Forteto, il gulag omosessuale cattocomunista. Orrore dietro le icone buoniste dei progressisti

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dalla Scuola di Barbiana alla scuola di barbarie

Quelli che da bambini la sera andavano alla Scuola di Barbiana…  e poi cresciuti, la notte andavano a letto… coi bambini. Dopo aver messo su una comunità “ispirata alla scuola”, dicevano, del loro maestro don Milani. Scuola particolare assai: di stupri, pedofilia, omosessualità, addirittura zoofilia. Continuati per decenni. Sempre bandiera rossa in mano e “contestazione cattolica” in bocca. Ed è così che il Forteto era diventato l’oratorio dei cattocomunisti, delle giunte rosse, delle Coop, dei finanziamenti a palate, di Zanotelli con le  sue carovane di paci-finti, degli arcobalenisti, dei guru del progressismo “cattolico”. I due capi, allievi di don Milani, Goffredi e Fiesoli, che si riveleranno i due abominevoli mostri, erano gli stessi che davano dell’”ipocrita” alla Chiesa cattolica e del “troglodita” al suo Magistero morale. E ora abbiamo capito anche perché…

 

Ester Maria Ledda

 FORTETO – IL CATTIVO MAESTRO E IL “PROFETA DEL MALE”

Ester

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Guardatevi dai falsi profeti, che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci! Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dagli spini, o fichi dai rovi? Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. Ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Dai loro frutti dunque li riconoscerete” (Mt 7, 15-20).

Ci siamo già occupati in precedenza di don Lorenzo Milani, il famoso priore di Barbiana, uno dei pionieri del cattocomunismo e del progressismo contestatore e disobbediente. Icona anche delle giunte rosse e del veltronismo. Oggi però abbiamo forse l’evidenza evangelica del suo essere un falso profeta: i frutti, cioè i suoi scolari.

STORIA DEL CAMPO DI CONCETRAMENTO DEGLI ORRORI SESSUALI

Mi riferisco in modo particolari ai fondatori della comunità-cooperativa Forteto. I media nazionali hanno pressoché ignorato l’accaduto, mentre il blog fiorentino “Il Covile”, gestito da Stefano Borselli, ha dedicato un ampio dossier alla mostruosa (e a questo punto, c’è da dirlo, satanica) catastrofe del cattocomunismo fiorentino. Il Forteto è un campo di concentramento di ogni orrore di carattere sessuale, in cui i ragazzi, che disgraziatamente venivano affidati dalle istituzioni toscane, compresa la magistratura rossa che ha continuato, nonostante le segnalazioni, a “non sapere”, erano delle “prede”, “carne fresca” per i suoi leaders.

Questo è il libro in memoria del magistrato cattocomunista e amico di don Milani e di quelli del Forteto, Giampaolo Meucci, punto di riferimento dell’intero gotha catto-progressista. Nonché l’uomo, parziale e partigiano, che “non volendo sapere”, consegnò ripetutamente “carne fresca” agli ex allievi di don Milani. Lo stesso che, a braccetto con Raniero La Valle nel 1973, quando andava di moda, facevano viaggi nella Cina di Mao per poi scrivere libri per dire di quanto era bella e giusta (cercate su google). Ma sentite come recita il risvolto di copertina, di questo libro scritto anche col contributo del fratello magistrato di Moro, per capire che giro è questo:
“I contributi sottolineano la ricca formazione e l’amicizia che legò Meucci a don Milani e Giorgio La Pira, il fitto scambio culturale che intrattenne con uomini di cultura come Mario Luzi e padre David Maria Turoldo, ma soprattutto l’importanza del suo ruolo nel proiettare la Costituzione repubblicana in difesa dei minori. Esercitò le funzioni di Sostituto Procuratore presso il Tribunale di Firenze fino al 1966 [...] ma oggi è ricordato soprattutto come fondatore e innovatore del Diritto minorile in Italia, per aver dedicato gran parte dei suoi impegni e delle sue fatiche a questa fragile componente della società, tanto che fu per vent’anni presidente del Tribunale Minorile di Firenze.”

Tutto cominciò nella metà degli anni ’70 del secolo scorso, quando un gruppo di scolari di don Milani decise di fondare un’innovativa realtà comunitaria con un progetto contrario alla dottrina cattolica. Abolizione del concetto di famiglia basata sull’unione matrimoniale tra un uomo e una donna, per “evolvere” in una “famiglia comunitaria”, la cui caratteristica principale è la pratica omosessuale. L’ideologo è Luigi Goffredi, ma il leader indiscusso è Rodolfo Fiesoli, un megalomane che ama farsi chiamare il “profeta”. I due non nascondevano i loro “gusti sessuali”; il “profeta”, in particolare, è ossessionato dai giovani maschietti. Un vero “profeta del male”, oltre che falso, come il suo maestro. Questa la “filosofia del Forteto”, aborrita persino dall’amico della coppietta degli orrori.

Mi riferisco a Edoardo Martinelli, un sindacalista della CISL, ex allievo di don Milani. Nel 1977, in un momento di crisi coniugale, decide di trasferirsi al Forteto. Una notte Fiesoli entra nella sua stanza e gli propone di approfondire la “filosofia del Forteto”. Martinelli lo caccia e, il mattino seguente, fa le valigie. Non vorrà più saperne nulla di Fiesoli e del Forteto, pur restando un “donmilanista” sfegatato.

Ben presto però le porcherie compiute al Forteto divennero ufficiose. Il magistrato Carlo Casini, attuale parlamentare dell’UDC, apre un’inchiesta che, nel 1978, porterà all’arresto di Rodolfo Fiesoli con l’accusa di ripetuti abusi sessuali. Il “profeta del male” uscirà dal carcere l’anno seguente. Lo stesso giorno fu affidato al Forteto un bambino con la sindrome di Down. Questo per volere del presidente del Tribunale minorile, Giampaolo Meucci, grande amico di don Lorenzo Milani, il quale non crede alla veridicità dell’inchiesta di Carlo Casini. Inoltre Meucci è comunista, tanto simpatizzante di Mao da essere invitato a visitare la Cina, nel 1973 (accompagnato da Raniero La Valle), dal partito comunista cinese.

Meucci continuerà a mandare “carne fresca” al Forteto sino alla sua morte, avvenuta nel 1986, nonostante l’anno prima Fiesoli – insieme ai suoi “compari” –  fosse stato condannato a due anni di reclusione per maltrattamenti a una ragazza a lui affidata, atti di libidine violenta e corruzione di minore. La durissima sentenza parla di «istigazione da parte dei responsabili del Forteto alla rottura dei rapporti tra i bambini, che erano affidati loro, e i genitori biologici, sia una pratica diffusa di omosessualità».

Rodolfo Fiesoli, il “profeta del male”. Da cattolico contestatore e progressista a pedofilo e mostro

Nonostante la condanna dei leaders del Forteto e la morte di Meucci, il Tribunale dei minori continuò ad affidare minorenni di ogni età alla comunità, molti dei quali sono stati nella stanza di Fiesoli. Il Forteto riceverà addirittura finanziamenti pubblici dalle giunte rosse della Regione Toscana per la sua attività nel “recupero dei minori”. Praticamente pagati per continuare a fare i pedofili questi due esemplari di punta del donmilanismo.

Nel frattempo la cooperativa continuerà a crescere sino a diventare un’azienda con un fatturato da 18–20 milioni di euro all’anno con circa 130 dipendenti.

Il Forteto diventò pian piano un’istituzione della Toscana e dello stesso donmilanismo. Fiesoli e Goffredi divennero i simboli dei “preziosi frutti” del priore di Barbiana. Nonostante le proteste di Edoardo Martinelli, il quale tornò, suo malgrado, ad occuparsi del Forteto nel 2002. In quell’anno infatti la Fondazione Barbiana fu affidata al Forteto, che divenne perciò la depositaria della memoria di don Milani. Ma il tentativo di Martinelli di separare il donmilanismo e la “filosofia del Forteto” – «Liberare il sesso dalla materialità», è il motto di Fiesoli – fallisce miseramente. La maggioranza degli ex allievi di don Milani riconosceranno il Forteto come il frutto più bello del donmilanismo. E dire che da anni c’erano denunce per abusi…

Il 2003 è un anno pieno di soddisfazioni per Goffredi e Fiesoli. In quello stesso anno, infatti, ottengono importanti “riconoscimenti”. Goffredi è chiamato dal gruppo regionale DS e dall’Istituto Gramsci in qualità di relatore al convegno “Minori, diritto o punizione”. Qualche tempo dopo i missionari comboniani di Alex Zanotelli (altra icona del cattocomunismo) fanno tappa al Forteto con la “Carovana della Pace”. I pacifisti di Zanotelli definiscono la comunità di Fiesoli e Goffredi un posto in cui «più famiglie, alla luce del Vangelo, “vivono controcorrente” attraverso il lavoro di diverse cooperative e la comunione dei beni»… E la “comunione” dei letti, dei bambini specialmente; ma Zanotelli vede solo ciò che conviene alla sua ideologia, la stessa di quelli del Forteto.

L’orco del gulag cattocomunista, Goffredi, ha la faccia tosta anche di presentare una idilliaca storia degli “albori del Forteto”, dove trova il tempo anche per fare la morale alla Chiesa “retrograda e sessuofobica”, lui, quel verme pedofilo! Sentite chi è che lo sponsorizza (dal sito, naturalmente, delle amiche Coop di Firenze), cito:
“Oggi Il Forteto è una solida impresa produttiva, che ha contribuito al rilancio dell’agricoltura e dell’allevamento nel Mugello, ed ha continuato e sviluppato l’iniziativa sociale e solidale per tutelare e promuovere i diritti civili dei minori e delle fasce sociali svantaggiate.
Giovedì 9 dicembre 2010 alle ore 17.30 nella sala Luca Giordano della Provincia in via Cavour 1 a Firenze verrà presentata la riedizione 2010 di Non fu per caso. Con l’autore, socio fondatore della Cooperativa agricola il Forteto e oggi presidente della Fondazione Il Forteto onlus, interverranno il Presidente della Provincia di Firenze Andrea Barducci, la senatrice Vittoria Franco, la giornalista Rai Betty Barsantini e l’avvocato Lucia Mininni.”

Nello stesso anno si occupa del Forteto il giornalista di sinistra Enrico Deaglio, direttore del mensile “Diario”. Tra gli esempi di “miglior gioventù” Deaglio inserisce anche Goffredi, il quale ha il grande merito di aver «approfondito l’operato di un giudice, Giampaolo Meucci, allora secondo presidente del Tribunale per i minorenni di Firenze, famoso giurista e filosofo di rinnovamento».

Nel 2005 è il “turno” della rivista “Le Missioni Consolate” di elogiare la “filosofia del Forteto”: «Un numero crescente di famiglie vivono insieme, felici, con sobrietà e in spirito di solidarietà e condivisione: una risposta al bisogno di “umanità” e una sfida controcorrente all’individualismo, egoismo e mode consumistiche».

È probabile che sia il testo della “Carovana della Pace” che quello de “Le Missioni Consolate” siano stati scritti dello stesso Goffredi. Infatti nei testi c’è la parola controcorrente, parola che tanto piace ai “clienti” di Goffredi.

Ovviamene pure Rodolfo Fiesoli ha le sue belle soddisfazioni. Il 4 febbraio del 2010 il gruppo del Partito democratico del Senato organizza, nella sala degli Atti Parlamentari della Biblioteca, la presentazione del suo libro “Una scuola per l’integrazione”. L’anno seguente, in giugno, esce il suo nuovo libro “Fili e nodi”, con la prefazione scritta dal presidente della Provincia di Firenze, Andrea Barducci, membro del partito democratico, allievo pure lui di don Milani.

Fiesoli e Goffredi sono felici. Ormai sono convinti che il peggio sia passato e che possano godersi in tutta tranquillità la loro preferita – pervertita – attività. Ma le vie della Provvidenza sono infinite. Il 20 dicembre 2011 Rodolfo Fiesoli viene arrestato con le accuse di pedofilia e zoofilia (rapporti sessuali con animali), reati commessi all’interno della cooperativa. Contro di lui ci sono sette denunce e una ventina di testimonianze. Ora Fiesoli, avendo superato i 70 anni, è agli arresti domiciliari in attesa di giudizio.

Una settimana dopo l’arresto del “profeta del male” si costituisce il comitato Vittime del Forteto, presieduto da Sergio Pietracito. Questo è il link del sito ufficiale: www.falsieducatori.it. Questa invece la pagina di Facebook: www.facebook.com/falsi.educatori.

Il comitato chiede più di un incontro con le istituzioni regionali e provinciali, ma viene ignorato. Almeno sino all’aprile del 2012. Al Teatro Giotto di Vicchio, in provincia di Firenze, la consigliera comunale del PdL Caterina Coralli organizza un’assemblea sul Forteto aperta a tutta la cittadinanza. Intervengono Sergio Pietracito ed Edoardo Martinelli e molte delle vittime del Forteto: le testimonianze sono impressionanti e lasciano senza fiato i presenti. È l’inizio della fine dell’omertoso silenzio sul Forteto, il frutto più succulento della scuola di Barbiana.

Le istituzioni toscane non possono più ignorare il drammatico “caso Forteto”. Il 1° giugno del 2012 la Regione Toscana crea una commissione d’inchiesta sul Forteto, composta da: Stefano Mugnai (presidente, PdL); Paolo Bambagioni (vicepresidente, PD); Maria Luisa Chincarini (Segretaria, IdV); Monica Sgherri (Federazione della Sinistra); Dario Locci (Lega Nord). Secondo il direttore de “Il Covile”, Stefano Borselli, costoro hanno fatto onore al proprio mandato, perché non si sono sbranati tra loro, ma hanno veramente collaborato e sono riusciti a far luce sulla squallida vicenda del Forteto. La relazione finale è stata presentata lo scorso gennaio ed è scaricabile gratuitamente dal sito ufficiale della Regione Toscana.  Consiglio a tutti di leggerla.

Luigi Goffredi, l’ideologo dello stile di vita “controcorrente” del Forteto. Molto “controcorrente”. Squallido porco!

 TESTIMONIANZE DAL “GULAG” DEI DONMILANISTI

Adesso però vorrei lasciare la parola alle vittime. Senza le loro preziose e coraggiose testimonianze non sarebbe stato possibile mettere la parola fine alle porcate di Goffredi e Fiesoli e della banda di quelli che la sera andavano… alla Scuola di Barbiana.

È sufficiente fare una veloce ricerca con Google, digitando le parole Forteto e Fiesoli, per avere una raccolta incredibile di testimonianze sulla comunità degli orchi e sul gulag del cattocomunismo “buonista”.

Ho trovato qualche testimonianza di alcuni ex collaboratori di Fiesoli, i quali solo dopo molti anni hanno trovato il coraggio di denunciare il mostro del quale comunque, con l’omertà, sono stati complici. La pagina Facebook di “Falsi Educatori” riporta tantissime testimonianze, leggibili scorrendo il diario.

Racconta una donna: «La mattina mi alzavo molto presto per andare al lavoro. Erano camere più o meno piccole ma tutte adibite a camerate, uscivo nel corridoio cercando di non accendere troppe luci e di non fare rumore. Ci fu un periodo che mi trovavo tra i piedi un bambino nudo. A volte rannicchiato per terra che tentava di dormire, altre infreddolito in piedi… vicino alla parete, aveva sempre accanto il mucchio di lenzuoli bagnati. La madre designata da R.F. (Fiesoli, nda) lo gettava fuori dalla camera quasi ogni notte perché faceva la pipì a letto. O ti ribelli a situazioni di questo genere o sei complice. L’unica cosa che sono stata in grado di fare per quel bambino è stato di non dimenticare, di non cancellare, fino a quando ho avuto la forza di denunciare».

Don Lorenzo Milani con i suoi allievi. Il cattivo maestro con i cattivi allievi.

E un’altra: «Credevo di vivere per un nobile ideale. Mi sono svegliata e ho realizzato di essere stata complice in qualche modo di terapie selvagge, atti di crudeltà e cinismo di ogni tipo nei confronti di esseri umani… è stato terribile. Nessuno di noi ha mai detto a R.F. che non aveva diritto a separare le madri dai figli e glielo abbiamo lasciato fare liberamente e tantissime volte (…). Mi sono reso conto che abbiamo accettato alibi per non affrontare il vero problema; una struttura gestita da persone malate. Nessuno di noi ha mai avuto il coraggio di contraddire i capi». Stranezze e maltrattamenti erano all’ordine del giorno: «Ricordo che a pranzo vestirono un uomo adulto da donna con parrucca gonna e truccato di tutto punto. Lo misero a mangiare con le donne. Rodolfo rideva a crepapelle e lo derideva davanti a tutti; non ho mai capito il perché di tutto ciò. Nessuno faceva domande altrimenti sarebbe toccato a noi. Mi ricordo che il bambino a me affidato chiedeva insistentemente di vedere la famiglia d’origine, cosa che io ritenni giusta. Intervenne il capo (Rodolfo) che alla presenza delle altre donne mi picchiò selvaggiamente. Mentre mi malmenava rivolto verso le altre donne imprecava e diceva “hai visto icchè vu gli fate fare, hai visto icchè vù gli permettete di fare”. E giù, botte».

«Anche io, noi, che siamo stati costretti a uscire dalla comunità, ci consideriamo la parte sana del Forteto: quella che non vuole essere complice di simili comportamenti», scrive G.C. il 26 dicembre 2011 su Facebook. «Per due anni ho cercato di fare chiarezza all’interno per denunciare un tentativo di abuso su mio figlio Giuseppe. Il culmine è stato l’aggressione subita da parte di più persone per costringermi a lasciare la comunità. Era il 9 dicembre del 2010 come si attesta dal referto del Pronto Soccorso dell’ospedale di Borgo San Lorenzo, prognosi di 15 giorni, e referto autorità giudiziaria n°149».

Nella Relazione finale della Commissione d’inchiesta vengono riportate numerose testimonianze.

«Quando uno era in crisi andava a portare il caffellatte a Rodolfo. Io andai una mattina a portare il caffellatte a Rodolfo […] e quella mattina me lo ritrovai con la canottiera senza mutande, perché entravi nella camera che era buia […] fece per prendermi, io accesi la luce e vidi che era nudo, praticamente, perché dormiva senza mutande… Praticamente mi dice “vieni in collo a me che sei pronta per affrontare tutta la tua materialità, io sono l’uomo puro” e i soliti discorsi. Quel giorno mi ricordo che gli lasciai lì il caffellatte e gli dissi “questo è l’ultimo caffellatte che prendi!”. […]C’era anche l’altra bambina di Luigi Goffredi, che era una bambina down e l’aveva proprio adottata: era più piccola di me, mi sembra di due o tre anni e […] io mi ricordo che Goffredi la sera veniva a darle la buonanotte. Io dormivo nel letto a castello di sopra e lei di sotto e sentivo un po’ di versi strani, quando veniva lì a darle la buonanotte, quindi una sera a un certo punto dissi “ma…” e mi affacciai di sotto per vedere quello che succedeva: vidi che c’era Luigi Goffredi che le aveva levato i lenzuoli di sopra e la stava masturbando. […] Negli abusi sessuali che avevo subito [prima dell’affidamento al Forteto, nda] c’erano stati dei rapporti orali con degli adulti e, per non farmi sentire che potevo aver fatto cose schifose […] che Luigi Goffredi per farmi capire tutto questo discorso sia arrivato a chiedermi di fare del sesso orale con lui per vedere che era una cosa che normale […] però mi ricordo quella volta che Luigi Goffredi mi chiese davvero quel rapporto orale con lui e mi ricordo che all’inizio mi rifiutai, perché non.. primo perché non capivo, mi vergognavo, non capivo: avevo davanti una persona della quale per due anni mi ero fidata […] Comunque andò che dovetti fare quello che mi chiese e devo dire la verità, si ruppe un po’.. tutta questa fiducia che avevo […]» (Miriam Coletti, arrivata al Forteto in affido nel 1983 all’età di 8 anni. Associazione Vittime del Forteto).

«Vi racconto una cosina bellina delle fragole: si raccoglievano tutti le fragole la mattina, poi ci portavano il panino a pranzo […] insomma, venivano lì al campo a portarci il pranzo e a volte non si doveva mangiare, perché magari durante la raccolta delle fragole avevamo acchitato qualcuno o eravamo troppo.. come si può dire? Faceva un caldo boia e magari a volte ti levavi la maglietta o ti tiravi un po’ su i pantaloni… sì, sì, acchitare nel senso di provocare sessualmente: vi riferisco le parole precise… magari sono parole un po’ particolari, ma insomma per capire. Sono diventate parole di uso comune lì al Forteto… ad esempio, una volta […] perché eravamo state troppo provocanti e allora non si doveva mangiare, oppure a volte anche perché “i panini per voi non ci sono, voi lavorate e noi ci si riposa!”» (Gaia Viviani, entra al Forteto fin dagli inizi ed è sull’orlo della maggiore età. Associazione Vittime del Forteto).

«Io andavo da Rodolfo e praticamente a 15 anni e mezzo […] mi dette un bacio sulla guancia e lì lo accettai volentieri, un bacio sulla guancia uno lo può accettare, poi successivamente – perché è stata graduale, questa cosa – siamo passati al bacio a stampo e lì mi irrigidii un pochino […] successivamente siamo passati al bacio con la lingua […] e io stavo sempre zitto, non dicevo nulla, faceva tutto lui. Praticamente poi lui mi prese la mano e me la mise sul.. però sopra i pantaloni, me lo fece proprio lui, […] la sua mano e io non c’avevo forza di.. e poi, siccome portavo sempre i tony, non avevo mai i jeans, una volta […] mi mise la mano dentro il sedere e per un pochino mi ci ha infilato il dito, questo è capitato cinque o sei volte e queste cose duravano dai dieci ai quaranta/quarantacinque minuti, perché poi io andavo a scuola e dovevo andare a fare i compiti, […] e quindi andavo in bagno, mi sciacquavo e andavo a fare i compiti. Questa cosa la dissi alla Betty, l’affidataria, e lei fu meravigliata, “insomma, non è possibile che abbia fatto queste cose qui!”, c’avevo anche paura a raccontarle, perché avevo paura delle conseguenze […] e allora stavo zitto e subivo». (Emanuele Filotti, in affido al Forteto dall’età di 13 anni. Associazione vittime del Forteto).

«Lì gli unici rapporti che erano permessi tra i sessi erano di tipo omosessuale: non che abbiamo niente contro l’omosessualità però lì erano vere e proprie forzature, ossia l’amore riconosciuto e accettato, l’amore vero, alto e nobile era solo quello con lo stesso sesso. Chiunque avesse […] la tendenza verso l’altro sesso, cioè la normalità, era sottoposto a verifiche e a chiarimenti […]. Il bene e l’amore vero erano quelli di tipo omosessuale, perché lì non c’era materia. […] Se la donna guarda l’uomo è oggetto di chiarimento e il chiarimento è la tortura quotidiana che tutte le sere viene perpetrata per decenni, non per un giorno […] Questo era un appuntamento di tutte le sere, tutte le sere si fissavano i lavori […] dopodiché prendeva la parola il Fiesoli e si parlava dei problemi che c’erano stati durante la giornata, ma non lavorativi, dei problemi a livello di rapporti interpersonali e di relazioni. […] il tema era monotono, perché era sempre lo stesso: le fantasie sessuali. Si doveva sempre parlare delle fantasie sessuali e sotto processo c’erano quasi sempre delle povere ragazzine» (Saverio Praticò, entra al Forteto fin dagli inizi. Associazione Vittime del Forteto).

«Tu andavi a rifare le camere dove dormiva anche Rodolfo, portavi la colazione a Rodolfo […] ci ha provato, però io non sono riuscito a… ero un po’ più sveglio, boh, non so come si dice, però sì, mani nelle mutande, addosso, baci nel collo, poi mi ci portava la mia mamma affidataria da lui, […] e allora in camera “ah, come sei bello! Come sei coso!”, mani nelle mutande, mani… questo succedeva anche davanti alla mia mamma affidataria… sì, mi dava i baci nel collo davanti alla Daniela Tardani (è la madre affidataria, ndr), cioè mi ci portava lei “ma lasciati andare! Rodolfo fa così con tutti, è normale, ti leva questa materialità! […] Mi ricordo che la mia mamma mi faceva il bagno e tante volte, quando fai il bagno a un bambino, c’è la possibilità che abbia delle erezioni e lei voleva che io spiegassi le mie fantasie sessuali. Io ti parlo… avrò avuto 6/7 anni e dovevo dirle come mai e che l’essere toccato da lei a me piaceva: insomma, mi aiutava lei a dirlo, però lo dovevo dire» (Michele Giumetti).

«Un giorno Rodolfo viene a consolarmi, io […] ero entrato un po’ in crisi per la questione sessuale riferita al mio passato, viene a consolarmi […] cercando di avere un approccio sessuale. Io lì per lì mi irrigidii e gli dissi di no, ma a lui la cosa non andò molto a genio. Io però nei due mesi successivi mi sono sentito in colpa per aver detto di no. […] Mi sentivo in colpa per avergli detto di no e non comprendevo perché […] psicologicamente parlando sono cose che devi fare per affrontare la tua materialità, per poter star meglio: in effetti io ero entrato in crisi proprio per un discorso sessuale e, volendo incastrarcelo, aveva la sua logica […] lì dentro e la risposta che avevo da tutti era che la cosa era normale, ero io che ero maligno, in realtà quelle cose Rodolfo le faceva controvoglia. Che poi in realtà non è solo lui a farle, ma le fanno anche gli altri» (Gianni Anzini, Associazione Vittime del Forteto).

Il comboniano cattocomunista Alex Zanotelli, un abitué del Forteto, grande amico e sponsor di quel gulag e dei suoi orchi. Per lui, e per la sua “carovana della pace”, di paci-finti (hanno bivaccato per giorni in quel luogo di corruzione e violenza… da perfetti “non-violenti”), quello era “il regno ideale, della giustizia e della pace, dove si è realizzato il comunismo perfetto”. Lucifero in persona non avrebbe saputo dire di meglio.

«Già quando ero più piccola dicevano che mi piacevano le ragazzine e infatti una volta con la Miriam fui chiusa in una stanza e si doveva avere un rapporto, però io mi ricordo che […] lì ero in prima o in seconda media e lei era un pochino più grande, di due anni o tre, di me. E niente, si fu chiuse in questa stanza e si doveva avere un rapporto, fatto sta che io e lei non si ebbe niente, però poi ci si era organizzate su cosa dire, perché poi dopo ci interrogavano.[...] Siccome io e lei (si tratta di una ragazzina coetanea della Vezzosi, ndr) eravamo nella stessa camera […] era un’evasione questa di avere dei ragazzi e quindi dovevo affrontare la mia materialità con questa OMISSIS. Siccome dormivamo insieme la Daniela Tardani disse “buonanotte, mi raccomando, affrontate la vostra materialità” e chiuse la camera. Io e lei si stette tutta la notte a parlare e a dire che cosa che si poteva raccontare e si raccontò il giorno dopo, però non so per chi, se per me o se per lei non tornò la versione, qualcosa si era sbagliato e allora si fu umiliate davanti a tutti nella sala dove si pranza, […] davanti a tutte le persone dopo mangiato. Fatto sta che il giorno dopo si stette tutti a parlare così e la sera si dovettero affrontare le nostre materialità: alla fine, insomma, si disse “va beh, affrontiamo le nostre materialità, perché sennò qui non si va avanti” e niente, così se te dopo dichiaravi o facevi quello che era.. dopo te stavi in grazia di Dio, dopo per un almeno un mese o due stavi… anzi, eri brava, “hai visto la Lilia? Ha affrontato le sue materialità! Un applauso alla Lilia”, capito? Facevano proprio delle cose plateali e quindi te ti sentivi bene e per un pochino te la scampavi» (Lilia Vezzosi entra al Forteto in affidamento all’età di 11 anni; è il 1987).

«Una delle condizioni da mettere subito in atto era di tagliare completamente i ponti con la famiglia d’origine e quindi uno si ritrova a 18 anni, quando ti senti di essere un uomo ma in realtà non lo sei, tagliato fuori, la famiglia d’origine l’hai in qualche maniera allontanata, gli amici che non sono lì non esistono più, non possono neanche venirti a trovare e tu ti trovi completamente isolato» (Giuliano Piccagli).

«Angela (la donna che le viene affiancata in funzione di madre affidataria, ndr) sta con me dalla mattina alla sera, ventiquattro ore su ventiquattro senza lasciarmi mai un secondo sola: non posso in nessun modo avere un secondo di libertà. [...] Io vedo tutte queste ragazze della mia età e anche più grandi che mi guardavano come se fossi un’extraterrestre, una cosa venuta da fuori dal mondo perché […] mi truccavo, mi vestivo molto carina, avevo i capelli molto lunghi e ero una ragazza che a 16 incominciava le prime sue cose da donna. E subito Angela incomincia a farmi notare queste cose e a dirmi che non è giusto che io sia così, che mi deve tagliare i capelli, che mi devo vestire un po’ meno provocante, che devo essere un po’ più anonima, diciamo così, e proprio alle cinque del pomeriggio del giorno dopo che arrivo mi fa tagliare tutti i capelli, butta via tutti i miei vestiti e mi spiega queste cose.. io ovviamente sono arrabbiatissima, perché questa qui mi trasforma completamente da quella che ero» (Diletta Giommi. Associazione Vittime del Forteto).

Per chi volesse ascoltare queste testimonianze dalla voce delle vittime possono farlo guardando il seguene speciale mandato in onda da La7.

CONCLUSIONE: LA BANDA DEGLI ORCHI CATTOCOMUNISTI CHE DAVANO DELL’”IPOCRITA” ALLA CHIESA

Adesso la chiamano “setta”. Dopo quaranta anni, i cattocomunisti, Corriere compreso. Poco prima lo chiamano esemplare da imitare di “cattolicesimo aggiornato”. E “integralisti fanatici” erano i cattolici che da anni, compreso Carlo Casini, denunciavano gli abusi.

Rodolfo Fiesoli, Luigi Goffredi e compagni di bandiera e di merende hanno imparato da don Lorenzo Milani, forse suo malgrado, l’odio verso la Chiesa e i suoi insegnamenti, quelli morali soprattutto, mettendo le proprie voglie  – e le proprie perversioni – alla base di tutto.

«Lui (Rodolfo Fiesoli, ndr) sottolineava sistematicamente l’ipocrisia della Chiesa», racconta Saverio Praticò, «dando dei falsi, dei farisei, perché poi all’inizio gli piaceva leggere il Vangelo, poi ha cambiato genere. Erano tutti farisei, lui si identificava nel Cristo [...] perché la gente andava in chiesa tutta falsa… devo dire che con queste cose un po’ faceva presa, perché sinceramente è come dire che le famiglie sono tutte egoiste, chiuse e non vogliono aiutare il prossimo: erano questi gli argomenti per infinocchiare anche noi quando avevamo 17 anni, perché noi si verificava che era così in casa, ossia che i genitori cercavano di essere un po’ più chiusi, di essere preoccupati e di non aiutare.. no? Lui martellava su queste cose. Nell’ambito della Chiesa sapeva bene i punti deboli che potevano essere quelli della Chiesa e li usava tutte le sere, insomma».

Nonostante tutto questo odio per la Chiesa, Fiesoli frequentava regolarmente la messa domenicale. Perché questa contraddizione? Risponde sempre Saverio Praticò: «È banale: lui abitava davanti alla parrocchia della Querce, non c’erano altri locali… sì, sì, so che lui aveva un’origine… era un comunistaccio sfegatato, anch’io e lui il cristianesimo e il socialismo li metteva insieme».

Non a caso, negli anni, il Forteto è diventato punto di riferimento per il partito comunista: portava voti e finanziamenti. Conferma il presidente della Commissione d’inchiesta, Stefano Mugnai (PdL), che i fatti drammatici e orrendi «sono potuti accadere anche perché il Forteto godeva di una serie di relazioni importanti: dal Tribunale dei Minori, ad associazioni, alla Regione Toscana, al mondo della politica». Le testimonianze raccolte dalla commissione raccontano di numerosi politici che «a vario titolo – è scritto nella relazione – e con differenti modalità, passano al Forteto come Piero Fassino, Vittoria Franco, Susanna Camusso, Rosi Bindi, Livia Turco, Antonio Di Pietro, Tina Anselmi, Claudio Martini, Riccardo Nencini. Si va da chi compie un rapido passaggio in vista di prossime elezioni, a chi scrive prefazioni per le pubblicazioni editoriali del Forteto, a chi, magari anche solo per territorialità, diviene frequentatore più assiduo».

L’accusa del PdL toscano alle istituzioni regionali (tutte di sinistra) è durissima: “carne fresca” al Forteto in cambio di voti e finanziamenti! E la Regione Toscana, al processo contro Fiesoli e Goffredi, si costituirà pure come parte civile. Mentre forse dovrebbe stare a vario titolo dalla parte degli accusati? E’ una domanda che ci poniamo.

Nicolás Gómez Dávila sosteneva che «il dialogo tra comunisti e cattolici è diventato possibile solo da quando i comunisti hanno iniziato a falsificare Marx, e i cattolici Cristo». Io credo invece che questo “dialogo” sia diventato possibile quando i cattolici hanno rinnegato Cristo e incominciato a idolatrare Marx. Mentre i comunisti non hanno mai falsificato Marx: quello vero se lo tengono ben stretto.

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9 comments on “Forteto, il gulag omosessuale cattocomunista. Orrore dietro le icone buoniste dei progressisti

  1. E che dire del card. Groer che Woitila impose come primate d’Austria per il suo tradizionalismo e poi si scoprì avere il vizietto? Con effetti devastanti, tra l’altro sulla chiesa austriaca: in Austria non lo volevano (forse conoscevano il loro pollo) e adesso non sono più molto disposti all’obbedienza.
    Don Milani è stato un personaggio di grande spessore culturale e spirituale. Accusarlo di essere il “padrino” di una cricca di pedofili è come accusare Don Bosco di essere l’ispiratore di tanti preti pedofili che insegnavano nei collegi salesiani.

    • 1 Groer, non solo non ha mai ammesso, ma è del tutto innocente: fu infangato dalla macchina perfetta del progressismo miliardario ed apostata austriaco, perché non era dei loro e aveva detto “stop alla ricreazione”. Fu letteralmente fatto fuori con le cattive, non riuscendo a farlo fuori con le buone. E Schoemborn, ce l’ha sulla coscienza. E la sta pagando cara, lui e quel porcilaio di chiesa che altro non era che la sguardrina dell’imperatore. Venuto meno l’imperatore è venuta meno pure la sgualdrina: restano i figli di…sgualdrina.

      2 Notate signori (ho dovuto censurare frasi di un odio bestiale verso la Chiesa e la comunità dei credenti, di costui che scrive), il risentimento che questo ennesimo fan di quel maestro di comunisti da sacrestia e di, ora lo sappiamo, depravati, che fu don Milani, notate, dicevo il risentimento e l’odio che ha verso la Chiesa, il papa, i santi, i credenti. Ecco l’ennesimo frutto marcio del donmilanismo.

      3 Notate come questo figliolo spirituale di questo piccolo e malefico maestro, ha dato ai sacerdoti di don Bosco, per assecondare la vulgata anticlericale di stampo massonico e sabaudo (naturalmente questo signore si è informato su un notorio sito gay: vi è da domandarsi cosa ci facesse su un sito gay..)nata già mentre il santo era in vita, per cui i suoi sacerdoti non erano educatori di bambini ma dei pedofili.

      4 Questo ennesimo frutto di don MIlani, mentre cerca di mondare il cattocomunismo, mentre cerca di scagionare dei pedofili patentati, con tanto di prove schiaccianti a loro carico, al contempo cerca di infangare gli altri. Ossia: abbassare il mondo per innalzare se stessi.
      Celso, notorio anticlericale online: lei ha fatto parte di quella comunità a vario titolo?

    • No Celso la prego NO!! paragonare Milani a Bosco è da folli :-(
      è come paragonare VLADIMIR detto Luxuria a Marilyn Monroe… almeno quest’ultima era una vera donna ;-)
      Quanto al card. Groer, ragioni:
      viene fatto vescovo ed arcivescovo d’Austria nel 1986, nell’88 cardinale e resse la diocesi fino al 1995 …. stranamente, dopo l’indulto fatto dal Papa (l’ecclesia Dei) a favore della Messa antica che il card. Groer si diede a difendere e ad elargire dimostrando una aperta simpatia per i tradizionalisti, scoppia l’accusa di pedofilia ;-) accusandolo di aver abusato perfino di ben DUEMILA bambini, ma per favore su!!!

      • A lei rispondo volentieri perchè i suoi modi sono molto più civili del Sig. Mastino, che ha mutilato il mio intervento dichiarando falsamente che avrei pronunciato frasi di “odio bestiale verso la chiesa” , il che è del tutto falso. Naturalmente potrei inviare il mio intervento originale, ma verrebbe nuovamente manipolato e sarei nuovamente insultato senza potermi difendere. Ma gli insulti di certa gente non mi toccano.
        Premetto che il senso del mio intervento era semplicemente questo: accusare di pedofilia il clero “progressista”, nella fattispecie Don Milani (che pedofilo non era) è una operazione del tutto ideologica, essendo facile dimostrare che ci sono casi di pedofilia anche tra i tradizionalisti. E portavo ad esempio il card. Groer e padre Maciel. (Questa parte del mio intervento, la parte iniziale, è stata tagliata dal sig.Mastino)
        Può anche darsi che il giornalista che ha parlato dei 2000 bambini molestati abbia calcato un po’ la mano, ma resta il fatto che il card. Schoenborn ha chiesto scusa alle vittime di Groer e non credo che si possa liquidare Scoenborn come un “progressista”, quando invece è sempre stato molto vicino al papa e ha agito seguendo le direttive antipedofile vigorosamente caldeggiate da B XVI e certo non senza prima averlo consultato. Altrimenti bisognerebbe pensare che hanno mandato al macello il povero Groer pur sapendolo innocente soltanto per darlo in pasto all’opinione pubblica in quel momento assetata di sangue pedofilo. Groer non avrà molestato 2000 bambini, ma certo non è del tutto pulito. Farlo passare per una vittima è un vulnus alla linea antipedofila del papa (ormai ex). Non mi soffermo sul fatto che questo argomento (la normativa antipedofila) è stata da molti commentatori chiamata in causa come un movente dell’abdicazione.
        Nella parte censurata del mio intervento avevo chiamato in causa Maciel definendolo “miserabile”. Anche lui è stato vittima di maldicenze anticristiane?
        Infine, se lei legge attentamente, vedrà che l’accostamento tra don Milani e don Bosco è solamente retorico. E’ ovvio che si tratta di due figure diverse. Ma volevo solamente dire che non possono essere accusati di comportamenti degeneri dei loro seguaci.
        Il sig. Mastino lascia intendere che potrei essere gay perchè avrei trovato le maldicenze su don Bosco su “un notorio sito gay”. Sinceramente non so quale sia, ma, visto che lo conosce, potrei rivolgergli la stessa accusa.
        Infine dichiaro solennemente di non essere cattocomunista, cattolico progressita, frequentatore di comunità di base ecc.ecc. Ho la fortuna di essere ateo.

        • Il cardinale Schoenborn è un mentitore, e si è fatto mettere le parole in bocca dai suoi ricattatori. Non è personaggio degno di alcuna considerazione e fiducia. Uno smidollato. Groer era innocente come Cristo sulla croce e prima o poi la Chiesa, dovrà rendergli i dovuti onori. E chi ha assecondato il suo martirio lentissimo, domandare perdono a Dio. Senza contare che Groer e poi quel vero sporcaccione (vede? quando so che uno è colpevole non mi faccio problemi di “fazione” e dico le cose come stanno) di Maciel, non erano affatto “pedofili” e quanto all’ultimo non solo molestava ragazzi già in età di ragione, ma era pure bisex, avendo messo incinta qualche sgualdrina.

  2. …. non ho parole!!!!!!!!! non sapevo di questi fatti……. i due video mi hanno choccato quanto l’articolo, credetemi, ho preso il Rosario in mano per placare l’ira e la rabbia…….. non aggiungo altro!

  3. oggi don Milani diviene il testimone della Chiesa italiana sulla pastorale scolastica. O meglio il patrono in pectore della scuola statale o libera che sia. Leggo che si dovrebbe riaprire il processo di beatificazione. Pericolo reale visto l’andazzo.
    nessuno però ci dice che quelle teorie pedagogiche erano fallaci ed obsolete già allora, inutili e dannose all’educazione tout court e in specie a quella cattolica.
    Adesso sappiamo con certezza che alcuni dei seguaci e frequantatori più assidui, assidui lo ripeto, di don Lorenzo Milani erano degli omosessuali e pedofili seriali, dei criminali agnostici di mezza tacca. Nessuno si pone la domanda se quei comportamenti ignobili siano l’esito di quelle teorie pedagogiche e di quel pensiero?

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