per risolvere tutto: occorre il Kerygma, il concentrarsi sull’Essenziale: non a caso il papa ha indetto l’anno della fede e non della messa antica. La messa antica verrà di conseguenza, una volta che si sarà ritornati alla fede nella Rivelazione, che ci si è davvero convertiti.

      p.s.
      Circa la tiara… vediamo….Avrà un senso quando i cattolici davvero saranno uniti. E poi è un dettaglio di poco conto. Ma soprattutto: si diceva non sarebbe mai tornato il camauro, la mozzetta ermellinata, il fanone, gli antichi troni, le antiche pianete e piviali… sbaglio o una alla volta son tornati tutti?
      La pazienza è la virtù principale della Chiesa. Quando la pazienza l’ha perduta e si è lasciata prendere dalle frenesie, ha dato luogo, come nel postconcilio, all’autodemolizione e all’autopersecuzione.

      • Grazie Mastino. Il suo sito è davvero interessante. L’ho scoperto ieri tramite il blog “messainlatino” ed è già diventato uno dei miei favoriti. Per quanto riguarda la Messa di Sempre, spero che lei abbia ragione, mi creda, è quello che vorrei anche io, qui in Brasile la tradizione va sempre più forte (solo a San Paolo abbiamo circa 5 o 6 Messe regolari ogni domenica e in alcune parrocchie la Messa di Sempre viene celebrata ogni giorno), ma i carismatici dominano i media e attraggono sempre più i giovani di più bassa cultura (che in Brasile sono tanti). Ho solo paura che i discorsi pieni di pregiudizi nei confronti del latino e della tradizione finiscano per impedire il pieno ripristino della Messa di Sempre. Comunque, complimenti per il sito!

  38. Comunque le cose che dice l’articolista valgono, dovrebbero aver valore, anche per il rito corrente:
    -il problema della messa non è capirla (se avviene di capire qualcosina è per Grazia, ma comunque il Mistero ci supera da destra e da sinistra)
    -non è parteciparvi, perché la liturgia è già in sé data: la partecipazione anche è data, ma dall’eucarestia, e quindi di fatto si partecipa, fuori da messa. Di fatto quello che della liturgia si inizia a capire lo si capisce attraverso questa partecipazione al Corpo.
    -Visto che la liturgia è già data il problema anche per il rito corrente è che i preti evitino l’enfasi e le aggiunte e celebrino il rito del vat II come fosse quello antico. Con serietà. Le aggiunte e le modifiche sono il peccato contro lo spirito, la più alta presunzione rispetto alla saggezza della Chiesa. L’enfasi è l’odio per la liturgia: la Poesia piena, la parola che già contiene la Parola non ha bisogno di sottolineature e teatralità.
    È un problema di preti, quindi di seminari, quindi di gerarchie.

    Non vorrei però che si rischiasse la posizione opposta, ma uguale a quella di chi 50 anni fa diceva che il problema della chiesa fosse il rito in latino. Dire oggi che il problema della chiesa è il rito in volgare. È la stessa posizione. Chi attacca il vaticano II e paolo VI non è tanto più cattolico, negando le verità a cui dice di credere e negando che la custodia della presenza di Cristo è affidata alla Chiesa nella sua integrità, anche quando è messa molto male.

  39. Dico solo questo:

    Col CVII hanno ridato ai sacerdoti i tre munera perchè si distaccassero dalla figura sacerdotale figlia del Concilio tridentino, che li rese solo amministratori di sacramenti (in primis il Santissimo Sacrificio Eucaristico) e finalmente sono tornati alla loro natura [da una lezione di un professore di Ministero Ordinato...e anche famoso]…salva poi l’azione dello Spirito Santo che ne ha voluto ridurre il numero (dei sacerdoti) costringendo i pochi rimasti a correre di chiesa in chiesa solo per…celebrare i sacramenti! (dovrebbero inserire anche il munus guidandi agli altri tre!!)

    A Messa si cerca in tutti i modi di favorire la partecipazione attiva dei fedeli con liturgie fantasiose, “adeguate” e canti di ogni specie…ottenendo il mutismo più assoluto (in materia di sacramento…perchè le chiacchiere si sprecano!) del popolo che non canta, non partecipa, non ascolta…e si allontana!

    Si è voluto alleggerire tutta la pratica delle virtù, propagandando una misericordia non amorevole perchè dissociata dalla giustizia….e il sacramento della confessione è il più disatteso di tutti!

    e non continuo l’elenco…

    Temo che ci sia qualcosa che il Signore in Persona cerca di dirci…

    a Lui solo onore e gloria nei secoli!

  40. Ma chi li scrive sti articoli? si è mai letto la Sacrosanctim Concilium? Non deve capire? ahahah certo! anche il mio cane Wolfy può prende la comunione allora!
    don Luigi

  41. Dobbiamo capire cosa? L’incarnazione, la Trinità, l’Uomo-Dio, la Transustanziazione,la Trasfigurazione, l’Ascensione ,ecc ecc? O possiamo limitarci a quattro banalità tradotte male in italiano? Sono queste ultime le cose da capire?

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