I PAPABILI. Ma anche no. Una mappa ragionata, i pronostici. Dossier di PP

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I  P A P A B I L I

MA ANCHE NO

Dov’è Pietro?

 Una mappa del conclave completa e ragionata, 

che difficilmente risulterà sbagliata

 Un Dossier di P.P.

 

di Antonio Margheriti Mastino

 

Quali caratteristiche dovrà avere il papabile ideale?

Non leggo quasi mai i giornali, non vedo la tv, sto quasi sempre concentrato su ciò che conta e, per vie alternative, talora in diretta da Roma, osservo in silenzio i fatti della Chiesa. Credo di averne un’idea “originale”: nel senso che è basata sulla realtà osservata e ascoltata in diretta, non filtrata, mediata, manipolata e storpiata attraverso i mezzi di comunicazione e, peggio ancora, dai vaticanologi del giorno dopo, improvvisati “esperti” che son passati dalla sera alla mattina come niente fosse da tette&culi a cardinali&papi.

Dunque. Siccome ho un dialogo costante con i lettori di Papalepapale, non potevo ignorare oltre la richiesta reiterata del “dicci secondo te chi sono i papabili… e magari chi sarà il papa”. Ho deciso infine di accontentarli, un po’ perché è bene, in questo febbraio più lungo della nostra vita, svagarsi un po’; un po’ perché questo sito di apologetica esiste e resiste proprio grazie al numero prima costante e ora in crescita esponenziale di lettori. E allora, siccome i lettori sono i veri editori di un sito, ogni tanto bisogna fare come dicono loro. Facciamo questo benedetto toto-papa, di modo che poi non se ne riparli più. Non è esattamente un gioco, lo ripeto: sono le mie somme e sottrazioni calcolate da postazioni privilegiate sulla trincea della storia recente della Chiesa. Quindi se dentro c’è anche il mio punto di vista, ebbene, si sappia che questo è composto al 50% di quadrata realtà. A questo aggiungici pure, oltre quel mio sentire cum Ecclesia, la conoscenza e il senso della immensa storia della Chiesa e del papato, dei quali ho davanti gli occhi una panoramica abbastanza particolareggiata e chiara. Tutto questo aiuta, a capire da che parte tira il vento  e soffia lo Spirito.

Le linee di tendenza per la scelta del prossimo papa quali saranno?

Paiono abbastanza chiare, perché il papa regnante stesso ha contribuito negli ultimi tempi a fornire con discrezione delle indicazioni. Finché, naturalmente, non giungerà Bertone a fare confusione, come in ogni altro contesto… e speriamo stavolta, giacché è lo Spirito Santo più che il camerlengo a gestire la cosa, che ci risparmi un altro disastro dei suoi.

Dicevo degli orientamenti all’interno del sacro collegio, che sono tendenzialmente questi: un uomo che sia energico, di indole decisionista ma caritatevole, in salute, con marcate capacità di governo, ortodosso e inflessibile sulla dottrina morale perché su questa si combatteranno in questi anni battaglie durissime e feroci (feroci da parte dell’ideologia mondana dominante, con prossimi attacchi mirati e tremendi alla Chiesa e al papato); che sia occidentale perché da Occidente vengono le sfide più titaniche in questo momento; dal passato personale irreprensibile, che non abbia nella propria sede pendenze strumentalizzabili in fatto di scandali sessuali di componenti del clero; ancora che possegga una certa predisposizione poliglotta e soprattutto conosca bene o male l’italiano (e il latino); che accetti in pieno la “ermeneutica della continuità” in fatto di Concilio, paternamente ben disposto verso le questioni scottanti della nuova sensibilità liturgica (leggi: Motu Proprio S.P.) e la risoluzione della questione lefebvriana. Che risulti compatibile e in sostanziale continuità morale se non pratica col precedente pontificato. Età, massimo 72 anni, minimo 60. Al contempo, stavolta, si avrà cura di non scegliere figure eccessivamente alla ribalta e dunque molto “caratterizzate”, come per secoli i conclavi hanno avuto premura di evitare: le figure troppo forti, caratterizzate appunto, inevitabilmente finiscono, loro malgrado, per dividere più che unire; acuiscono pur non volendo, a causa della loro fama, i conflitti, le polarizzazioni e le contrapposizioni tra fazioni di pro e contro. Spossano la Chiesa e ne incrementano polemiche interne ed esterne a non finire, alle quali inevitabilmente seguono i torbidi, l’avvelenamento dei pozzi, che rischiano di neutralizzare l’intera azione pastorale di un pontificato.

Poi sia chiaro, il discorso è molto più vasto, e la scelta di un papa comporta diverse opzioni: opzione religiosa, opzione geopolitica, opzione manageriale. Nel conclave che elesse Wojtyla fu scelta quella geopolitica, nell’ultimo quella religiosa, nel prossimo, mi pare di capire, in ballo ci sono quella geopolitica e manageriale. Io ho dovuto scegliere fra le due, e ho deciso di far prevalere, nell’analisi dei candidati l’opzione “manageriale”, circoscrivendo  quindi a questa sola il mio “toto-papa”. E se prevale questa opzione in conclave, certamente avrò indovinato i candidati. Se dovesse valere l’altra… può essere abbia sbagliato i miei conti.

Allora, siccome sono pigro e per giunta fare il vaticanista m’annoia, sarò, come non è mio costume, quasi didascalico. E comporrò  le liste dei “papabili” in 4 parti, così:

1)     I FINTI PAPABILI. Quelli che sono “papabili” solo per le redazioni dei giornali… quasi sempre i giornali più laicisti e nemici della Chiesa, ma che in realtà non hanno alcuna possibilità di essere eletti, anche per via, talora, del loro atteggiamento eterodosso. Oppure coloro che avrebbero i requisiti per l’eleggibilità ma tuttavia, per un qualche inconveniente recente, di salute o di cronaca, malgrado tutto hanno visto svanire le loro possibilità di essere davvero papabili.

2)     PAPABILI DI RISERVA. Quelli che sono papabili solo fino a un certo punto. Ossia, che lo sono di riserva, qualora le principali strategie elettorali dei grandi elettori dovessero fallire e/o collidere fra di loro neutralizzandosi a vicenda, distruggendo così le candidature dei Grandi Papabili della prima ora. In questa lista ci sono cardinali che sebbene non hanno tutti i crismi del papabile, hanno però delle qualità importanti per un pontificato, che all’occorrenza possono far convergere per compromesso i grandi elettori con visioni alternative, sino a risultarne eletti “a sorpresa”. Così successe nel caso di Wojtyla e di Luciani.

3)     I GRANDI PAPABILI. Sono quei pochi candidati che hanno quasi tutti i crismi per essere eletti, non fosse che questo li espone troppo presto, molto prima del conclave, ai fuochi incrociati dei media e anche, volendo, di altri confratelli che hanno in testa disegni diversi e puntano su altri candidati. Questi Grandi Eleggibili talora riescono davvero a essere eletti (è successo all’ultimo conclave), se si incastrano bene con le strategie e le tattiche dei Grandi Elettori.

4)     LA TERNA VINCENTE. Ossia il trio di cardinali dal quale probabilmente, stando come stanno le cose, dovrebbe essere scelto per davvero il prossimo Vicario di Cristo. Ma in quest’ultimo caso questo azzardo lo facciamo giocosamente… e con un sorriso sulle labbra. E che lo Spirito Santo ce lo mandi buono.

FINTI PAPABILI

Tagle, Luis Antonio Gokim (55), Arcivescovo di Manila (Filippine).

In realtà si è trattato di un brutto scherzo: ritrovarselo, Dio solo sa come, e con quali colpi di coda di una frangia curiale ultraprogressista, prima arcivescovo primate, poi cardinale, infine persino “papabile”. Ciò che lo rende incompatibile col papato è non solo il suo vetero-progressismo, ma l’essere addirittura un prodotto della famigerata Scuola di Bologna. Sino a giungere al punto, come studioso, di prendere carta e penna e in un’importante opera accademica  di quell’ambiente lì, farsi sostenitore apertis verbis della “ermeneutica della discontinuità” e della rottura, per quel che riguarda il Concilio. Vale a dire la teoria madre del sempre più marginale, incattivito, decadente e reazionario ambiente dossettiano e melloniano che l’ha partorito; e pari pari l’esatto contrario di quanto l’attuale pontefice ha per tutto il suo pontificato sostenuto: l’ermeneutica della “continuità”.

Molto pompato sui giornali liberal e di sinistra grazie a un giro di telefonate degli amici degli amici cattocomunisti a vaticanisti progressisti e opinion-maker radicali, è in realtà un classico candidato da redazione giornalistica e non da conclave. Lo rovina ulteriormente il fatto che proprio nei giorni seguenti alla Gran Rinuncia, gli esponenti della Scuola bolognese sono usciti troppo presto allo scoperto, denunciando il loro intento recondito da sempre: ridurre il papa a semplice vescovo metropolita di Roma, di fatto cancellando il primato petrino e il papato stesso. Va detto che, comunque, come arcivescovo di Manila sta rivelandosi molto capace da tutti i punti di vista. Ma la fonte è sospetta: i soliti sponsor progressisti. Ma forse un po’ vero è. Come pietra tombale sulla sua candidatura, giunge la verdissima età. Ed è l’unica cosa verde che gli resta. Tutto il resto è rosso. E non mi riferisco solo all’abito. Gli sbarrerebbero la strada tutti i cardinali “conservatori” e quelli ratzingeriani, diversi altri. La sua candidatura appartiene al regno dei sogni proibiti degli spiritati del postconcilio.

Turkson, Peter Kodwo Appiah (64), presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, Arcivescovo emerito di Cape Coast (Ghana).

Lo favoriscono come candidato da redazione  giornalistica tre cose. Il fatto che essendo nero, asseconda il cinquantennale tormentone del “sarà vero avere dopo miss Italia [e Obama] un papa nero?”, come se davvero i cardinali si interrogassero sui particolari anatomici dei candidati; il fatto che all’esperienza pastorale abbia aggiunto ultimamente quella curiale; infine, la presidenza del più trombonesco degli istituti della burocrazia vaticana, il Consiglio Giustizia e Pace, che lo mette a stretto contatto con demagoghi clericali arcobalenisti e comunistelli di sacrestia con molte aderenze nei media di sinistra. Purtroppo, rovina il tutto il fatto che il clero africano, se vai a vedere nel dettaglio, è troppo psicologicamente dipendente da consuetudini e visioni tribali che poco si conciliano con la Chiesa universale e con l’ottica di un alto prelato cattolico; a questo aggiungici il fatto che sempre più la loro formazione culturale ed ecclesiale è piuttosto superficiale, approssimativa e talora sguaiata proprio. Gli unici due cardinali africani realmente romanizzati, sono stati Arinze e Gantin, il primo è non più elettore, il secondo è morto, ed entrambi, santi uomini, come prefetti delle rispettive congregazioni fecero acqua da tutte le parti, mentre i monsignorini occidentali loro sottoposti, ben più addestrati alla nostra complessa e bizantina arte del governo, più solidamente strutturati culturalmente, gliele facevano sotto gli occhi, strumentalizzandoli egregiamente. Non solo era presto per fare vescovi indigeni, all’epoca, ma oggi è ancora presto per fare di questi ingenui vescovi neri uomini di governo all’infuori della loro Africa nera. Fra qualche anno se ne potrà riparlare.

Piacenza, Mauro (68), Prefetto della Congregazione per il Clero.

Uomo che si è formato all’ombra di Siri, è certamente un cardinale ortodosso e fedele al papa. Ma è troppo sbilanciato verso certi ambienti tradizionalisti, sino a rimanerne etichettato. E poi ha un’aria così troppo curiale, diocesana, clericale che è difficile immaginarselo come un pastore universale. Non ci ha il fisico! Senza contare la sua tendenza alla partigianeria, specie nell’eccessiva benevolenza verso certi cortigiani. Il suo profilo prelatizio resta alto, ma non sino al punto da farne un papabile.

Schönborn, Christoph (68), domenicano, arcivescovo di Vienna, Presidente della Conferenza Episcopale d’Austria.

Sono quindici anni che lo danno per papabile. Decollato con le migliori intenzioni, ha combinato le peggiori cose. Sedicente “allievo” di Ratzinger e “ratzingeriano”, non se ne è dimostrato all’altezza già dopo qualche mese. Piegandosi ai ricatti delle violente lobby laico-clericali ideologizzate dal movimento ultraprogressista e ormai anticattolico Noi Siamo Chiesa, che tiene sotto sequestro tutte le parrocchie e gli episcopi austriaci, compreso il suo. Sino ad accettare di assecondare pubblicamente l’immane calunnia ai danni del suo predecessore Groer, di antichi “abusi sessuali” verso i seminaristi un trentennio prima… complotto montato e poi fatto esplodere sui media anticattolici proprio dall’ambiente clericale ultraliberal, per disinnescare all’istante il progetto di ripristino dell’ordine (per mezzo del conservatore Groer) nella ormai anarchica chiesa austriaca; una restaurazione fortemente voluta da Giovanni Paolo II, ma che andava a toccare miniere d’oro e posizioni di potere assoluto delle quali da anni, dandosi alle orge, si erano impossessate le lobby progressiste. Le quali in Schönborn hanno finalmente trovato il loro vescovo ideale: completamente docile ai ricatti e agli aut-aut, smidollato in ogni circostanza, confuso e contraddittorio, tremebondo per natura, negato per istinto all’arte di governo, soprattutto dà sempre ragione all’ultimo che ha ascoltato. Non esclusi i tradizionalisti. Salvo poi, subito dopo, farsi prendere per il colletto dagli ultraprogressisti che gli risciacquano il capo, pena la sua cacciata.

Privo ormai di ogni autorevolezza e controllo su una situazione che egli stesso con le sue contraddizioni ha contribuito a mandare fuori controllo, assistiamo impotenti da anni all’immane, formidabile, inarrivabile disastro del suo governo. Sotto il quale è praticamente scomparsa la Chiesa cattolica austriaca, restandone solo schegge impazzite e radioattive, moralmente ripugnanti. Un porcilaio immondo. Di fatto, oltre la metà del clero austriaco ha rinnegato il celibato e vive in concubinato con donne. Ogni tanto il cardinale se ne lamenta, ma poi i responsabili di Noi Siamo Chiesa, vanno in episcopio, gli fanno una ramanzina, e chiedono al vescovo di farsi perdonare con un gesto clamoroso: così il povero cardinale va sui media, e un giorno dice che i militanti omosessuali possono presiedere i consigli parrocchiali, un altro che forse il celibato dei preti va rivisto, un altro ancora che si deve dare la comunione ai divorziati, ecc.. Figuriamoci se uno così, che non è stato capace di governare manco la diocesi di Vienna, dove quasi non vi sono più fedeli, è poi capace di governare Roma e un miliardo e mezzo di cattolici ovunque dispersi. Ci manca soltanto che gli dessero il papato come “premio alla carriera”. E in cosa consista questa infausta “carriera”, lo abbiamo appena visto. La sua elezione non solo sarebbe uno scandalo, non solo sarebbe inaccettabile, ma corrisponderebbe a incoronare l’impotente e inetto primus inter pares di una tribù di ribelli, pazzi e apostati, a capo di una Chiesa romana che essi stessi non riconoscono, non riconoscendo neppure il ruolo del pontefice. Qui si parla della sua papabilità, mentre invece il prossimo papa dovrebbe seriamente discutere della sua deposizione: da arcivescovo di Vienna. Elezione assolutamente impossibile.

Bagnasco, Angelo (70), Arcivescovo di Genova, Presidente della Cei.

Un brav’uomo, per carità. Ma altro non era e altro non è rimasto che la pallida ombra di Ruini. Pallidissima e politicamente inconsistente. Un pasticcione, per giunta. E lo abbiamo visto con le sue ultime improvvide uscite sulla “lista Monti”, mandato avanti e strumentalizzato da quell’altro pasticcione scaltro di Bertone. Bagnasco vorrebbe fare il Ruini della situazione, ma non ne è all’altezza, e non ha la stoffa, l’istinto e la finezza di Monsignor sottile. In lui puoi certo ammirare le virtù della modestia, della mitezza, dell’aurea mediocritas, in definitiva, ma più che aurea… è bigiotteria. È certamente un prodotto sui generis della scuola di Siri, però sul piano della dottrina è ortodosso, più per inerzia che per convinzione, o forse perché non lo interessano troppo le disquisizioni dottrinali. Manco a dire che è almeno un gran uomo di governo: lo registri dalla conduzione della sua diocesi, Genova, dove tutti i preti fanno un po’ come gli pare, e dove la sua vigilanza è stata poco accorta. Onde gli scandali, scoppiati o solo rimandati, di preti corrotti e qualcuno persino abusatore di sesso e di droga. Per tacere poi dei vari don Gallo e compagni. Infine, troppi conti non tornano dal suo passato di Ordinario Militare. Se proprio devono scegliere un italiano, ne sceglieranno certamente uno più autorevole e definito. Anche culturalmente e caratterialmente.

Ravasi, Gianfranco (70), presidente del Pontificio Consiglio della Cultura.

Su di lui abbiamo detto già abbastanza su questo sito e non aggiungeremo oltre (rimandiamo agli articoli già pubblicati). Cresciuto alla scuola di David Turoldo, è chiaro che dovesse maturare classici cliché progressisti, scambiando l’esegesi biblica per la ginnastica agnostica bultmaniana del “demitizzare”. È arrivato a mettere in discussione persino la resurrezione, e perché uno così dovrebbe essere papabile è un mistero insondabile, almeno quanto la sua elezione a vescovo e cardinale.

E a proposito di carrierismo. Molti credono che, quando si era messo in testa (perché è lui da sé che decide di volta in volta dove vuole essere “promosso”) di diventare vescovo di Assisi, sia stato bruciato dal cardinale Re, il quale avrebbe tirato fuori le sue dichiarazioni “demitizzanti”, ossia agnostiche, circa le grandi verità evangeliche. È vero, ma in parte. Re si mosse, ma lo fece perché il cardinale Martini stesso lo aveva esortato a spezzargli le gambe respingendone la consacrazione episcopale. Oggi Ravasi vorrebbe farsi passare come allievo e amico di Martini sino ad aspirare alla “legittima” successione alla sua cattedra ambrosiana. Ma le cose non stanno proprio così. Lasciamo perdere gli ultimi anni, quando Martini aveva perso il senno in seguito alla malattia, facendosi strumentalizzare da gente immonda e senza scrupoli. Restiamo al Martini sano di mente: che finché fu attivo tenne sempre chiuso a chiave dentro la Biblioteca Ambrosiana questo prete del quale diffidava. Anzitutto perché Martini, progressista quanto vuoi, ma da biblista di rango, non era affatto disposto ad assecondare le teorie esegetiche “demitizzanti” del nostro. E poi anche per una questione di vanità: il Grande Biblista doveva restare lui e solo lui nel suo pollaio; e un altro gallo nello stesso pollaio ambrosiano, Ravasi, era mal tollerato. Onde, fosse stato per Martini, Ravasi non solo non sarebbe mai diventato cardinale, ma neppure vescovo. Figurarsi poi “papabile”.

Un altro “papabile” da redazione giornalistica agnostica, questo Ravasi: Scalfari gli fa da sponsor, per “portare del sano relativismo dentro il dogmatismo romano”. Bella missione suicida. Con Ravasi chiamato a fare da kamikaze. Lasciamo perdere su come un tale personaggio sia diventato quel che è diventato. Soffermiamoci sul come è diventato “papabile”. Qui pure, è stato lui ad autopromuoversi, con un giro di telefonate ad amici degli amici nelle redazioni, chiedendo in modo obliquo di sponsorizzarlo.

Non perché sia tanto ingenuo da credere davvero che qualcuno in conclave abbia l’insana idea di votarlo, cosa che non  accadrà mai, escluso il suo voto stesso; quanto piuttosto perché si è fatto un calcolo: se su tutti i media lo pompano artificialmente come “papabile”, anche se in conclave non ne ricaverà neppure un voto (e se c’era quello di qualche simpatizzante, lo perde pure), poco male, lui guarda già al dopo. Un dopo in cui oltre alla porpora potrà sfoggiare in giro un’altra patacca: quella del “quasi papa all’ultimo conclave”. Per ricavarne ulteriore carburante alla sua pavonesca proverbiale vanità: facendosi aprire salotti ancora più prestigiosi nei media e nei giri che contano. Specialmente per avere, stavolta, titoli bastanti a diventare arcivescovo di Milano. Se è vero come è vero che Ravasi è convinto che quel seggio resterà vacante in seguito all’elezione di Scola al papato. Certezze non ce ne sono in queste cose, però lui ci prova intanto. Giocando su tutti i tavoli disponibili: del resto ha 70 anni ormai: “o oggi o mai più”. Giunto a Milano alle soglie della pensione, non aspirando più a nient’altro se non il senato vitalizio, niente avendo da perdere ancora, potrebbe darsi finalmente alla pazza gioia creativa, martineggiando… ma stavolta non come il predecessore sulle strutture ecclesiali e sulla morale, no: ma proprio sulle verità fondamentali della fede. Dio ce ne scampi sempre e ovunque da Ravasi! Non avrebbe neppure i voti della pattuglia dei progressisti (che essendo quasi tutta internazionale, ed essendo la sinistra fama di Ravasi del tutto nazional-popolare, a malapena sanno chi sia), figurarsi degli altri, che già ne biasimano da lungo tempo l’esserselo trovato, per via dei capricciosi personalismi di Bertone, così in alto e persino nel sacro collegio. Accrescendo il biasimo per la sua vanità, il presenzialismo, l’esibizionismo e l’arrivismo. Quasi sempre misteriosamente appagato.

Ranjith, Albert Malcolm (66), arcivescovo di Colombo, Sri Lanka, già segretario della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti.

Un gentiluomo e un sant’uomo, un puro nell’animo. E proprio perciò ingenuo come pochi. E infatti vedi che è durato poco in Vaticano. E spesso, occorre dirlo, si è fatto strumentalizzare da frange tradizionaliste malintenzionate. È uno di quei cardinali che anema e core si son dedicati alla causa della messa secondo il rito extraordinario, celebrando in prima persona, con grande devozione. Ma forse lasciandosi intrappolare troppo in questo ruolo. Il suo candore che spesso tracima nell’imprudenza, specie nelle dichiarazioni, lo rende poco adatto a ruoli di governo entro le Sacre Mura, e ancora meno adatto come pontefice. Va detto che se la sta cavando molto bene come primate della sua nazione d’origine, dove da poco è stato mandato. Possibilità di elezione quasi inesistenti.

Koch, Kurt (62), presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, Vescovo emerito di Basilea (Svizzera).

Un uomo delicato, generoso e ortodosso, pieno di candore. Ma il fatto che sia svizzero, ambiente quello spinoso e ostico per la romanità e preda dei più furibondi venti localistici e ultraprogressisti, rovina irrimediabilmente tutto e lo rende improponibile per il papato. Molto ortodosso, è un uomo di studio e di scienza sacra, cosa che lo rende molto simile a Benedetto XVI, quantunque non ne raggiunga le incommensurabili vette intellettuali. Anche per questa ragione non è il personaggio più adatto a governare la Curia prima e la Chiesa poi, e se non riesci ad addomesticare la prima difficile poi riesci a domare la seconda. Molto gradito ai tradizionalisti, è un difensore del rito extraordinario della messa. Possibilità di elezione poco più di zero.

Burke, Raymond Leo (65), statunitense già arcivescovo di Saint Louis, nel Missouri, attuale prefetto della Segnatura Apostolica.

È  principalmente un giurista e un canonista. Che dire di lui? Molto conosciuto nel nostro ambito, si potrebbe definire un “amico”. Sicuramente ortodossissimo, è un propagandista della messa in rito antico, che sempre, e ovunque lo invitino, celebra. Purtroppo si è fatto invischiare troppo da gruppi tradizionalisti un po’ monomaniaci in fatto di liturgia antica; e in particolar modo da quella frangia di essi fissata, come si suol dire, con “pizzi e merletti”: esteti più che zelanti. Talora sfiorando davvero il ridicolo; specie quando, profittando della sua disponibilità e buonafede, accettò in una casa privata di indossare una specie di galero (fra l’altro abolito formalmente da Paolo VI) facendosi persino fotografare: se non si precipitò nella carnevalata, ci si andò molto vicino.

Purtroppo non è riuscito a liberarsi da queste frange formaliste, minoritarie all’interno dell’arcipelago cosiddetto tradizionalista, ma che hanno una spontanea tendenza all’estetismo portato alle estreme conseguenze, facendosene quindi influenzare e caratterizzare. Diciamo che ormai ha una sorta di “specializzazione”: andare in giro a celebrare pontificali in rito antico. Alla fine, però, agli occhi di tutti e degli stessi confratelli, si è ridotto ad essere solo quello. Persino in quella nota famosa, fatta circolare dal Corvo, dove manda una nota critica sulla liturgia neocatecumenale, pure lì è evidentissimo il classico pregiudizio anti-neocatecumenale di molti gruppi tradizionalisti che lo assediano.

Dubbie assai sono le sue capacità di governo, che è qualcosa di ben più complesso che celebrare complesse liturgie antiche, e la sua ingenuità e conseguente imprudenza stanno a dimostrarlo. Non ha le qualità che i cardinali apprezzerebbero in un candidato: la sua elezione appartiene al regno della fantasia di molti cattolici amanti del rito antico. E come non bastasse, la curia se lo mangerebbe in un boccone così come il suo santo confratello Ranjith.

Comastri, Angelo (69), già arcivescovo di Loreto, Presidente della Fabbrica di San Pietro, Arciprete della Basilica Papale di San Pietro, Vicario Generale per lo Stato della Città del Vaticano.

È un personaggio ambiguo assai, untuoso nel suo clericalismo non esente da isterie appunto da prime donne clericali, e da dispettucci, clericali pure questi. Piccinerie da arciprete di campagna, eterno rivale di tutti gli arcipreti del circondario. Malvisto in ambiente tradizionalista, lingua spalmata di miele in pubblico, ma capace di battute incattivite in privato, anche fuori dall’ambito tradizionalista non sempre è ben visto, pochi se ne fidano, i più ne girano al largo. Chi gli sta vicino, in genere serve pur non credendo ai suoi voleri.

Restò famoso il caso della prima messa in rito antico celebrata in San Pietro, dall’allora arcivescovo Burke: quella mattina i commessi della Basilica dicevano ai fedeli che a fiotti volevano assistere alla messa antica che “è una messa privata”, per dissuaderli dall’andarci: un’assurdità canonica. Chi li aveva imbeccati? Pochi minuti prima della messa era scomparso il Messale in rito antico dalla Basilica. Non fu difficile per le tante persone presenti immaginare chi, forse, fosse il responsabile di tali bambinate: i presenti si guardarono tra loro e sconsolati immantinente seppero a chi alludere. E per la verità, sembrò più di una semplice allusione. Anche allora, arciprete della Patriarcale Basilica era, appunto, Comastri. Uno che predica bene, per carità: ma è un predicare che se va bene nella chiesa madre di Massa Marittima, comincia ad andare stretto nella cattedrale di Piombino, stona in San Pietro… figurarsi dalla Loggia Centrale. Insomma, buon parroco, non ha una formazione culturale e teologica tale da poter aspirare oltre l’arciprelatura della Patriarcale Basilica, per quanto voglia imitare il “papa buono”. All’occorrenza Roncalli sapeva volare alto: se si atteggiava a “buon parroco” era appunto una scelta non una necessità, era strategia non disperazione. Tuttavia, il suo clericalismo vischioso lo rende particolarmente atto a governare tirannicamente la curia: ma è un po’ troppo poco per aspirare al Soglio. E ha troppi antipatizzanti di rango in collegio.

Cipriani Thorne, Juan Luis (69), Arcivescovo  di Lima (Perù)

Personalmente, fossi cardinale elettore, darei a lui il mio voto: da molti punti di vista è l’uomo che ci vuole. Il migliore: non fosse circondato da un collegio di mediocri, sarebbe già papa in pectore. Origini statunitensi, ha il physique du role, altissimo e vigoroso, è stato un campione nazionale di pallacanestro, ed era un rampante ingegnere industriale già in carriera. Finché non è incappato in Escrivà de Balaguer. Vocazione adulta, diventerà a un’età inconsueta sacerdote dell’Opus Dei. Creato cardinale fra i più giovani di quel concistoro indetto da Giovanni Paolo II, fu anche il primo porporato dell’Ovra.

A Lima si è distinto per la volontà inflessibile, il piglio sicuro e autoritario, un tantino autoreferenziale ma è quello che ci voleva in quella terra scossa da populismi clericali marxisteggianti e da disordini politici e religiosi che ancora oggi non sono del tutto sopiti (come la vicenda ultima dell’apostatica Università Cattolica di Lima dimostra). Questo non lo ha reso esattamente popolare. Naturalmente, il clero progressista autoctono ha cercato di mettergli il bastone tra le ruote sin dall’inizio, ma contro di lui si son rotti le corna. Per il resto è il classico alto prelato Opus Dei style: ortodosso, sbrigativo, determinato, dominante, efficientista, pratico fino alla rudezza, cameratescamente estroverso, poco propenso a tollerare intralci e chiacchiere. Un maschione del genere alla guida della Santa Sede metterebbe col terrore in riga tutti gli sbandati, gli effeminati, gli untuosi sediziosi che la abitano; ne farebbe una macchina ben oleata e che risponde a tutti i comandi, i suoi. Al contempo però rischierebbe di trasformare il Vaticano in una Opus Dei n°2, e magari neppure la più importante tra le due.

Deve molti dei suoi talenti al suo carattere, ma deve l’addestramento di questo carattere all’Opus Dei. Purtroppo proprio questa sua organica appartenenza a tale prestigioso gruppo ecclesiale, è il principale ostacolo che si frappone fra lui e il Soglio. Le notorie e patetiche leggende nere circolanti sull’Opus, gli creerebbero un sacco di ostilità, nemici ed attacchi esterni. Per questo il cardinale Cipriani è in questa lista e non invece, come meriterebbe, nella lista almeno delle “riserve”. Per non dire proprio dei “Grandi Papabili”. Inoltre, è quasi certo che il  buona parte dell’episcopato latinoamericano, in caso di candidatura, gli si frapporrebbe. Per tacere poi dei progressisti che lo vedrebbero come una minaccia inaudita.

Rivera Carrera , Norberto (70), Arcivescovo di Città del Messico (Messico).

Era piuttosto quotato sui giornali dello scorso conclave. Gli stessi che per pigrizia e superficialità non si sono sentiti di aggiornare quelle vecchie liste di “papabili” (e neppure le biografie), oggi ce lo ripropongono per le stesse ragioni di otto anni fa. Ma sono ragioni sorpassate. Un buonuomo, che ha fatto molto per la sua diocesi e per la cattolicità in Messico, specie riguardo ai giovani: è lui che fondato il Movimento per le Giornate di Vita Cristiana. Ma non è esattamente uno coi riflessi troppo pronti, sembra anzi lento nel pensare e nell’agire, e soprattutto lontano dal complesso mondo vaticano e forse occidentale. E il suo curriculum, anche dal punto di vista accademico e culturale, sembra piuttosto misero. Ottimo come vescovo nella megalopoli e baraccopoli messicana, sarebbe un po’ fuori luogo come vescovo di Roma. Pur restando un prete buono e rispettabile. Meglio continui ad essere tale. Tuttavia qualche chance ce l’ha, ma non tante da poterlo considerare davvero papabile.

Pell, George (71), Arcivescovo di Sydney (Australia), Presidente della “Vox Clara”.

Un australiano dunque, enorme, alto oltre due metri, colossale: fosse eletto difficilmente avrebbero una talare bianca da fargli indossare per affacciarsi alla Loggia. Un uomo energico, ortodosso, amico della liturgia degna e di quella antica, innamorato della Chiesa e fedele al papa, stava per diventare Prefetto della Congregazione dei Vescovi. Quando la sua nomina fu stoppata per la stessa ragione che da oltre dieci anni gli crea problemi di continuo, anche nel penultimo conclave: nella sua diocesi si è ritrovato qualche solito prete liberal a tempo pieno, e (come logica conseguenza) a tempo perso discretamente sporcaccione quando non pedofilo. E siccome l’ambiente australiano sempre ambiente anglosassone, praticamente ateo e formalmente protestante è, potete immaginare le campagne stampa scandalistiche che ciclicamente lo colpiscono. Strano che non ci abbiano provato pure questa volta. Eppure è venuto fuori con la coscienza pulita dalle indagini: ma sono questi dettagli che non interessano alla stampa scandalistica, quella liberal specialmente… liberal come i preti accusati di pedofilia. È anche la ragione per la quale la sua candidatura resterà solo una beata illusione. E a questo aggiungici che per un papa australiano, proveniente dalla fine del mondo, è decisamente troppo presto. Possibilità di elezione prossime allo zero.

Puljić, Vinko (67), Arcivescovo di Vrhbosna (Bosnia ed Erzegovina).

Eletto cardinale a meno di 50 anni, è quasi al contempo il più antico dei porporati elettori.  Lo volle a questa dignità che formalmente non gli spettava Giovanni Paolo II: era stato il coraggioso arcivescovo di Sarajevo negli anni della guerra civile nella ex Jugoslavia. Ottimo come vescovo di frontiera, coraggioso e pio, pastore rispettabile, tuttavia resta il fatto che la porpora gli è caduta addosso come un miracolo. Fosse stato un segno? Sarà stato un segno quanto vi pare, ma, ottimo nella pastorale di una diocesi alla periferia dell’impero, il suo curriculum resta poco presentabile su un piano più ampio, poco traslabile a un livello universale: davvero scarso e lacunoso, e per giunta accidentato e di fortuna, se pensiamo che ha dovuto quasi clandestinamente guadagnarselo sotto le spire del regime comunista di Tito. Le sue competenze teologiche, ecclesiali, diplomatiche, persino linguistiche sono quel che sono: poca roba. E poi è un idealista, e l’idealismo spesso poco si concilia col duro realismo del mestiere di papa. Ragioni tutte queste per cui i cardinali dovrebbero, pur spiacenti, sentirsi poco incoraggiati a insistere sul suo nome. Senza contare che ha alle calcagna pure la scottantissima e oltremodo delicatissima faccenda di Medgjugorje, essendo persino uno dei tre saggi che ci stanno indagando su.

PAPABILI DI RISERVA

Eijk, Willem Jacobus (59) Arcivescovo di Utrecht (Olanda), Presidente della Conferenza Episcopale dei Paesi Bassi.

Viene dalla Chiesa più devastata dalle pazzie teologiche ed ecclesiali del post-concilio; anzi, letteralmente rasa al suolo, e tuttora vi si tritano e ritriturano le macerie fumanti di quella che, fin a poco prima del Concilio, era la Chiesa cattolica più florida del mondo, quanto a numero di vocazioni (missionarie addirittura), cultura e ortodossia. Stante il fatto che ha ereditato il disastro e il nulla, una cariolata di cocci, e pochi preti ridotti in maggioranza a sbandati e pazzi furiosi, ha cercato di arrangiarsi al meglio. Con inventiva e generosità, con passione e realismo, da quel “conservatore” creativo qual è: siccome in Olanda le chiese non si costruiscono più, ma semmai si demoliscono, e più spesso si vendono per farne cinema e supermercati, ha cercato di ricominciare da zero. Con qualche modesto successo:

<Come vescovo di Groninga nel 1999 dopo una difficile partenza, si distinse per avere molto migliorato la situazione della locale diocesi, che fino ad allora navigava in acque molto difficili. L’esempio più conosciuto del rinnovato attivismo portato da Eijk è quello dei “luoghi della speranza” in cui si tramutarono le chiese per volere del vescovo, a cominciare dalla Cattedrale di San Giuseppe a Groninga, che da luogo di culto aperto solo nei fine settimana si trasformò in una comunità aperta e ricettiva sette giorni su sette. L’iniziativa ebbe successo e fu adottata in tutte le altre diocesi olandesi ed ebbe un ruolo centrale nella rinnovata mobilitazione dei fedeli, che portò anche ad un incremento delle ordinazioni sacerdotali>.

Ha ridato dignità e significato alla liturgia, ha molto insistito sulla musica sacra nelle chiese, anche extraliturgica come “piacere e pedagogia”, e vi è stata una buona risposta da parte dei potenziali “fedeli”; poi, visto che l’unica realtà viva in Olanda, seppure residuale, sono le comunità tradizionaliste, ha voluto incoraggiare la celebrazione delle messe antiche, celebrandole in prima persona, qui pure con un buon riscontro di fedeli e l’incremento di qualche vocazione “tradizionale” nei pochi seminari che ancora tirano a campare. Notando che proprio dalla liturgia antica e dalla vecchia musica sacra erano attratti i più giovani, e non dallo squallore e dall’abominio della desolazione modernisti, li ha assecondati in tal senso. Ha capito che deve mirare sui giovanissimi, perché, oltre che completamente privi di ogni nozione cristiana, soprattutto non sono corrotti dalla cattiva teologia, e sono in un certo senso vergini, da iniziare alle autentiche verità di fede, preparati per essere dei nuovi ortodossi araldi della fede… pochi ma buoni. Nel deserto umano, morale e religioso olandese, nella sua desolante disperazione e solitudine, intrisa di cupio dissolvi, pronti a portare la “lieta novella” e la speranza cristiana. Di nuovo, da zero.

Piccoli e sudatissimi successi che derivano dal fatto di essere egli stesso un “chiamato”. Ossia un convertito in età adulta, con la sincerità e la passione che ne derivano. Anche lui ha dovuto imparare partendo da zero, e ha ben individuato i mali che hanno distrutto la chiesa olandese: modernismo, disobbedienza, ideologia liberal, progressismo furioso del clero, cattiva teologia. Onde la sua fama di “conservatore”, specie in fatto di bioetica, morale, aborto e omosessualità, cosa che lo ha reso il personaggio cattolico più popolare ma anche più contestato dai media olandesi, in primis dai teologi sedicenti cattolici. Ma è già qualcosa che in Olanda “se ne parli”, come ha ben capito il cardinale, che non si sottrae affatto alle telecamere. Senza cedere per questo sulla verità in nome della vanità, come un Ravasi qualsiasi.

Si rese conto di essere diventato cattolico quando, a 25 anni, assistente di medicina interna, sentì di doversi opporre all’eutanasia che con naturalezza i suoi colleghi praticavano sui pazienti: “Si meravigliarono che proprio il più giovane dell’equipe avesse tali dubbi morali”. Era la sua “chiamata”. E infatti è questo l’aspetto più interessante del suo percorso umano e cattolico, il curriculum, sui generis per un cardinale:

“Si laureò in medicina nel 1978 ad Amsterdam. In seguito, però, decise di entrare nel seminario per accedere al sacerdozio. Dal 1979, alla formazione religiosa aggiunse lo studio della bioetica medica all’università di Leida. Ordinato nel 1985 fu incardinato nella diocesi di Roermond, dove fu  viceparroco. Nel 1987 conseguì il dottorato di ricerca in bioetica medica, con una dissertazione sull’eutanasia. In seguito, nel 1990, conseguì anche il dottorato di ricerca in Filosofia presso la Pontificia Università San Tommaso d’Aquino, con una tesi in tema di ingegneria genetica”.

Un curriculum di tutto rispetto per un papa dei nostri giorni, dove fondamentali alla buona battaglia sono le questioni bioetiche e scientifiche. Questo ne fa un papabile di tutto rispetto, che certamente i cardinali, qualora languissero le grandi candidature, prenderanno in seria considerazione. Tuttavia la domanda è: si può “premiare” con il Soglio il primate di una Chiesa che si è autodemolita e continua, nonostante qualche assestamento? Ci si può fidare fino in fondo di un giovane prelato che viene dall’estremo e freddo Nord? Dalla barbara Batavia il cui barbarismo, pur imprigionato da secoli nelle gabbie d’acciaio delle “regole” e del legalismo, di fatto non è mai domo? L’esperienza ci dice che dei papi di quelle zone lì, come pure dei cardinali teutonici e batavi, non bisogna mai fidarsi, perché quasi sempre partiti con le migliori intenzioni, finiscono col farti la sorpresina finale. Quasi sempre devastante.

Ancora, a indebolirne la candidatura, due fattori: la grave emorragia celebrale che lo ha colpito giovanissimo dieci anni fa: sebbene si sia completamente rimesso, è sempre una spada di Damocle sospesa sulla sua testa; e di contro la ancora troppo verde età. E poi, di fatto, è agli inizi della sua vera opera pastorale, che se per un verso è lusinghiera, d’altro canto è pure ancora troppo limitata. Ma potrebbe pur sempre essere la grande sorpresa di questo conclave: facendo convergere i voti di conservatori e moderati, e forse qualche progressista del Nord.

Barbarin, Philippe (62), Arcivescovo di Lione e primate di Francia.

Anzitutto, depone contro di lui l’appartenere allo stravagante episcopato francese; l’essere francese con tutte le sindromi gallicane che ne conseguono: il carattere parecchio spinoso, spigoloso e talora spocchioso, e non sempre prudente. Ma queste sono le qualità negative (anche se non sempre). Però ne ha parecchie positive: ha la spina dorsale, e quando vuole una cosa la vuole e basta, e deve averla. Un certo carisma personale, che lo ha molto favorito quando si è insediato a Lione, attraendo molta gioventù; il suo attivismo, e la generosità con la quale si è speso, a muso duro, nella lotta di piazza contro le leggi familicide e omosessualiste della presidenza Hollande, dominando egregiamente il mezzo televisivo. Soprattutto, sebbene talora sia stato etichettato come modernista, ha avuto la geniale idea di creare nella sua diocesi un seminario “biformalista”, ossia dove ai futuri preti viene insegnato a celebrare secondo il rito ordinario e quello straordinario. Cosa che gli ha attirato anche le simpatie degli attivi e ostici cattolici “tradizionalisti” francesi. Insomma, una buona candidatura di compromesso, fra tradizionalisti, conservatori, moderati e finanche qualche progressista. Candidatura da non sottovalutare affatto, e anzi, con discrete possibilità di affacciarsi per davvero fra poche settimane sulla Loggia Centrale.

Scherer, Odilo Pedro (63), Arcivescovo  di São Paulo (Brasile).

Candidato di compromesso molto quotato, che nei limiti del possibile, sta tentando un’operazione di risanamento, nella confusa, disastrata chiesa brasiliana, in continua milionaria emorragia di fedeli verso sette protestanti, a causa di deviazioni dottrinali, derive politiche marxisteggianti, indegnità morale, strombazzate demagogiche, burocratizzazione e aridità di fede dell’episcopato e del clero indigeno. Si dice della scuola ratzingeriana, ammesso ve ne sia mai stata davvero una, ma sembra scarseggiare quanto a comunicativa e charme personale. E le evidenti origini tedesche creano fastidiosi ronzii in molte orecchie. La sua indole se non sembra adatta a gestire la curia romana, per altro verso lo ha portato a prendere posizioni nette. È scritto in una sua biografia:

“Ritenuto un moderato dal punto di vista teologico [qualunque cosa voglia dire…], si è schierato contro l’aborto, e in più di un’occasione ha sostenuto che la rimozione dei crocifissi dai luoghi pubblici non favorisce gli interessi del secolarismo brasiliano. Ha spesso avuto modo di sottolineare che i preti (con particolare riferimento al sacerdote brasiliano Marcelo Rossi) non sono uomini di spettacolo, e che ‘la Messa non deve essere trasformata in uno show’”.

Quest’ultima, dovrebbe procurargli la simpatia dei più tradizionalisti, molto diffusi anche in Brasile, nella versione lefebvriana però. La sua candidatura, sebbene come compromesso, esiste all’interno del prossimo conclave, con buone possibilità di riuscita: con il favore dei curiali, di tutte le chiese americane e dei moderati. Ma qui pure, la domanda: si può chiamare al papato l’esponente della chiesa locale più politicizzata (e in senso incompatibile con la dottrina), confusa, anarchica della terra, e in emorragia inarrestabile di fedeli e quindi in fase di vistoso declino?

DiNardo, Daniel Nicholas (63), Arcivescovo di Galveston-Houston (Usa).

D’accordo, qui non è molto noto, ma negli USA sì. Ha un curriculum accademico rispettabile, è un buon vescovo, ha avuto una lunga esperienza curiale a Roma, alla Congregazione dei vescovi, soprattutto è uno dei protagonisti principali delle colossali marce per la vita e la famiglia negli USA, fra i leader religiosi pro-life, guida anche il Comitato per le attività pro-vita della Conferenza episcopale. Sua l’iniziativa di benedire i bambini nel grembo delle madri. Pochi mesi fa in occasione della celebrazione del Mese per la Vita, ha esortato i cattolici a non «tirarsi indietro dal dovere di rivendicare i valori e i principi che riteniamo fondamentali per il bene comune, a iniziare dal diritto alla vita di ogni essere umano e dal diritto di ogni uomo e ogni donna di esprimere e vivere in base alle proprie convinzioni religiose e alla coscienza ben formata». Un programma fin troppo adatto a questi tempi obamiani.

Insomma, viste le sue specializzazioni, e quel tratto fisiognomico che tanto lo fa somigliare a Pio VII, è un lottatore degli assoluti che sarebbe ben indicato sul Soglio odierno. Una candidatura a sorpresa che potrebbe emergere improvvisa, come “compromesso”, qualora i grandi papabili, compresi i primi della lista, Dolan di New York e O’Malley di Boston, dovessero neutralizzarsi a vicenda, trovando un comune terreno e una via di mezzo in questo mite e risolutissimo confratello e connazionale. Da non sottovalutare: potrebbe essere il “Luciani” di questo conclave.

Betori , Giuseppe (65), Arcivescovo di Firenze.

A suo tempo una delle pallide ombre di Ruini, segretario della Cei, persona onesta, mite, ortodossa, vescovo pacifico ma fermo sull’essenziale. Non ha doti eccezionali, ha qualità mediane, bastanti ad essere inserito di diritto nella lista dei papabili. Perché in caso curiali e italiani si impuntassero su un papa italiano, volendo però glissare su Scola, non resterebbe che la sua candidatura di ripiego. E di compromesso: moderato esso stesso potrebbe contare sui loro voti; non sgradito ai conservatori e neppure ai tradizionalisti, non suscitando particolari allarmi nei progressisti delle varie gradature, potrebbero convergere anche le loro preferenze. Solo nel caso di uno stallo tale che spingesse a giocare al ribasso con le candidature: l’ennesimo “caso Luciani”. Non ha il fisico e l’aspetto del papa, ma non sono questi i problemi del conclave.  Semmai può danneggiarlo il curriculum, che seppure è di prestigio non è però eccelso, e annovera poche tappe di rilievo, esclusa quella recente della cattedra fiorentina.  Ma appunto: è una candidatura al ribasso.

Cañizares Llovera, Antonio (67), Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, già Arcivescovo di Toledo (Spagna).

Papabile era papabilissimo. Soltanto che gli mancavano alcuni tasselli che contava di avere a breve: diventare arcivescovo di Madrid, succedendo al suo rivale card. Roucho Varela. Purtroppo non ha fatto in tempo. Innamorato della Chiesa e fedelissimo al papa, darebbe la vita per loro. Piccolo, dimostra più degli anni che ha, ma non bisogna lasciarsi ingannare dall’apparenza.  Il carattere è forte, risoluto, combattivo e implacabile, specie se lo si irrita su questioni che reputa indiscutibili, odia in modo viscerale la disobbedienza.  È uomo di lotta e di governo, e ha fatto passare brutti quarti d’ora a Zapatero quando gli si è messo di traverso, capeggiando le famose e oceaniche giornate per la famiglia tradizionale e per la vita: un barricadero. Famosi fra i suoi collaboratori gli improvvisi scoppi d’ira con strepiti e pugni sul tavolo a seguire. Ha sangue iberico bollente nelle vene, e tuttavia è anche un buon diplomatico, non esente da qualche ingenuità. Come quando, mandato in esilio a Roma dal cardinale di Madrid, arrivato in curia si è dovuto rendere conto, scandalizzato e disarmato, che gli italiani che vi facevano bello e cattivo tempo, erano molto peggio di Zapatero. E più spregiudicati. Più pericolosi anche. E il cardinale che non aveva ceduto al leader spagnolo, ha dovuto stavolta abbassare la testa dinanzi ai monsignorini curiali, arroganti e famelici, sediziosi e amorali, indifferenti al soprannaturale.

Naturalmente è un beniamino dei tradizionalisti, un difensore della messa antica, ma anche un nemico degli eccessi e degli estremismi di alcune frange di zelanti. Sarebbe un buon papa, dal pugno di ferro verso i disobbedienti e i contestatori, senza necessariamente usare il guanto di velluto. Era e resta un vero papabile: lo danneggia più che la mancata traslazione a Madrid e l’impotenza verso la curia, l’amicizia che gli ha sempre negato Bertone (eppure tante volte Cañizares ha tentato di avvicinarlo, ma Bertone, parziale e partigiano, ha le sue simpatie, che purtroppo quasi mai coincidono col bene delle Chiesa). Soprattutto i problemi coronarici che ha avuto un paio di anni fa: premessa fondamentale per l’eleggibilità, in questo conclave, resta la salute di ferro. E lui non ce l’ha: ha il carattere di ferro, ma la salute no. La sola cosa che lo separa dal Soglio.

Rodríguez Maradiaga, Oscar Andrés (70), Arcivescovo di Tegucigalpa (Honduras), Presidente della Conferenza Episcopale di Honduras.

È un personaggio estroverso. E controverso. Troppo. E troppo piacione. Un tantino esibizionista e vanitoso, e dipendente dai media anche. Era il grande papabile delle redazioni dei giornali anticattolici, sinistrorsi e laici, nello scorso conclave: per la sua fama di “rosso” e di progressista… di “moderno”, via! Di fatto era un populista e un demagogo del tipo clericale, di seconda categoria; populismo clericale in genere basato su superficialità politiche, sociologiche e soprattutto teologiche ed ecclesiologiche. Negli ultimi anni, pare abbia un po’ corretto il tiro: un po’ per buona intenzione, un po’ per esame di coscienza, e un po’ perché non riesce a non buttare l’occhio sul trono di Pietro… è più forte di lui!

Visto che il residuale progressismo ormai nelle altissime sfere vaticane è alla canna dell’ossigeno e non gli ha fruttato nulla l’altra volta, ha giustamente dedotto che stavolta sarebbe stato peggio. Allora si è dato da fare, facendo spargere in giro la voce che nella sua diocesi si è messo all’opera per “integrare tradizione e modernità”, cosa che in parte è anche vera. Poi quando nella sua nazione il parlamento, per questioni di forza maggiore, ha deposto il presidente Zelaya e ha proclamato la dittatura transitoria dell’italo-honduregno Micheletti, per evitare la guerra civile, lo stesso Maradiaga, bisogna riconoscerlo, ha portato l’intera Chiesa dell’Honduras a sostenere il presidente dittatoriale di centrodestra, per il bene di tutti e per la pace.

Un asso nella manica lo ha in Bertone: salesiano come lui, e si sa quanto largo di manica sia stato con i membri della sua stessa congregazione il segretario di Stato. Spessissimo glissando sulle qualità personali e morali e i trascorsi politico-teologici dei salesiani che ha posto al vertice di diocesi e dicasteri. Per solidarietà di corporazione, più che per degnità. Su Maradiaga potrebbero, dunque, convergere i voti di Bertone e di alcuni curiali, dei cardinali latinoamericani, dei progressisti, di parecchi moderati; ma è anche sicuro che si scontrerebbe con l’opposizione netta di conservatori e tradizionalisti, e forse degli statunitensi. E li naufragherebbe. Da non sottovalutare la sua candidatura. Ma in ogni caso da scongiurare.

Salazar Gómez, Jesús Rubén (70), Arcivescovo di Bogotá (Colombia), Presidente della Conferenza Episcopale della Colombia.

Poco noto, ha però un curriculum rilevante. Soprattutto è un prete rispettabilissimo, onesto e pieno di dignità, anche esteriore. Con le idee chiare, soprattutto.  Ha iniziato non troppo tempo fa il suo ministero a Bogotà, terra difficilissima e capitale dei narcotrafficanti, con queste parole: “Ho tre priorità: proteggere il matrimonio come l’unione tra un uomo e una donna, salvare la vita innocente nel grembo materno, e la promozione della pace in Colombia“. Se il conclave dovesse guardare a un papa latinoamericano, questo è un candidato che ha non solo il physique du role, saldezza di dottrina e di comando unita alla carità e alla modestia,  ma anche la capacità di catalizzare i voti conservatori e moderati, e neppure la pattuglia progressista avrebbe troppo da eccepire. Certo è lontanissimo anni luce dalle deviazioni dottrinali, liturgiche e soprattutto politiche che da anni inquinano, dilaniano e disperdono il clero cattolico e i fedeli in terra latinoamericana: è infatti molto attento alla nuova evangelizzazione, della quale abbisogna l’Occidente ma anche, e molto, la sua terra. Un ottimo profilo pastorale e un serio candidato di mediazione, con tratti sfumati ma chiari. Il classico papa “pastore” tutto concentrato sull’essenziale.

Raï, Béchara Boutros Pierre (73), di rito maronita, Patriarca d’Antiochia dei Maroniti (Libano), Presidente del Sinodo delle Chiese maronite, e presidente del Consiglio di tutti i Patriarchi Cattolici Orientali.

Questa biografia all’ultimo momento l’ho tolta, ieri;  poi considerazioni geopolitiche precise, scambi di pareri con persone informate, mi hanno spinto a reinserirla. Nonostante l’età un po’ tarda di questo cardinale elettore, che oggettivamente lo mette, sebbene di poco, fuori dai limiti di età previsti per i papabili di questo conclave.

Però un altro caso Agagianian non poteva mancare. E dovesse prevalere l’opzione geopolitica invece che manageriale (che ho privilegiato in questo dossier), stante la gravissima situazione di tutti i cristiani nel Medio (ed Estremo) Oriente e in tutta l’Africa araba, magrebina e nera, ebbene, dovesse valere questa prospettiva qui, allora Sua Beatitudine sarebbe il candidato numero uno. Il cui prestigio deriva anzitutto dalla sua autorevolezza personale. Al resto ci pensano i ruoli cruciali che ricopre in questo momento: già vescovo dell’emblematico luogo biblico di Cesarea dei Filippi, è stato eletto Patriarca di Antiochia dei Maroniti, e presidente del sinodo della Chiesa maronita: di fatto la personalità più influente di tutte le Chiese cattoliche di antichi riti particolari, ovunque disperse in terre inospitali e oggi di persecuzione sanguinosa e feroce, da parte dei musulmani  (col silente beneplacito della comunità internazionale , quando non proprio con qualche rinforzo sotterraneo). Quindi è diventato presidente della Conferenza episcopale libanese e del Consiglio dei patriarchi cattolici orientali. E il suo apostolato difficile è stato benedetto da una visita del papa in Libano, di recente, e dalla porpora patriarcale nel concistoro dello scorso ottobre.

La sua elezione sarebbe uno choc per il mondo, per la geografia politico-religiosa, e cambierebbe moltissimi rapporti di forza nelle terre africane e mediorientali dove le comunità cristiane (quella di rito maronita specialmente) stanno soffrendo persecuzioni come neppure sotto i regimi comunisti è avvenuto, a causa degli estremisti islamici, che affogano nel sangue, talora con azioni di terrorismo, intere comunità di credenti cattolici, ogni santissimo giorno: per motivi religiosi (non è un caso che decidono di farli saltare in aria proprio mentre assistono alla messa). Chiesa, quella di Sua Beatitudine, santificata, purificate e benedetta dal sangue di questi nuovi martiri e perseguitati.  E infatti – come aveva previsto ai tempi delle antiche persecuzioni romane Tertulliano, “il nostro sangue è semenza, più ci falcidiate e più ci moltiplichiamo” –  in questo ultimo anno, nell’intero continente africano la religione cristiana, e cattolica specialmente, ha di molte decine di milioni superato l’islamismo. Onde la furia degli estremisti islamici, che vorrebbero falcidiarla col  genocidio e la pulizia etnica, sotto il vitreo e condiscendente occhio di Bruxelles e Washington. Pur di tornare a primeggiare. Scalando una montagna di martiri cristiani che fra poco non avrà nulla da invidiare a quella degli ebrei nei campi di concentramento tedeschi.

Proprio per essere tanto cruciale, l’elezione del patriarca libanese Béchara Boutros Raï è anche molto rischiosa: i cardinali dovranno ben ponderarla, valutando pro e contro. Sulla sua persona, l’ortodossia, la maestà del rito maronita, non avranno nulla da aggiungere. Ma appunto, questa sarebbe un’elezione a scopo eminentemente geopolitico, apparentemente solo di tattica politica legata a questo momento storico, ma in realtà contempla in sé uno scopo profondamente religioso legato a una strategia di ampio respiro e di lunga gittata che guarda al futuro promettente della Chiesa nelle sterminate terre “difficili” a Sud del Mondo. Nella tana di Maometto e colleghi.

Curiosità: tutti i patriarchi maroniti, al momento dell’incoronazione, assumono come secondo nome quello di “Pietro” (Pierre, dicono loro). Sperando che a Boutros, se eletto, non venga l’insana idea di farsi chiamare “Pietro”, per le ragioni che ben immaginate. In conclave, eccettuate le questioni d’età e del “rischio”, non dovrebbe avere particolari opposizioni, se non da qualche cardinale francese, o progressista, magari da qualcuno della gruppo dei curiali-diplomatici, e, come ipotesi lontana, da qualche nord-americano.

I GRANDI PAPABILI

Erdő, Péter (60), Arcivescovo di Esztergom-Budapest, primate d’Ungheria.

Decisamente sopravvalutato in questi ultimi giorni, mentre era ignorato in tutti i precedenti, soprattutto per una ragione: l’ “apocalittico” nome di Pietro, e siccome veniva dall’Ungheria, e quindi dall’ultimo Sacro Romano Impero, ecco pronta la diceria: è il “Pietro Romano” della sedicente profezia. Faccio anche il mea culpa: appena il papa ha annunciato la sua abdicazione, sono stato io il primo a mettere questa diceria sul web… ed è dilagata (non immaginavo, giuro!). Per il resto sembra del tutto privo di ogni carisma personale, piuttosto freddo, introverso e malinconico. Sembra.

Ma soprattutto è ancora troppo giovane, forse, per aspirare al papato, era anche il cardinale più giovane (50 anni) nel concistoro del 2003. Sicuramente ortodosso, si vanta di provenire dalla scuola “ratzingeriana” di Communio. Che di per sé non è sempre una garanzia: basta guardare le patetiche sbandate del cardinale di Vienna, che pure da lì viene. Lo favorisce in questo momento il destino speciale che la sua nazione ha scelto per sé, affrancandosi dalla dittatura di Bruxelles in nome delle proprie radici storiche, culturali e cristiane imponendosi una nuova costituzione poco “formato europeo” che somigliasse invece alla sua anima profonda – sfidando i fulmini e gli attacchi violentissimi del gotha liberal-radicale internazionale che vuole governare il mondo, così come a suo tempo sfidò per le stesse ragioni il regime comunista. L’elezione di Erdo sarebbe un segnale di incoraggiamento in questo senso anche per quegli altri che, sull’esempio dell’Ungheria, volessero proporsi un modello politico alternativo e più cristiano rispetto a quello imposto dal pensiero unico dell’ideologia imperante in questo momento in Occidente.

Forti sono i legami tra Erdo e la Chiesa ortodossa, cosa che non può che farci piacere, essendo formata da veri preti ed essendo riconosciuti validi anche dai cattolici i sacramenti che amministrano. Tuttavia non sembra avere molto carisma Erdo, e poco si sa delle sue capacità di governo, sebbene la sua diocesi sia amministrata discretamente e abbia anche favorito il diffondersi della liturgia antica. Ma questo tratto sfumato, lungi dall’essere uno svantaggio, è in sede di votazione un vantaggio, essendo che si vogliono evitare candidature eccessivamente caratterizzate e dai contorni netti, magari di ecclesiastici troppo celebri: caratteristiche, queste ultime, che notoriamente dividono all’interno della Chiesa piuttosto che unire.

Lo sta rovinando ultimamente il fatto che, consapevole di essere considerato un candidato forte per il papato, stia esibendosi e parlando fin troppo in giro. Quasi a mò di campagna elettorale. Chi desidera sino a tal punto il papato, in genere non solo non l’ottiene, ma è bene non consegnarglielo di proposito.  Non si sa mai quali brutti scherzi può combinare la vanità in un prete…  Ad ogni modo: sulla sua candidatura potrebbero confluire facilmente tutti i voti dei cardinali dell’Est, di diversi nordeuropei, di “conservatori” e “moderati”, dei “ratzingeriani”, dei curiali, di molti altri. Insomma, una candidatura equilibrata e mediana, capace di non suscitare le antipatie di nessuno. Ad altissimo rischio di elezione.

Dolan, Timothy Michael (63), Arcivescovo di New York, Presidente della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti.

Eleggere papa l’arcivescovo della capitale dell’Impero, per giunta in questo momento, contrapposto in modo nettissimo all’imperatore Obama, sembra quasi un sogno. Per noi. Un incubo per Obama. C’è da giurarci che Barack, quell’ateo pratico, farebbe impiccare sua moglie pur di non ritrovarsi proprio adesso, che sta dando il via alla sua rivoluzione radicale e omosessualista e al nuovo ordine mondiale, una grana tanto grossa tra i piedi e in casa sua. Oltretutto ringalluzzendo tutta la già primeggiante (in termini numerici) Chiesa cattolica statunitense, che andrebbe saldandosi in una santa alleanza con la famigerata “fascia della Bibbia” (protestante) sulle grandi questioni della famiglia tradizionale e della vita. Rubandogli definitivamente la scena: un papa americano conquisterebbe davvero l’America, e si sa che sono patriottici in queste faccende qui gli americani: convinti di aver “conquistato” anche il Vaticano, sebbene potrebbe dirsi il contrario.

Sappiamo che così come in Italia, anche negli Usa esiste la “giustizia a orologeria”: onde il cardinale proprio in questi giorni, combinazione, è stato chiamato dai giudici di Milwaukee, dove fu arcivescovo (succedendo all’indegno benedettino Weakland, capo dei liberal, omosessuale dalle molteplici relazioni, simoniaco, sacrilego e pervertito che aveva riempito l’episcopio e il seminario di pederasti e va da sé pedofili), a “rispondere” di alcuni casi di “pedofilia” che, dicono, non avrebbe prontamente perseguito. Cosa falsa, ma Dolan, consapevole della manovra ai suoi danni, umilmente si è presentato dal procuratore e si è difeso. Può essere un atto di demoniaca persecuzione che nasconde un segno di predilezione divina, se la leggiamo in una certa prospettiva, e in tal caso Dolan è davvero il prescelto; può anche essere un rischio, perché immaginiamo quali campagne terroristiche e scandalistiche sul “protettore di pedofili” scatenerebbe già il giorno dopo l’elezione contro Dolan la stampa liberal, a cominciare dal New York Times. Che teme come la morte e quanto una famiglia normale di uomo e donna invece che di omosessuali, l’eventualità di ritrovarsi proprio nella Grande Mela, tana del lupo, capitale dell’ideologia gender, nientemeno che un papa. E per giunta carismatico e iperattivo. E intrepido. Un affronto insopportabile per le avvelenate lobby radical.

Sì, è un osso duro, e non bisogna lasciarsi ingannare dalle sue estemporanee ed estroverse (troppo) risate a tutta bocca. L’uomo è di quelli che a pestargli i piedi azzannano alla gola. Per il resto e simpatico, certo. E credo sappia il fatto suo, portatore di un sano pragmatismo US. Un mastino del genere è quel che a Roma ci vorrebbe. Il fatto è che o disperde gli untuosi italianissimi sculettanti, velenosi monsignorini di curia che lì ci hanno fatto il nido, creandosi l’immunità e l’indipendenza da ogni pontefice, o neutralizzano anche lui. Ma il pragmatismo americano è questo: prendere una di queste vipere, azzannarla e sventrarla sotto gli occhi di tutte le altre, e le colleghe si regoleranno di conseguenza, svenendo una dopo l’altra. Del resto son preti, e in quanto tali la quintessenza del conformismo: nel bene o nel male, a secondo dell’esempio che gli dai. E Dolan gli darebbe di certo l’“esempio” che meritano.

Ha diverse pecche però, che lo rendono poco adatto al ruolo papale. I modi caciaroni e nazional-popolari di comportarsi, per esempio, certe abitudini un po’ triviali e demagogiche, così poco affini agli azzimati ambienti vaticani, alle relazioni internazionali; tuttavia potrebbe essere un vantaggio d’immagine nel proporsi ai fedeli. La lingua anche: il suo modo di parlare è davvero poco papale. Il che lo rende facile preda di trappole giornalistiche, tipo quando, con una tempistica davvero disdicevole, appena il papa aveva annunciato la sua abdicazione, ha rilasciato una improvvida e imprudente intervista a un quotidiano dicendo che in futuro “potrà essere considerata l’ipotesi di un papato a termine”. Dimostrando di aver capito ben poco della natura del pontificato. La sua elezione se è un vantaggio da molti punti di vista, è anche un’incognita e magari un rischio da molti altri punti di vista. Ad ogni modo: le sue possibilità di elezioni ce l’ha, rientra tra i grandi papabili, ma forse sono minori degli altri grandi aspiranti. Per le qualità e i difetti sopraccitati. Il rischio che riduca il papato a un’americanata, oggettivamente, c’è. Oggettivamente è, più che il Grande Papabile, il Grande Elettore (uno dei 4 o 5) di questo conclave.

Post scriptum:

Purtroppo, un vero candidato al papato esiste da anni, americano pure lui: l’arcivescovo francescano Chaput, di origine pellerossa. Però non hanno fatto in tempo a farlo cardinale, segno che il papa regnante è scettico sull’eventualità di una successione a stelle e strisce. Nell’immediato almeno. Ma se Chaput fosse stato cardinale, avremmo con certezza già individuato il futuro papa. E non è escluso che, comunque vadano le cose, sia il prossimo Prefetto della Dottrina della Fede, al posto di quello stravagante personaggio che c’è ora e che va cacciato il prima possibile, mai più consegnando una cosa tanto delicata a un tedesco, proveniente da una Chiesa nazionale e secolare più che cattolica. Ciò non toglie che Chaput possa comunque essere eletto sine porpora, e il codice canonico lo permette. Stesso discorso vale per il patriarca di Venezia, del quale pure si è mormorato in tal senso. Ma difficilmente il Sacro Collegio sceglierà di umiliare se stesso sino a tal punto.

O’Malley, Seán Patrick (68), Arcivescovo di Boston (Usa).

Che dire? Lo seguo da un decennio, e mi inquieta. Sia chiaro, ha il physique du role, sarebbe un bellissimo papa. Esteticamente, con quella barba bianca, gli occhi azzurri, la statura eccezionale, la ieraticità del personale: un cappuccino che non ha mai rinunciato, neppure da vescovo e cardinale all’abito del suo Ordine, quando spesso vi hanno rinunciato cappuccini che non sono manco vescovi. Ma è un personaggio molto particolare, da prendere con le pinze. Discretamente pericoloso anche.  Ora: ha alle spalle una lunga carriera in isole sperdute come cappuccino missionario, un’esperienza lodevole. Ma è vero pure che ha, nell’Ordine dei cappuccini americani che per 30 anni si è dato alle peggiori sbandate post-conciliari, un lungo passato più o meno liberal. È, di fatto, un progressista. E come tale è arrivato a Boston da arcivescovo, dopo lo scandalo pedofilia nel clero, che portò alle dimissioni del cardinale Law e al più grande scandalo sessuale della storia della Chiesa. E come arrivò O’Malley, in una situazione tremenda, occorre dirlo, con la diocesi assediata da tutti i media e dagli avvocati rapaci, la prima cosa che fece fu di svendere e cedere tutto il patrimonio che apparteneva anche ai fedeli di quella diocesi a chiunque gli si presentasse sbandierando passati abusi. E spesso senza accertarsi se tali accuse fossero fondate o meno. Cedette pure l’episcopio. E infine, avendo ceduto tutto, si mise a svendere l’una dopo l’altra moltissime delle chiese diocesane, infischiandosene delle proteste dei fedeli e più spesso reagendo a male parole e in malomodo. Sì, diciamo che pure la disinvoltura, in senso scurrile, del linguaggio è fra le caratteristiche del personaggio. Tuttavia è un progressista ultima generazione all’americana, senza le sovrastrutture ideologiche e sociologiche dei progressisti nostrani, e si è dimostrato disponibile anche alle esperienze tradizionaliste e alla messa antica. Ma le sue liturgie sono ambigue, diciamo “personalizzate” e non sempre all’altezza delle aspettative per un papabile. Tutt’oggi è ispettore incaricato dalla Santa Sede nelle diocesi laddove vi sono stati scandali pedofili: in Irlanda, per esempio, ultimamente è stato lui l’ispettore.

È il primo cardinale che ha aperto un blog, un decennio fa, dal quale da allora ha un contatto quotidiano e diretto con i fedeli, risponde alle loro domande in modo molto semplice e diretto. Non si è tirato indietro nelle grandi manifestazioni in  difesa della vita. Dal punto di vista della comunicativa, del carisma personale e del contatto coi fedeli, è certamente un asso. Ma basta per essere eleggibili? Va detto che se Dolan dovesse cedere sulla sua candidatura è probabile che la prima alternativa sia proprio lui, che catalizzerebbe il consenso non solo degli statunitensi, ma anche degli ispanici (molto bene conosce quel mondo e ha contatti fortissimi da sempre con quei cattolici), dei progressisti, dei moderati. Molto più difficile sarebbe per lui avere il consenso di curiali e tradizionalisti e, più in generale, di parte dei conservatori. Le sue possibilità di elezione non sono affatto scarse. Gioca semmai contro di lui il legame fortissimo con un Ordine religioso, e se fra i papi quasi mai si è scelto dei monaci o dei frati da secoli, fatta eccezione per Gregorio XVI che era camaldolese, un motivo ci sarà (prendi Bertone, salesiano).

Ouellet, Marc (68), Prefetto della Congregazione per i Vescovi, Arcivescovo emerito di Québec (Canada).

Raffinato sant’uomo. Non ha brillato come prefetto dei vescovi, ma perché doveva muoversi entro margini angusti imposti dal prepotente segretario di Stato. Ma è un buon prete, un buon vescovo, un curiale rispettabile e al di sopra di ogni sospetto. Religioso dell’Ordine di San Sulpizio, ha operato a lungo in America Latina, prima di tornare in Canada. A questo aggiungici le sue esperienze romane, in curia, e il quadro è quasi completo. Anche lui viene, come Erdo e altri, dalla scuola di Ratzinger, ossia dalla rivista teologica Communio, notorio centro di buoni pensatori cattolici, ma di mediocri governanti, talora senza alcuna attitudine all’amministrazione: professori nati. A questo proposito, vanta un lunghissimo e brillante curriculum accademico. E nella sua diocesi, difficilissima e la più secolarizzata al mondo, se l’è cavata onorevolmente, guadagnandosi la nomea di implacabile difensore della fede cattolica, e attivandosi e invitando tutti a concentrarsi sull’Adorazione Eucaristica, la liturgia; si è impegnato per il ripristino del canto gregoriano. Gode della stima di molti, in curia e negli episcopati, e se fallisse nelle prime votazioni la candidatura del vero grande candidato di questo conclave, Scola, quasi certamente sarà Ouellet il candidato successivo. Che dovrebbe ottenere i voti di tutti i moderati, conservatori, dei ratzingeriani, dei curiali, dei nordamericani, di moltissimi sudamericani, di parecchi altri ovunque dispersi che gli devono la porpora. Se si dovesse arrivare alla sua candidatura, probabilmente fin da subito si dovrebbe sfiorare il quorum.

Persona linda, onesta come poche, di grande moralità e pulizia interiore, ha l’incolpevole inconveniente di avere un fratello minore (col quale mai ha vissuto insieme, di fatto, essendo già seminarista quando egli è nato) accusato di molestie su minorenni: particolare, quest’ultimo, che gli elettori certamente vorranno prendere in considerazione e ponderare negli eventuali risvolti mediatici. Non basta, quindi, l’impeccabilità del candidato: solo che se si comincia a conteggiare fratelli sessuomani e nipoti zoccole, alla fine (come in ogni contesto) si rischia di selezionare candidati che abbiano come unico requisito l’essere orfani dalla nascita.

Scola, Angelo (71), Arcivescovo di Milano, già patriarca di Venezia e rettore della Lateranense.

Manca solo l’esperienza curiale in senso stretto, e il curriculum sarebbe perfetto. Mentre tutti straparlano, rilasciano interviste, si dimenano sulle tv e sui giornali, notate il silenzio totale di Scola. Il suo restare appartato, non ricevere nessuno, neppure esce l’arco della porta. Ha capito. E tace. Anche perché, visto quel che l’attende, c’è poco da esaltarsi. Sì, è lui. Probabilmente sarà lui. Il solo, il vero candidato. Il prescelto non da domani, non da oggi, ma già da quasi due anni.

Al di là delle cazzate, qua al conclave il punto imprescindibile sarà: “Questo candidato è uomo di governo?”. Perché si dà il caso che la curia è all’anarchia dai tempi dell’addio del segretario di Stato Casaroli, che ne fu l’ultimo dominus della vecchia guardia montiniana. E da questa anarchia, mai domata dal papa polacco che aveva la testa rivolta altrove (pochi sanno che in Vaticano non c’era quasi mai…), e mai domata dal Tedesco, che dal primo momento ha fatto capire di non essere uomo di governo né di volerlo essere, da questa anarchia, dicevo, si sono moltiplicati “miracolosamente” come pani e pesci gli atti di insubordinazione e carrierismo sfrenato e amorale ad ogni latitudine dell’Orbe cattolico. E gli scandali. Con epicentro in curia, ridotta a un monsignorificio, episcopificio, porporificio. E a un covo di ladri, traditori e sodomiti. Nemici dello stesso pontefice.

Ora siamo seri: molti sono arrivati alla conclusione che “basta con gli stranieri”, e che la curia italianissima può dominarla soltanto un altro bizantino italiano. E, fatti bene i conti, in Italia vi è un solo candidato (da lontano, dicevamo, lo segue Betori, già pallida ombra di Ruini), ossia Angelo Scola. È lui il vero candidato, di mediazione e sintesi. E come non bastasse, Benedetto XVI su di lui già si è espresso un anno fa: è anche il suo candidato, e probabilmente lo era anche al momento della sua traslazione da Venezia a Milano, se è vero come è vero che l’idea dell’abdicazione non sorge dalla sera alla mattina ma “dopo lungo esame di coscienza”, come lo stesso pontefice uscente ha precisato. “Esame” che in tutta probabilità già era cominciato allora. E probabilmente aveva un scadenza giusto il tempo di un adeguato tirocinio di Scola nella più grande diocesi del mondo. Per essere pronto ad avere come diocesi tutta la Chiesa. Verosimilmente, se i curiali non gli mettono (e potrebbero, in testa il solito Bertone) il bastone tra le ruote, sarà eletto. In genere i cardinali non italiani, conservatori e moderati, danno retta ai grandi elettori italiani e si accodano. È sempre successo così.

La domanda dunque è: ma costui è uomo di governo? Lo possono dire coloro che specialmente lo hanno avuto patriarca a Venezia. Ma lo possono dire anche alcuni della Lateranense, che conobbero l’ira terribile e agghiacciante del pur stabile e tranquillo Scola: capitò spesso che chiamasse nel suo studio qualche cattedratico “disobbediente”, che facendo per accomodarsi veniva gelato da Scola con un “chi le ha detto di accomodarsi? Si alzi, esca e non si presenti mai più in Ateneo”, bruciando così sbrigativamente in meno di 60 secondi una dissennata carriera accademica lunga una vita. Lo possono dire anche i suoi più antichi amici di giovinezza, taluni ormai vescovi, compagni d’avventura in Comunione e Liberazione.

Alto 183 cm e robusto, biondo come uno svedese è figlio di camionista. Scola sembra sonnecchiare, essere assente, forse apatico, nell’altro conclave qualcuno mise pure in giro la calunnia che tendesse alla depressione; ma bisogna fare molta attenzione ai tipi apparentemente calmi come questi. Perché da sotto la palpebra cascante, in realtà stanno osservando tutto. E quando meno te l’aspetti, al primo passo falso, ti zompano addosso. Guai a sfidare Scola, a gabbarlo, a provocare la sua ira terribile: chi lo ha fatto ne porta ancora i segni addosso. Un Bertone con lui avrebbe avuto vita brevissima: anzi, non ci sarebbe stato alcun Bertone, e ci fosse stato non avrebbe osato fare quel che ha fatto in questo pontificato.  E poi non è affatto vero che “sonnecchia”: in pubblico sembra così, in privato è molto sveglio, loquace e fin troppo colorito nel linguaggio. Ma quest’ultima è una caratteristica di tutti gli allievi di don Giussani. E da questi ultimi ha ereditato altre tare: per esempio la scarsa cura nella liturgia, ma Scola ha dimostrato di sapersi lasciar guidare da chi lo circonda e meglio  capisce di queste cose, come a Venezia. Difetto ancora più evidente è il linguaggio ufficiale: troppo professorale, frigido, talora cervellotico e dispersivo, poco comprensibile, un ghiacciolo. Qui pure: eredità di don Giussani. Duro da accettare per chi si era viziato il palato alla fine chiarezza espositiva di Benedetto XVI. Qualche problemuccio di salute lo ha, ma non debilitante: una artrite bella forte (nessuno è perfetto), che lo ha tormentato non poco nella umidissima Venezia, a Milano la cosa deve essersi attutita. Il sole di Roma e specialmente di Castelgandolfo sarebbe un’ottima cura.

Tutti sanno che è baciato dal favore del papa uscente, ragion per cui sin dai primi scrutini avrà il voto dei “ratzingeriani”; ai quali dovrebbero seguire quelli di molti italiani e di diversi curiali; si sommerebbe man mano il voto di tutti gli altri moderati, quindi, senza problema alcuno dei conservatori. Dovrebbe rifiutarsi di votarlo la sbrindellata pattuglia progressista, i più almeno. Tutto sta se, dopo le prime due votazioni di prova del primo scrutinio (servono per contarsi), già dal secondo scrutinio la candidatura Scola catalizzerà un numero promettente di voti, che dovrebbe però consolidarsi nelle successive votazioni del terzo scrutinio. In tal caso, tempo qualche altro scrutinio, e dovrebbe volare dritto dritto, dopo neppure 48 ore, sul Soglio di Pietro.

LA TERNA VINCENTE

Per concludere ricapitoliamo. Il primo candidato sarà Scola, a partire dal secondo scrutinio. Se nei successivi due scrutini la sua candidatura andrà consolidandosi, allora è sicuro che tempo poche ore ne uscirà eletto. Ma se i voti dovessero rimanere stabili e languire, allora è probabile che si passi subito al secondo candidato, Ouellet, che dovrebbe farcela. Ma se pure questo replicasse lo stallo precedente, si passerebbe ad Erdo (ma sembra aver perso moltissimo smalto negli ultimi giorni). Tutti e tre vengono dalla rivista “Communio”, e quindi sono enumerati di diritto tra i “ratzingeriani”. Un asso nella manica, in questo conclave. Va detto che il terzo candidato, Erdo è sempre in ballo, con un altro candidato, il sempre “ratzingeriano” di facciata Scherer.

Diversamente, o si ritornerebbe al punto di partenza, o si andrebbe a scegliere nella lista degli altri “grandi papabili” e in quella dei “papabili di riserva”, e in tal caso, i più probabili sarebbero, nell’ordine: Scherer, DolanO’Malley, e dopo Barbarin ed Eijk. Sempre che non si accantoni l’opzione “manageriale” e non si opti per quella geopolitica (che resta improbabile). In tal caso, il nome sarebbe solo uno: il patriarca d’Antiochia Bechara Rai, danneggiato solo dai suoi 73 anni.

Ma probabilmente tutto si ridurrà a Scola e Ouellet. O come candidati contrapposti (rischiando di neutralizzarsi a vicenda), oppure come candidati consecutivi. Ma Scola resta al primo posto. E noi ci permettiamo di scommettere su Scola. E lo raccomandiamo allo Spirito Santo. Se fosse eletto, il cardinale Ratzinger sarebbe contento come una pasqua… che oltretutto sarebbe pochi giorni dopo.

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176 comments on “I PAPABILI. Ma anche no. Una mappa ragionata, i pronostici. Dossier di PP

  1. Complimenti davvero per il lavoro. Mi ha fatto sbellicare il capitolo su Dolan.
    Avrei distinto i finti papabili dai non papabili, i primi essendo personaggi spinti dai nemici, contro l’interesse della Chiesa.
    La cosa che mi dispiace davvero è la stroncatura del “mio” Bagnasco. Prendo atto che in ambienti romani evidentemente non è valutato bene, mi sarò sbagliato sulle sue possibilità. Ma da lì a metterlo nella stessa categoria degli impossibili ed indegni… Non capisco cos’abbia di più Betori.
    Son sempre stato convinto di Scola come vero papabile, e le sensazioni hanno continuato ad avere conferme sempre più chiare, anche da te. Per cui, davvero, penso che questo mettere lì altri nomi oltre Scola sia un esercizio interessante e nulla più.
    Ma se proprio dovesse trovarsi una alternativa a Scola, Ouellet è bruciato dal fratello, altri stranieri non vedo come potrebbero prendere campo… credo condividano in molti il fatto che il ritorno di un Italiano ci sta, e che deve avere esperienza di trattare colla curia senza farne parte… questo lascia solo Bagnasco come candidato, di fatto. Ha Don Gallo, è vero; ma Scola perchè non ha rimosso Don De Capitani? Purtroppo avere a trattare con gente indegna, e non riuscire ad imporsi, è stato vero per tutti, da Ratzinger in giù. A Genova poi c’è un ambientino… Non capisco perchè poi tu dica che Bagnasco sarebbe ortodosso più per inerzia che per convinzione; mi sembra una cattiveria gratuita, l’ho visto più volte avere iniziative magari non oltremodo coraggiose, ma di rottura coll’inerzia e lo stile dei tempi. Certamente è persona diplomatica e prudente, che nonostante ciò ha avuto problemi di imprudenza filtrata attraverso gli stessi modi diplomatici.
    Al contrario, O’Malley, che già non mi convinceva, appare un disastro totale dalla tua esposizione. Non uno dei primi, ma uno degli ultimi papabili, subito prima degli indegni… Proprio non capisco. Sembra che tu ti sia regolato più che altro sulle posizioni di potere geopolitico, che non dovrebbero imporsi invece sulla volontà di avere un degno candidato.
    Anche l’honduregno mi sembra tu l’abbia accreditato troppo.
    Comunque questa pagina è uno strumento interessantissimo.
    Fermo restando che stiamo parlando inutilmente, tanto è Scola.
    Ma anche qui, prezioso il tuo farcelo conoscere come persona molto decisa. Mi aveva lasciato l’amaro in bocca non sentire di cambiamenti a Milano, anzi, di una specie di ricerca della continuità… evidentemente non è ancora tempo di un Papa che sconfessa apertamente un cardinale.
    Prepariamoci, comunque: si sono portati avanti col lavoro, descrivendo l’appartenenza di una persona a CL, come di un essere affiliati ad una associazione a delinquere. Saranno attacchi durissimi.

  2. Grazie Antonio.
    Bellissima analisi. In gran parte condivisibile.
    Personalmente preferirei Dolan.
    Una domanda: dopo l’annuncio della rinuncia del Papa, ha parlato parecchio sui media il Card. Vingt-Trois Arcivescovo di Parigi.
    Perchè non l’hai inserito nemmeno tra i “finti papabili”?

    • Perché è ambiguo, molte sue idee sono tipicamente francesi e modernistiche, si è accapigliato brutalmente coi tradizionalisti, anche se poi hanno tentato la pace.

  3. Anche se non saranno eletti il mio sogno nel cuore rimangono Burke Raymond Leo e Ranjith Albert Malcolm….anche solo affinché si possa finalmente sdoganare in via definitiva la Messa di Sempre….possiamo star qui a parlare all’infinito ma il Cuore della Cattolicesimo è la Messa e su quella non dovrebbe esistere alcun tentennamento.

  4. Antonio, sinceramente alcune tue osservazioni non le condivido, in particolare su O’Malley, , e’ vero ha venduto l’episcopio, ma in quel momento era in gioco la credibilita’ della Chiesa in America endi Boston in particolare, ha fatto una cosa che ha tarpato le ali ai soliti laicisti d’oltre oceano (che poi sono tipo i nostri).

    Per il resto, credo che potrebbe essere uno buono per mettere in riga la curia, con la fama di inflessibile che ha, anche perche’ vive (la curia) dei soldi dei cavalieri di oltre oceano.

    Per il resto, nel tuo colossale lavoro, una cosa forse non hai sviscerato fino in fondo,: le sfide della Chiesa.

    Mi riferisco alla rievangelizzzazione dell’Europa, al sud America (stremato dalla TDL e dai conseguenti pentecostali), penso all’Africa con un cristianesimo in tumultuosa crescita, ma con scarsa ortodossia, vocazioni sacerdotali spesso dubbie e tante questioni di soldi e di missionari con le concubine o peggio. Penso alla Cina e a quel miliardo di persone che non conosce Cristo.

    Su questi che sono temi centrali chi puo’ essere piu’ “valido”?

    Per non dire delle nostre parrocchie, con parroci “progressisti” ma dispotici, spesso circondati da “catechiste” da centro estetico gossipparo, con zero formazione e zero afflato evangelico.

    • Mi fai domande che meriterebbero ore di risposte: non posso. Ho fatto una scelta, una selezione: candidati in caso il conclave decidesse per una soluzione manageriale. Questa esclude l’altra soluzione quella “geopolitica”. Ho solo due mani, non posso in un dossier toccare tutte le questioni aperte della chiesa universale. In realtà mi sono pentito di non aver aggiunto un candidato (ma ora lo aggiungo): sua beatitudine Boutros Berchara Rai, che risponde, appunto, alle questioni “geopolitiche”.

  5. Un lavoro stupendo e accurato. Se mi sia permesso, vorrei aggiungere due cose:

    - una dei cardinali sopra indicato ha detto (in confidenza ad un mio amico sacerdote) che alcuni cardinali – temendo chissa’ che dal dossier dei 3 cardinali (Vatileaks) – vogliono eleggere uno non dal collegio cardinalizio. “Tanto” ha detto questo porporato “una sorpesa in piu’ non fara’ male alla Chiesa”. Si fanno due nomi – uno statunitense, l’altro europeo (non italiano ma di un paese molto vicino). Non so se qualcosa del genere sia stata trapelata da voi. Per motivi confidenziali, non posso fare dei nomi. Posso solo dire che l’americano non e’ mai stato nella Curia Romana, l’altro invece e’ stato fino a qualche tempo fa.

    - come cattolici, dobbiamo pregare – e molto – che la scelta dello Spirito Santo sia rispettata. Altrimenti …

    • Sciocchezze di corridoio di gente che al solito (preti soprattutto, a Roma specialmente) millanta alte aderenze e alte confidenze. Ma di per sè è proprio ridicola la storia del cardinale che, prima ancora di vedersi con i confratelli, prima di qualsiasi congregazione, presenti a Roma solo il 10% dei cardinali, va in giro a dire ai preti di strategie di un conclave ancora neppure convocato. Che poi possa essere eletto un non cardinale è previsto dal codice canonico e l’Americano papabile (l’ho citato nell’articolo) c’è da un pezzo ma non ha fatto in tempo per la porpora: Chaput

  6. Molto bello come articolo; scusami nei vari articoli dei giornali ricorre spesso il nome di Braz de Aviz come altro candidato brasiliano; tu non lo metti neanche tra i “finti papabili”. Non è tenuto per niente in considerazione ?

    • Sì è tenuto in considerazione: da ultraprogressisti, da focolarini, soprattutto dagli orfani della Teologia della LIberazione, che a suo tempo proprio il cardinale Ratzinger stanò. Un altro demagogo caro a Bertone. Con cultura teologica prossima a quella di una suora anziana. Notoriamente i giornali poco ne capiscono di certe cose… e sono attratti da quelli che fama “sinistra”

  7. Io sono un cittadino ligure e conosco benissimo certe situazioni. Condivido con te perfettamente l’analisi di Bagnasco. Lo trovo un buon’uomo, serio, intelligente ma, come Paolo VI, incapace di prendere una decisione concreta e portarla a fondo. Don Gallo, don Farinella, don Seppia docent. Mi permetto di indicarti un ulteriore nome, fuori dal Colelgio cardinalizio, ma che vi si trova molto vicino. Il Patriarca Francesco Moraglia, di Venezia. è stato il mio vescovo ed ha retto con coraggio, santità di vita e di fede, umiltà e costanza una diocesi, stravolgendola (/in bene) soffocando carrierismo e becero modernismo. Ha 60 anni, una ampissima cultura ed una salute di ferro. Sa usare il pugno di ferro con guanto di velluto, sa comandare con sorriso. Ne sentiremo parlare ancora di lui e con grande gioia di chi l’ha potuto conoscere ed amare come proprio pastore.

      • Ho cercato su Internet una dichiarazione di Moraglia in cui si dichiara “scoraggiato”: ho trovato solo un articolo del 7 febbraio sul pellegrinaggio mariano diocesano del primo sabato del mese. Si riferisce a commenti privati del patriarca o a una dichiarazione pubblica, se posso chiedere? Molti mi dicono che se fosse stato cardinale sarebbe stato lui il primo dei papabili e che Benedetto forse non lo ha fatto cardinale (anche se da patriarca già veste la porpora) perché così spiana la strada a Scola. Di Scola e Erdo, amici veneziani e ungheresi lamentano le scarse qualità pastorali. Che cosa ne pensa?

  8. Se fossi cardinale, voterei per un cambio rivoluzionario che compattera’ la Chiesa.
    Ci vuole uno come (magari lui stesso) Monsignore (Padre) Apeles. Non sono matto e dico il xche’ della mia scelta:

    - in primis, e’ poliglotto (parla spagnolo, italiano, inglese a latino di sicuro), quindi con la comunicazione siamo a posto;

    - e’ tradizionalista in senso liturgico – spesso celebra la Messa Tridentina ed e’ perfino responsabile per una chiesa privata a Barcellona;

    - e’ uomo di mondo – vedi le amicizie con Bambola Ramona ed altre bellezze mozzafiato – quindi nessuno scandalo con bimbi e roba simile. E nessun scheletro negli armadi;

    Apeles: giovane, colto, affascinante, uomo che conosce tutti i lati del mondo d’oggi. Gli altri: Scola, Dolan, ecc. sono pezzi da rottamare.

    D’accordo Mastino?

    • Padre Apeles dovrebbe essere ridotto per le ragioni che lui conosce benissimo allo stato laicale. Anzi, non doveva mai essere consacrato. E il fatto che per estetismo ed esibizionismo celebri la messa antica, è un sacrilegio. Per il resto, lei, faccia poco il pagliaccio

  9. Mi scusi, condivido in pieno la sua analisi sul conclave….c’è persino qualche giornalista che è arrivato a ritirare fuori Arinze dal cappello dopo otto anni dall’ultimo conclave, evidentemente nn si sono neanche informati sull’età del porporato africano. A parte il conclave mi è venuto da farmi un paio di domande sul titolo di Papa Emerito assunto da Benedetto XVI. Vescovo emerito di Roma l’avrei capito, ma papa emerito non lo capisco il titolo di Papa richiama immediatamente il titolo di Sommo Pontefice, e il Pontefice Massimo è solo il Vescovo di Roma in carica…

  10. Al Sig. A. Margheriti Mastino,

    riferendosi ai cardinali Burke e Ranjith, lei ha detto che ci sono stati dei gruppi tradizionalisti che, in poche parole, hanno abusato di loro. Potrebbe indicare chi sono qusti gruppi? Qua ci sono i lefebvriani, ma ci sono anche dei laici tipo Una Voce Italia e Una Voce Internazionale. Sarebbe utile capire chi sono per evitarli.

    Cordiali saluti da Brescia.

    Carlo Altobelli

  11. Non conoscevo questo blog, ci sono arrivato per caso e ho letto con interesse l’analisi dei candidati.
    Avevo fatto anche io, senza troppe pretese, un “giochino” simile, ignorando le sciocchezze scritte da giornalisti che non distinguono il gregoriano dalla polifonia e da “esperti” che a malapena ricordano ciò che gli hanno insegnato al catechismo per la Cresima.
    Non mi dilungo: ho raggiunto conclusioni più o meno simili, ma su Ouellet pesa senz’altro (purtroppo) la situazione del fratello (ricorderà che anche con Benedetto XVI si era arrivati a inventare storiacce che avrebbero riguardato padre George).
    A mia modesta opinione, Scola sarebbe un ottimo pontefice ed è sicuramente il candidato più autorevole, ma pagherà le invidie e le divisioni dei candidati italiani (a meno che Bendetto XVI tra un saluto e un abbraccio non abbia “catechizzato” a dovere tutti gli altri, in questi giorni di fine pontificato: mi risulta difficile pensare che Ratzinger non abbia in nessun modo cercato di indirizzare la scelta del successore), privi in conclave di un “grande elettore” di riferimento. Può farcela, non ne sono affatto certo.
    Non credo che si vorrà guardare fuori dal Sacro Collegio. Se non sarà Scola, secondo me la scelta cadrà su Canizares o Barbarin. Alternative, per un papato di decantazione (che però non vedo probabile, troppe sfide sono sul piatto in questo momento), lo stesso Rouco Varela e il sempre lucido Bergoglio. Personalmente, se fossi lì, voterei per l’arcivescovo di Bologna, Caffarra. Che non ho visto citato da nessuno: buon segno… :-)

    • Qui è in ballo un pontificato di lunga gittata. Caffarra ha 74 anni ed è fuori dai giochi. Scola è il vero candidato e la sua preferenza Ratzinger l’ha manifestata già un anno fa traslandolo a Milano. Non occorreva aggiungesse altro.

      • Ora, a giochi fatti, potrei anche dire di aver avuto una piccola intuizione, ma la verità è che non ci credevo troppo nemmeno io. Con tutto il rispetto per i Cardinali, la scelta di un Papa “a breve termine” non mi convince molto. Però se è vero -come è vero- che lo Spirito soffia dove vuole Lui e non dove lo aspettiamo noi, allora sta a noi andare a cercare dove stia soffiando.
        E quindi, come sarebbe comunque stato in ogni caso… Viva il Papa!!!

  12. Salve Mastino.
    Innanzitutto le vorrei chiedere a proposito di Bergoglio. Su Vatican Insider dicono che nel 2005 fu lui il principale rivale di Ratzinger, capace anche di attirare i voti dei “martiniani”. E se anche ora le attenzioni si concentrassero su di lui? So che ci vorrebbe un papa giovane, ma forse alcun cardinali potrebbero non pensarla così. Riporto il link:
    http://vaticaninsider.lastampa.it/vaticano/dettaglio-articolo/articolo/conclave-22761/F
    La seconda cosa riguarda il Card. Cipriani.
    Sono un membro dell’Opera, e le assicuro che, qualora fosse eletto pontefice, mai e poi mai si sognerebbe di fare della Chiesa una Opus Dei n°2. Una delle prime cose che ci dicono dopo essere entrati è che “l’Opera è fatta per servire la Chiesa come la Chiesa vuole essere servita”, ricordandoci che l’Opera è solo una piccola fetta del vasto e variegato popolo della Catholica.
    D’altra parte, vediamo che Clemente XIV non trasformò la Chiesa in un Francescanesimo n°2, anche se l’impronta della sua formazione si intravide nel suo agire (ovviamente il papa non è un automa).

    • Esistono 2o versioni diverse del passato conclave, e tutte si spacciano per quelle vere. Bergoglio era una promessa dell’altro conclave non di questo, invecchiato com’è, e inetto. Senza contare che la sua fortuna all’epoca era data dal fatto che la sua esperienza pastorale era ancora novella. Poi lo abbiamo visto all’opera in questi ultimi anni. Parziale e partigiano, ha ceduto alla vecchia sindrome dei gesuiti: il martinismo. Ha spaccato la chiesa argentina, ha creato polemiche e odii furibondi, ha favorito, anche sfidando Roma, i candidati all’episcopato più improponibili e i progressisti demolitori più furiosi, ha messo il bastone tra le ruote a tutti i vescovi più ortodossi. E’ uno che, appena presenterà le dimissioni per raggiunti limiti di età, saranno immediatamente accolte con sollievo generale, dopodiché si spera scompaia dalla scene pubbliche per sempre. Se lo Spirito Santo non l’ha voluto allora… al contrario di giornali e cardinali… è conferma ulteriore che ci vede più lontano di tutti noi.

      Quando a Thorne, che io ho indicato come il mio candidato, confermo quanto ho detto.

  13. L’analisi è senza dubbio molto interessante. Mi permetto di fare due domande:
    1- Nell’elenco non è preso in considerazione un nome -secondo me “pesante”- cioè quello dell’arcivescovo di Cracovia, Dziwisz. L’ex Don Stanislao conosce tutti gli elettori, non ha nascosto la contrarietà (che è di molti cardinali) alle dimissioni di Benedetto XVI e può essere la carta del clone wojtiliano, ma con qualità anche “manageriali”. Potrebbe anche fare da pope-maker, come già Koenig nel 1978?
    2- Si riesce a quantificare numericamente quanti sono i “ratzingeriani”, i “siriani”, i “martiniani”, i moderati di varie sfumature, i tradizionalisti, i “progressisti” e gli ambigui?

    • Dziwisz è e rimane un segretario. I danni che ha fatto in curia sono universalmente riconosciuti. Come la sua fame incontenibile di denaro e i molteplici arbitri. Non è neppure lontanamente candidabile, e i suoi nemici giurati sono moltissimi.
      Circa la seconda domanda, sono suddivisioni secolari e pratiche, che se sono utili a noi, sono spesso irrilevanti nel Collegio. Dove alcuni cardinali persino ignorano di essere etichettati con una delle sigle giornalistiche che lei propone.

      • Grazie per la risposta che mi conferma giudizi ricevuti in precedenza. Ieri Vatican Insider (La Stampa) parlava di una trama tessuta da Piacenza, Re e Sandri per portare Scherer al papato (ma attenzione: anche lui, come Erdo, di nome fa Pietro… ) insieme a un segretario di stato “italiano” (Piacenza o lo stesso Sandri, che però a ben vedere è sudamericano come lo stesso cardinale di San Paolo). Se tanto mi da tanto suona come una voce messa in giro per un doppio scopo: bruciare un “papabile” e testare la reazione sul nome del Segretario di Stato. Mi sbaglio?

        • Certo, Sandri (lasciamo perdere particolari dossier che lo riguardano), Piacenza e Re… si inventano una trama e poi la vanno a raccontare in giro. Su altri giornali, altri terzetti con alcuni degli stessi protagonisti del primo,”fanno altre trame” su altri nomi. L’esperienza mi ha insegnato che in fatto di conclavi nessuno può sapere niente, e tutti possono liberamente inventarsi notizie, perché non ti possono smentire i colleghi, né testimoni che non esistono, né tantomeno lo farebbero i cardinali, che sanno benissimo che il vociare impazzito fa parte del gioco… di gente che guarda non capisce e allora crede di vedere e capire. Solo chi conosceva da prima la Chiesa e i cardinali, può a naso capire i movimenti tellurici.
          L’unico che ci azzeccò l’altra volta fu Magister. Ma lui aveva un suggeritore di prestigio e un grande elettore: Ruini. Soprattutto un politico molto più fine del vecchio e isterico Re.

  14. E w papa Scola, Paolo VII!
    anche se è troppo schierato su CL…chissà, sarebbe una garanzia per un futuro cattolico alla Chiesa.

  15. Quanto conta, nella scelta del futuro papa, la conoscenza dell’italiano? In fin dei conti si tratta del vescovo di Roma, e gran parte della sua attività la svolge in italiano. Alcuni dei porporati stranieri che vengono considerati papabili forse non lo parlano, o sbaglio? Può essere, anche questo, un fattore di cui i cardinali terranno conto?

    • Insomma: tutti i cardinali hanno studiato a Roma, moltissimi hanno svolto qualche anno di attività in curia. E sanno anche che la carriera ecclesiastica ha fra i requisiti base una conoscenza, almeno minima, dell’italiano. Di fatto, l’italiano è diventato la lingua semi-ufficiale di tutti gli ecclesiastici. Quindi il problema non si pone, quasi. Solo gli americani, a quel che so, hanno maggiori difficoltà con la nostra lingua: perché trovano sempre gente che sa parlare in inglese e quindi non fanno pratica. Quindi, bene o male, l’italiano lo sanno tutti.

  16. E poi hai tacciato uno dei canditati come “partigiano”? ma hai visto cosa scrivi su Scola? Delle due l’una: o lo conosci solo superficialmente, ma lette le radiografie esatte che hai fatto su molti dei cardinali escluderei questa ipotesi. Oppure, cosa per cui propendo, sei un vero e proprio suo partigiano anzi pretoriano, di fede incrollabile anche di fronte all’evidenza dei fatti. Infatti accenni ai suoi difetti ma li fai passare come virtù, di altri poi tralasci del tutto. Peccato!
    1. Scola è tutto fuorché uomo di governo. Confondi il decisionismo con le rispostacce, che ingenerano nell’interlocutore solo il timore del momento. Lascerebbe, eccome, i progressisti peggiori dilagare ovunque e mettere a ferro e fuoco la Vigna del Signore. Vedi come s’è comportato, nella Conferenza Episcopale del Triveneto, con quel maleducato, pazzo, assai limitato culturalmente e peggiore dei progressisti di Mattiazzo, il Vescovo di Padova. Semplicemente l’ha lasciato fare, a briglia sciolte, quello che voleva. Guarda come si sta comportando a Milano, chi ha messo nei posti chiave, ex martiniani. Peraltro in morte del massone, Carlo Maria Martini, ha dichiarato che: «La sua eredità è tutta nella sua vita e nel suo magistero e noi dovremo continuare ad attingervi a lungo». Era proprio il caso di fare questa affermazione? Con questa dichiarazione ha dimostrato di avere un complesso di inferiorità.
    2. Scola è tutto fuorché un pastore. A Venezia non era mai in diocesi, era sempre all’estero per far conferenze (per costruirsi il papato). Mai andava nelle parrocchie. Se lo invitavano a dar Cresime, rifiutava e mandava preti delegati, se invece nella stessa realtà lo invitavano a far conferenze ci correva. S’è fatto un ausiliare (che definire mediocre è un eufemismo), cosa mai avvenuta a Venezia, per poter essere sempre fuori diocesi e avere qualcuno che governasse al posto suo. Non doveva accettare l’episcopato e doveva continuare a fare il professore.
    3. Scola è tutto fuorché un buon amministratore (finanziariamente ed economicamente). Se fosse un religioso potremmo dire che viene gravemente meno al voto di povertà, naturalmente con i soldi delle mal capitate realtà ecclesiali che di volta in volta gli vengono affidate e che ha gravemente impoverite.
    4. Scola è tutto fuorchè un amante della liturgia. Rappresenterebbe la discontinuità con Benedetto XVI, sconfessando il suo predecessore e facendo fare salti di gioia ai progressisti.
    5. Scola è tutto fuorchè un buon professore. I bravi docenti sono quelli, come è stato Ratzinger, che rendono facile ai discenti gli argomenti. Quando Scola parla, invece, devi decifrare e tradurre la terminologia che usa. Non ha capito che divenendo vescovo doveva smettere di fare il professore e mentre quando era professore usava, come tutt’ora usa, un linguaggio tecnico che gli consentiva di farsi capire solo da altri professori.
    Atro che buon papa!

    • Ho letto con un sorriso le sue affermazioni: già dopo le prime righe ho indovinato che c’era scritto dopo. Classiche, scontate cose da tradizionalista arrabbiato. Magari proprio da lefebvriano arrabbiato. Direi questo, se non fosse che nella sua analisi del periodo veneziano, c’è un fondo di verità
      Tuttavia, se lei fosse stato meno alterato, avrebbe notato un mio recente ritrattino di Scola, che lasciava più spazio ai dubbi:
      http://www.papalepapale.com/cucciamastino/mastinate-quotidiane/siamo-seri-il-vero-candidato-e-angelo-scola-ma-attenti/

    • Scola è stato Patriarca della mia dicoesi e si è speso su tutti i fronti. Merita rispetto, non questa acida maldicenza. Chiedo rispetto anche per mons. Beniamino Pizziol, suo vicario generale e ora vescovo di Vicenza, come pure per mons. Antonio Mattiazzo. Un blog sui papabili non giustifica un thread da osteria.
      Carlo moderi i toni e Alvise, che leggo sotto, semplicemnete si vergogni.
      Qui a Venezia il Patriarca è sempre il patriarca, si chiami Marco, Angelo, Francesco…

  17. è la tua risposta che mi fa sorridere!
    i lefebvriani lacerano la carne della Chiesa; i tradizionalisti ottusi sono più di danno che altro.
    Sul mio conto hai preso un grosso granchio.
    Mi sono andato a leggere il tuo ritratto di Scola. Hai lasciato inevasa la domanda che hai posto: ma costui è uomo di governo? Lo possono dire soltanto coloro che specialmente lo hanno avuto patriarca a Venezia.
    Come mai?

    • E dato il tuo cognome lombardissimo, dubito che sei proprio tu quello che può parlare della sua esperienza in diocesi di Venezia. Quindi, di cosa parli?
      Io non darei molta importanza alla sua brevissima esperienza milanese: Scola ha capito che era stato designato alla successione da Ratzinger, come lo hanno capito tutti (se poi vorranno rispettare i cardinali una tale indicazione, è altro discorso). E quando uno capisce questa cosa e la reputa imminente, l’ultima cosa che deve fare è mettersi al centro dell’attenzione e farsi nemici, con decisioni forti e rapide da ribaltare tutto. Assecondare l’andazzo, tenere basso il profilo, quando in vista c’è una meta infinitamente più importante.
      Altre cose vanno viste nello jato del prelato ciellino: in fatto di liturgia sono un po’ pecorari (anche Luigi Negri è così), ma non per ideologia, proprio per scarsa formazione in tale ambito. Ma si lasciano guidare e sono convinti che la liturgia deve essere dignitosa: solo che, lasciati soli, non riescono a distinguere tra una liturgia dignitosa e un bordello.
      Sono così, un po’ improvvisatori, distratti, spregiudicati, sboccati anche, i ciellini. Ma quando si arriva alle cose fondamentali, sono dei molossi.

  18. hai messo il dito nella piaga. T’ho stanato, t’ho portato a dire quello che volevo dicessi tu (l’avessi detto io mi avresti dato del progressista, già mai dato del lefebvriano).
    Scola è troppo caratterizzato.
    Il papa deve avere un respiro universale, non settoriale.
    Sarebbe amato dai ciellini certo, ma detestato da tutti gli altri appartenenti alla galassia dei movimenti ecclesiali di laici. Intendiamoci questo vale anche per gli altri.
    Ti immagineresti un papa che proviene dall’Opus Dei o uno che proviene dai neocatecumenali oppure uno che viene dai focolarini o da Sant”Egidio, ecc. ecc.
    Per non parlare delle amicizie politicamente imbarazzanti: Formigoni & C.. A tal proposito c’è sempre in agguato la magistratura milanese ad orologeria. Occasione ghiotta per far fuori la chiesa.
    La verità è che ci vuole un papa, non proveniente dai movimenti, non proveniente dalla curia e che abbia dato buona prova di s’è in diocesi nel senso che sia pastore che sa guidare con fermezza e con amore, sia ortodosso, curi la liturgia e soprattutto che ami il suo gregge e poco se stesso, così come ha fatto Benedetto XVI.
    Non mi poiace come lo giustifichi sul fatto che a Milano non ha fatto certe cose per non bruciarsi quella che tu supponi essere la candidatura, da parte di Benedetto XVI, di Scola come suo successore. Se questo è l’uomo, vale a dire uno che per non bruciarsi non prende posizioni, allora ti dico non può essere successore di Pietro e Vicario di Cristo in terra. Se questo è l’uomo, allora non si allontana molto da Tettamanzi.
    Noi abbiamo bisogno di una pastore evangelico, non di un mercenario.

  19. Siamo chiamati in causa noi veneziani e allora scendo in campo.
    Effettivamente è come scrive Carlo.
    Scola in otto anni che è stato a Venezia ha solo pensato a viaggiare.
    Quando era in diocesi scriveva libri, articoli per riviste e si preparava le conferenze da fare in giro per il mondo. [CENSURATO] La liturgia? lasciamola perdere! Le sue lettere pastorali? potevano capirle solo i professori universiatari. [CENSURATO] Tutto il resto è fumo. [CENSURATO]Siamo contenti del nuovo Patriarca Francesco che invece governa con la dolcezza e con la fermezza di Luciani.
    Vi basta o devo continuare? la lista non è finita, se volete entro nei particolari.

    • e’ curioso che lei, con tutto il suo astio (tipico di quelli a cui è stata negata qualcosa) abbia anche l’arroganza di parlare a nome di “noi veneziani”. Lei parla solo, e in modo discutibile, del suo discutibilissimo punto di vista.

    • Qui da Venezia smentisco Alvise: non è vero ciò che scrive. Sbaglia pure nel contrapporre il Patriarca Angelo all’attuale Patriarca Francesco.
      Come scrive il Mastino Alvise scrive a suo nome e basta.

  20. Ue’, leggendo Redaelli ero incerto tra:

    -una risata
    -un vocabolo onomatopeico
    -ed un sentimento di pena

    W il Papa!

  21. è il tuo punto di vista ad essere discutibilissimo.
    Non vuoi tenere in conto fatti oggetivi. Poi perchè mi hai censurato quello che tutti sanno a Venezia ma anche a Grosseto [CENSURATO] le due diocesi. Chiedilo in giro, ma tanto già lo sai, solo lo vuoi coprire.

    • La povertà è santa e benedetta dal Signore: un vescovo non è un amministratore delegato e un finanziere. In Germania le diocesi sono ricchissime, i preti prendono stipendi non da ministri di Dio ma da ministri veri e propri, e infatti vedi come sono ridotti: a dei sediziosi, viziosi e apostati. Si dia alla politica Alvise, e non rompa le palle in chiesa con le sue manie ragionieristiche.

  22. vorrei offrire solo un piccolo contributo: o’malley non parla italiano, e questo non sarebbe buono per niente per un vescovo di Roma. il card Pell non ha affatto una diocesi di preti liberali e corrotti e la sua diocesi dicono che sia governata in modo eccellente.
    il card. dolan non credo sa papabile, vedo meglio il card george tra gli americani.
    domanda: quanto credete che possa influire la vicinanza o lontananza dei cardinali ai movimenti e nuove realtà ecclesiali? si sa che scola è di cl, ma anche tra gli altri ci sono aperti simpatizzanti verso questo e quel movimento. ne terranno conto le loro eminenze?

    • I movimenti nati da poco, vera novità del concilio, risultano, come tutte le cose nuove, indigeste a molti, e da molti guardati con sospetto: prima o poi bisognerà prenderne atto, e guardare l’appartenenza a un movimento ecclesiale come a un di più non come a un handicap. La stessa diffidenza toccò agli ordini religiosi nei secoli scorsi… ma ciò non impedì che si giungesse a papi provenienti dai vari Ordini. Presto sarà una normale realtà. Del resto i movimenti ecclesiali vanno a ricoprire un vuoto che hanno lasciato i declinanti e spesso agonizzanti Ordini religiosi. La gente e lo stesso clero a volte hanno difficoltà a capire la natura dei movimenti e delle congregazioni miste… come l’OPus… ma se da una parte è un loro limite, dall’altra è vero pure che i movimenti, troppo giovani, con poca e esperienza e troppi ormoni, spesso confermano i dubbi. Tempo vent’anni è sarà normale accettare un papa proveniente da un movimento, oggi questo influisce negativamente per un buon 30%, e nel caso dell’Opus Dei, per l’80%

  23. Sul cardinale Odilo Scherer ci sono perplessità. Leggere il seguente articolo tratto dal blog messainlatino:

    Le congregazioni dei cardinali che precedono il Conclave sono iniziate lunedì scorso. La vecchia guardia della Curia, messa da parte da Benedetto XVI, ha svelato – forse troppo presto – le sue batterie: il Cardinal Decano ed ex Segretario di Stato, Sodano, e il cardinale Re, che è stato prefetto della Congregazione dei vescovi fino al 2010 e che (dato che Decano e Vicedecano non entreranno in conclave) presiederà l’assemblea alla Sistina, spingono una delle loro creature come candidato : il cardinale Scherer, arcivescovo di San Paolo in Brasile. Lo si sapeva da diversi giorni. La novità, che rende la manovra particolarmente inquietante, è che si fa girare la voce, forse fondata, che il Cardinale Segretario di Stato, Tarcisio Bertone, cardinale camerlengo che presiede ai destini della Chiesa romana durante la vacanza della Sede e che era considerato un nemico giurato degli altri due, sarebbe stato acquisito alla manovra, la quale gli consentirebbe di mantenere parecchi dei privilegi attuali. Un certo numero di prelati romani preoccupati ha parlato ieri del treppiede.

    In ogni caso, il colpo è di per sé geniale. Quei vecchi arnesi della Curia di Giovanni Paolo II (i primi due), aiutati (se la voce è fondata) da colui che ha attirato su di lui tutte le critiche durante il pontificato di Benedetto XVI (Bertone), si danno così l’aria di ‘purificatori’ della Curia! La trama è forse un po’ troppo sottile. Accarezzando nel senso della seta la tonaca di cardinali che arrivano da altri continenti e che desiderano un ‘cambiamento’, gliene offrono uno… che non cambia niente. In ogni caso non per loro: ecco il più presentabile dei papabili del Sud America, che hanno ‘costruito’ da tempo, che è del tutto devoto a loro, e che potrebbe seriamente ostacolare i ratzingeriani nel 2013 molto meglio del cardinale argentino Bergoglio durante il conclave del 2005.

    Odilo Scherer è nato nel 1949 e ha 63 anni di età. Questo brasiliano, discendente da immigrati tedeschi della Saar, presenta parecchi tratti di somiglianza con il cardinale Hummes, arcivescovo di San Paolo, nella scia del quale si è posto e del quale divenne l’ausiliario prima di essere nominato arcivescovo al suo posto, nel 2007, dopo la nomina di Claudio Hummes a Roma. Odilo Scherer ha insegnato in varie università ed è diventato un uomo di apparato dell’enorme macchina episcopale brasiliana. Molto opportunamente, ha completato il suo curriculum facendo una parte della sua carriera a Roma, dove la sua abilità è stata subito notata nella gestione dei complessi meccaniscmi delle Congregazioni.

    Di fatto, è diventato soprattutto un uomo del cardinale Re. L’allora cardinale Prefetto della Congregazione per i vescovi, “Il padrone”, aveva una clientela impressionante, con più cerchi concentrici. Odilo Scherer è diventato dal 1994 al 2001, alla Congregazione dei vescovi, uno di quelli che venivano chiamati i chierici di Re, i suoi chierichetti, che Re si compiaceva di far arrivare ai più alti incarichi. Quanto a Odilo Scherer, che aveva una reputazione consolidata di cauto liberale, gli fece lasciare Roma con l’assicurazione di essere il successore di Hummes. Così, dal 2001 al 2007, in 6 anni, questo semplice ufficiale di Curia divenne cardinale arcivescovo di una delle sedi principali del Brasile! Le braccia di Sodano e Re erano davvero onnipotenti.

    Odilo Scherer è stato a lungo segretario della Conferenza episcopale brasiliana (una conferenza episcopale la cui maggioranza si divide tra chi è molto favorevole e chi è alquanto favorevole alla teologia della liberazione, nella sua versione ‘ricentrata’), di modo che la sua ascensione a San Paolo come ausiliario (novembre 2001) e poi arcivescovo (marzo 2007) e presto cardinale (novembre 2007), è stato un susseguirsi tipico di nomine d’apparato. E un “lancio in orbita” ben riuscito.
    La rivista Golias, al tempo in cui pubblicava articoli bene informati sulle cose romane, aveva visto venire da lontano, e con piacere, questa manovra; scriveva nel 2009: “egli [Joseph Ratzinger] ha messo a dura prova la Chiesa in Brasile, senza tuttavia riuscirvi, in buona parte a causa della vastità e diversità del paese. Qualche volta, si è sbagliato e ha puntato su uomini che hanno rifiutato di seguire il suo gioco: come il cardinale Agnelo, o, più recentemente, il cardinale Pedro Odilio Scherer, arcivescovo di San Paolo, il quale avanza le sue pedine in vista di un Conclave e si posiziona risolutamente come centrista. Gli specialisti sanno che è legato ai cardinali Sodano e Re e vuole tracciare una linea mediana tra la teologia della Liberazione e la restaurazione attuale. Anche a costo di limare le posizioni scomode di Benedetto XVI”. E continua a Golias: Scherer si comporta oggi come fecero il cardinale brasiliano Paulo Evariste Arns e Aloisio Lorscheider, poi più tardi come fece il cardinale Lucas Moreira Neves, papabili successivi, che si guardarono bene dall’urtare frontalmente la potente corrente all’interno la Chiesa brasiliana, passata oggi dal marxismo al liberalismo ecclesiale. Basta vedere le prese di posizione assunte dal Cardinale Hummes in favore del matrimonio dei sacerdoti, non appena Benedetto XVI lo nominò Prefetto della Congregazione per il clero: Brasile oblige!

    Sì, il Brasile. E’ là che il dente batte di più: il Brasile. Certo, Scherer è un uomo che ha l’immagine di moderato necessaria per entrare in questo conclave con delle chance, ma i suoi padrini dovranno comunque far dimenticare i suoi peccati originali brasiliani.

    Perché il Brasile è la teologia della liberazione (con un nuovo look, come si suol dire). Scherer, curiosamente, si è mischiato con quella più di quanto abbia fatto Hummes. Il che non impedisce a quest’uomo che ama le élite di avere amici nel liberalismo alla moda dell’alta finanza. Ma, come dice il proverbio: è possibile lasciare la teologia della liberazione, ma la teologia della liberazione non lascerà voi. La verità è che l’episcopato di questo paese conta una piccola frangia molto conservatrice (tra cui i tradizionalisti dell’amministrazione apostolica di Campos, visti come una riserva indiana) e un’immensa massa episcopale liberale. È forse necessario precisare che Odilo Scherer è molto ostile verso il Motu Proprio Summorum Pontificum, fino al punto di perseguitare i sacerdoti e fedeli legati alla Messa tradizionale?

    Il Brasile, è anche lo stato catastrofico delle diocesi (San Paolo è in questa media, mentre ai tempi di Hummes era meglio amministrata).Il cattolicesimo popolare, rosicchiato dalle sette, è totalmente insensibile alla retorica teologica ‘centrista’, tipica del tempo di Giovanni Paolo II, di cui i prelati tipo Scherer sono specialisti. Scherer è per contro assai meno buon specialista in catechismo elementare: in un articolo dello scorso agosto, il cardinale di San Paolo commentava il quinto comandamento, che secondo lui richiede di… ‘non rubare’. In altri tempi, il Cardinale Arcivescovo sarebbe stato rimandato all’esame per la prima comunione.

    Naturalmente, se Scherer ottenesse due terzi dei voti della Cappella Sistina (più probabilmente potrebbe servire a sbarrare un candidato troppo ratzingeriano, ma…), gli si affiancherebbe un Segretario di Stato italiano tirato fuori dal vivaio dei suoi padrini.

    In breve, tutto il ‘cambiamento’ che offrono questi vecchi arnesi della politica curiale consisterebbe nel voltare la pagina della Curia del tempo di Benedetto XVI, per tornare alle delizie della Curia dell’epoca di Giovanni Paolo II. Tutto il ‘rinnovamento’ sarebbe quello di importare il Brasile di oggi a Roma. Una ‘purificazione’, ci raccontano!

  24. Io non ti ho insultato e richiedo che tu faccia altrettanto. Non accetto insulti né maleparole.
    Condivido ciò che scrivi sulla povertà che è santa e benedetta e certo ce ne vorrebbe di più nella Chiesa.
    Ma proprio questo è il punto: Scola, la povertà, [CENSURATO].
    Spende [CENSURATO].
    La povertà vuol anche dire avere il senso del valore del denaro.
    Certo che un vescovo non è un amministratore delegato di una società, guai se lo fosse! Ma non deve neanche essere una scialacquatore [CENSURATO].
    Scommetto che censurerai anche questa mia risposta.
    Non tolleri che qualcuno esprima giudizi, sulle persone, diversi dai tuoi!
    O semplicemente fai come gli struzzi, che per non vedere in faccia la realtà mettono la testa in una buca!
    Per esperienza ti dico: Scola è [CENSURATO].Altro che uomo di governo!

    • La sua non è un’opinione “diversa”. Le sue sono calunnie piene di rancore. Calunnie lanciate anonimamente, da quel cuor di leone che è. E vorrebbe che noi facessimo da tramite e da megafono per le sue idiosincrasie e illazioni senza uno straccio di prova? Si faccia una vita e la smetta di perseguitare la gente

  25. Caro don P. è quello che ho cercato di dire, ma il mastino non mi ha pubblicato, però vedo che non sono il solo. ha detto che mi pubblicherà dopo il conclave e che il mio commento era un pò patetico. A me non sembra. Tuttavia ho capito che il mastino è un pò dittatore. Ora, chi mette in rete un blog deve anche mettere in conto che non tutti si devono uniformare alla sua opinione, almeno su cose opinabili. Non parliamo certo di dogmi e il mastino non è il Santo Padre (per fortuna). Detto ciò, ci riprovo.
    In sostanza, Scola è troppo caratterizzato.
    Il papa deve avere un respiro universale, non settoriale.
    Sarebbe amato dai ciellini certo, ma tutti gli altri appartenenti alla galassia dei movimenti ecclesiali di laici lo avrebbero in ostilità. Intendiamoci questo vale anche per gli altri.
    Ti immagineresti un papa che proviene dall’Opus Dei o uno che proviene dai neocatecumenali oppure uno che viene dai focolarini o da Sant”Egidio (già questi ultimi vogliono a tutti i costi un cardinale, l’O.D. ne ha già due), ecc. ecc.
    Poi avevo anche scritto suoi suoi amici di cl che attualmente sono in difficoltà con la…(mi censuro da solo). Non mi permetterei mai di fare il nome dell’ex presidente della …(autocensura) o dell’onorevole … (autocensura) o quando Don ……(autocensura) gli aveva chiesto di “dar lezioni a un ..(autocensura) che si voleva mettere in politica e quindi di metterlo all’onor del mondo” , poi questo è effettivamente diventato presidente del …(autocensura) ed ha un tantino lasciato a desiderare sul piano …(autocensura).
    Poi gli avevo anche scritto che non mi piaceva cosa aveva scritto in risposta alla mia affermazione sul fatto che Scola a Milano aveva messo nei posti chiave dei martiniani, escludendo gli altri. Il mastino mi aveva risposto, papale papale, che bene aveva fatto Scola ad “Assecondare l’andazzo, tenere basso il profilo, quando in vista c’è una meta infinitamente più importante”.
    Questa è la cosa peggiore che possa fare un Successore degli Apostoli. Nostro Signore non ha ragionato con questa mentalità, infatti se gli è messi tutti contro e per questo l’hanno messo in Croce.
    Non mi sembra di aver detto cose patetiche.

    • Carlo, non puoi proiettare su Scola il tuo modello ideale di cardinale papabile. dobbiamo aprire gli occhi e aprirci agli altri: è la strada che il Papa Emerito ha indicato per farsi capaci di aprirsi all’Altro. Se mi metto a fantasticare su cosa farei o non farei io se fossi un cardinale per essere papabile stiamo freschi. Quello è avanti mille miglia e non serve a nulla fare i pettegoli con le proprie fisime.

      Per come stanno andando le cose, la “papabilità” di Angelo Scola si consolida ogni giorno che passa.

      • C’è da dire che è dal 1831 che un cardinale / vescovo membro di un ordine religioso non viene eletto, dai tempi del camaldolese Gregorio XVI, se si escludono i terziari francescani Pio IX e Giovanni XXIII. La pregiudiziale che esclude i religiosi è molto potente e il timore che un papa di CL o dell’Opus Dei o dei Neocatecumenali ecc. possa favorire i suoi a danno di altri è fortissimo. Se guardiamo -per dirla con l’Apostolo Paolo- come si azzannano spesso tra di loro questi movimenti, possiamo capire quanto poco probabile è che uno di loro possa avere un romano pontefice tra i suoi figli. Questo niente toglie al fatto che Scola sia il miglior partito, sicuramente tra gli italiani, forse anche tra gli europei.

      • Dio ci scampi e liberi di avere un Papa neocatecumenale!!! Il disastro è che nella Chiesa attuale si sta perdendo il senso del sacro in maniera veramente eclatante! Molti fanno riferimento a tempi lontani in cui c’erano papi, anti-papi Celestini vari ecc….ma non dicono anche che la Liturgia, il senso del Sacro e la dottrina della Chiesa erano un punto fermo! Ci si poteva azzannare per il potere (e all’epoca il potere della Chiesa era ancora più grande) ma il dogma era conservato a prescindere….oggi sembra che da un Papa ad un altro si debba cambiare anche teologia o addirittura religione e questo è tremendo! Ecco perché spero nello Spirito Santo che illumini i cardinali e ci doni un Santo Papa….che faccia le cose semplici: riformi questa liturgia e sia davvero un ponte verso l’aldilà….per non compiere o non aggravare gli errori fatti dal 1962 ad oggi….

        • E’ giusto conservare il senso del Sacro e del bello nella Liturgia, ma non cadiamo nemmeno nel rischio opposto. Una bella liturgia è il mezzo, non il fine: nel Vangelo Gesù ci ricorda che basta che due o più persone siano riunite nel suo nome perchè lui sia in mezzo a loro. I primi apostoli (e per secoli coloro che li hanno succeduti) non celebravano la messa in latino o con il rito tridentino, ma questo non toglieva nulla al loro essere cristiani.

          • E’ vero Enrico ma davvero credi che le Messe normalmente dette fino al 1969 fossero solo pompa ed apparenza? Erano semplici e dirette, potevano avere più pompa nelle grandi celebrazioni ma solitamente non si deviava da una austera ed intensa celebrazione. Quella che tu dici, giustamente ripresa dal Vangelo, è l’affermazione su cui Bugnini ha incadinato il “novus ordo” degradando di fatto la Messa ad Assemblea….Gesù quando pregava trasudava sangue ed era rivolto al Padre, quando interloquiva di dottrina si rivolgeva agli apostoli ed è cosa ben diversa. La Messa è Preghiera e Celebrazione ed il vecchio Canone bada bene che risale al II-III secolo D.C. non è un prodotto postumo del Tridentino. Chi non ama il Tridentino la mette sempre sullo sfarzo e sulla pompa ma così facendo dimostra di non aver capito molto del senso del Sacro del Vetus Ordo….

  26. Interessante oggi l’intervista di Al-Rahi su Vatican Insider: mi ha quasi fatto venire voglia di votarlo! Mi dicono che l’amministrazione Obama lo vedrebbe come un pericolo maggiore dei vari cardinali anti-abortisti statunitensi, in fin dei conti più molto americani (mi passi il gioco di parole). Come avranno reagito i cardinali al “dossier” e alle parole di Al-Rahi?

    La devo correggere su un punto: Boutros è l’arabo per Pietro. Quindi, il suo “Boutros Pierre” è pleonastico.

      • Gentile Mastino, Leggo sempre con interesse i suoi commenti e le risposte, ma mi pare che certe volte lei dimentichi le parole di San Paolo: “La carità è magnanima, non si adira… è paziente…” Così, certi suoi scritti, pur di grande qualità, perdono d’improvviso autorevolezza. Credo che molti di noi, dopo aver letto il pregevolissimo articolo, le abbiamo prestato fede: ora, a vederla impegnato in beghe di lana caprina con i suoi lettori, ci pare che in fondo il suo articolo potrebbe (e uso il condizionale, si badi bene, perché ancora lo trovo come ho detto pregevolissimo) essere inquinato da quella stessa animosità che lei mette nel rispondere a volte a male parole e senz’altro in modo non meditato, come ieri sera a me. La invito a pregare di più, pe sé stesso e per noi poveri peccatori, oltre che per i cardinali, invece che farsi tanto il sangue amaro. Spero di meritare una risposta secondo il Cuore di Cristo, non secondo il suo stomaco. Nessun rancore… Cordiali saluti e promessa di preghiere per lei e la sua famiglia.

        • Ma io coi miei lettori scherzo. Mi sfottono, mi prendono per culo, e ricambio volentieri. Sotto il mio ringhio si nasconde sempre un sorriso. Machiavellico talora.

          • A quando aggiornamenti sull’andamento delle congregazioni? Oggi Vatican Insider (su cui ci farai un commento colorito, credo) parla di Michael Dolan come papabile di una parte crescente dei cardinali, grossomodo quelli che sostennero Ratzinger nel 2005.

          • Magari. Sto lavorando per lui in queste ore. Andando in modo mirato all’attacco dei suoi avversari. Fra poco leggerete. A parte il fatto che è stato Magister, che ha fonti dirette, a dire di questo ultimo andazzo… e nell’altro conclave, prima dell’extra omnes, indovinò tutto l’andamento.

  27. Non intervengo nella discussione su chi sarà il futuro Papa perchè fortunatamente spetta ad altri (o meglio ad Altro) deciderlo ma segnalo solamente la vomitevole (ed intellettualmente disonesta) iniziativa di SNAP, fantomatica rete delle vittime degli abusi dei preti, che segnala i nomi di 12 presunti candidabili ritenuti indegni alla nomina. http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/06/nuovo-papa-per-associazione-sopravvissuti-abusi-sono-12-non-papabili/522233/ . Fatalià tra i nomi proposti ce ne sono ben 4 dei 6 più papabili proposti da Mastino (si “salvano”solo Erdo e Scherer) e le scuse addotte per alcuni sono davvero risibili (Scola non dovrebbe essere eletto perchè – udite udite che gran scandalo – durante la sua omelia del 2010 nella basilica di S.Pietro disse che gli abusi “riguardavano ambiti diversi e categorie diverse di persone” e che tutte queste accuse rispetto al ruolo di Benedetto XVI nella crisi degli abusi sessuali erano “un’iniqua umiliazione”, ossia non dovrebbe essere eletto per il semplice fatto di aver detto in un’omelia due verità lapalissiane). Il dramma è che c’è chi, altrettanto in mala fede, prende sul serio questo gruppetto di anti-clericali pronti a strumentalizzare indegnamente lo scandalo degli abusi sessuali compiuti da alcuni preti (quello sì vero scandalo, anche se statisticamente non così rilevante come si vorrebbe far sembrare) per indottrinare l’opinione pubblica e gettare la solita vagonata di merda contro la Chiesa, che è rimasta ormai l’unico vero ostacolo all’operazione di completamento del declino morale (oltre che economico e sociale) del mondo occidentale.

  28. Ho aspetato a risponderti per essere calmo nella rsiposta.
    Le mie non sono calunnie, né idiosincrasie, né illazioni. Tu lo sai bene. Non sei quello che sa tutto di tutti i cardinali? Sei bene informato!
    Tu mi continui ad insultare, io non faccio così con te. In genere chi si arrabbia e insulta è perché non ha argomenti per replicare.
    Io non perseguito la gente, né la calunnio, solo cerco di ristabilire l’immagine deformata, in positivo o in negativo, che tu dai di taluni.
    Tu piuttosto? Molte cose che hai scritto sui porporati, nel bene e nel male, sono vere. Conosciamo gli uomini di Chiesa, non sei tu che hai questo monopolio. Ma molte altre sono totalmente gratuite e hanno come unico scopo quello di deviare e condizionare. Sono dettate da tue simpatie o antipatie ideologiche e non. Rileggiti un po’ il profilo dei porporati che hai fatto: Irridi, sbeffeggi, insulti.
    Sei che tu non hai un gran cuor di leone. Sai bene che costoro non possono difendersi.
    Circa Scola, l’ortodossia è certo indispensabile, ma non è sufficiente, ci vuole anche altro per governare la Barca di Pietro. E poi, di uno che
    a Milano, nella diocesi di Ambrogio, di Carlo Borromeo e di Shuster, “Asseconda l’andazzo, tiene basso il profilo, quando in vista c’è una meta infinitamente più importante” cioè il papato, è come il sale quando perde il sapore. È buono solo da buttare via.

    • Beato te che sei il fariseo in piedi nel tempio, che sputa addosso al pubblicano in ginocchio… “perché io sono perfetto e rispetto i precetti”.

      • Questo è un commento più appropriato rispetto a quelli precedenti. Buon lavoro a te (mi dai del tu, quindi rispondo volentieri col tu) e buona lettura a tutti quanti.

  29. Anche Angelo Scola fa capolino nell’analisi di Magister come grande elettore di Dolan. Il che conferma le sue probaili chances, se davvero è ancora presto per gli States in San Pietro.
    Mi pare che non si vagoli più nel buio, e queste prospettive sono rafforzate dalle resistenze di una cordata curiale mal capeggiata dal decanato, specialmente dopo l’orrenda censura e il ritono in pubblico del “corvo”.

  30. Mi sono segnato il tuo giudizio sul linguaggio di don Giussani, sant’uomo per carità, ma dal linguaggio fumoso, disarticolato,incomprensibile. Finalmente ho trovato uno che la pensa come me. Non sono mai riuscito a finire un suo libro, un suo discorso, che mi sono sempre parsi come raccolte raffazzonate di colloqui fatti alla buona, in stile parlato,senza un lavoro di lima e di cura adatti alla parola scritta, e spesso logicamente incomprensibili.

    • Siccome io sono umile di cuore, metto nelle eventualità che sono io a non capire, non Giussani a non spiegarsi. Che il limite è mio piuttosto che suo.

      • Ho conosciuto negli stessi anni -quasi quattro lustri fa- gli scritti di don Giussani (soprattutto grazie al Sabato), di Escrivà, di Messori e di Ratzinger, tutti nel medesimo periodo. Devo dire che ognuno ha il suo stile. Don Giussani è più articolato, Escrivà più sintetico, Messori più documentato e Ratzinger più chiaro. Quanta ricchezza di talenti c’è nella Chiesa…

  31. Sono andato a leggermi l’articolo su Mattiazzo e quello che hai scritto a Serena.
    facevi prima a togliere dal blog l’articolo su Mattiazzo.
    Devi avere uno personalità bipolare.

  32. Caro Mastino,
    sei davvero la versione sofisticata e potenziata del becero Bruno Volpe di Pontifex.Roma, e lo dimostri con questo articolo, di cui non condivido una virgola, ma che è ben costruito e ben scritto, nonostante sia filtrato da un’ottica molto politica, molto prevedibile nella sua faziosità e ben poco spirituale. .
    Ma è possibile che ci sia ancora chi difende Groer, mettendosi in questo modo in disaccordo mica solo con quel sant’uomo del degnissimo papabile Schoenborn, ma anche con Benedetto XVI in persona, che su quel caso si mise contro l’intera curia romana? Allora cos’è Ratzinger, secondo lei, un pericoloso progressista che ha mandato avanti delle calunnie su un pover’uomo la cui colpa sarebbe stata quella di voler riportare l’Ausria alla tradizione? Perchè ricordiamoci che fu Ratzinger a spingere per la condanna di Groer, mica Schoenborn. Ma ci prendiamo in giro?
    Come prossimo Papa mi piacerebbero molto molte persone che lei sbeffeggia gratuitamente, come Jorge Mario Bergoglio, Oscar Rodriguez Maradiaga, Schoenborn, e soprattutto Luis Antonio Tagle, volto di una Chiesa che si apre a una nuova speranza. Non Scola per carità. E’ un ottimo intellettuale, ma , a differenza di Ratzinger, che usava il suo immenso sapere come servizio, adoperando un linguaggio sempre limpido, Scola lo trovo molto autoreferenziale e astruso. Colpa mia, non sua, la sua profondità teologica non si discute. Tuttavia Ratzinger è intellettuale ma non intellettualistico. La stessa cosa non la direi di Scola, che sembra più una star accademica (di altissimo livello, per carità) che un pastore, anche se ultimamente è migliorato moltissimo..

    • Il solito cattocomunista ideologizzato dalla punta dei capelli sino ai coglioni. Invece di fare nomi a vanvera (e mi meraviglio non abbia fatto quello di Mahony e Danneels) dica come la pensa su aborto, eutanasia, matrimonio solo uomo donna, sulle cose fondamentali della Dottrina Morale della Chiesa. E qui verrà fuori chi è veramente lei e da che pulpito viene la predica, e chi è quello ideologizzato… almeno io mi preoccupo che un cardinale sia in linea non con la mia visione politica ma con la Dottrina della Chiesa, le si preoccupa che sia in linea con le mode, lo spirito del mondo, le ideologia dominanti. E le ricordo, circa Groer, che sono 20 anni che stiamo aspettando le prove, perché finora lo si è impalato solo sulla “certezza morale”.
      p.s.
      e invece di occuparsi della “star accademica” di Scola, si occupi delle cialtronerie che scrive Tagle (che fra l’altro -l’ho sentito con le mie orecchie- va per Roma tutto convinto di essere il prossimo papa, e lo dice pure in giro, quel matto scatenato… ) sull’ermeneutica della rottura.

      • Sono contro l’aborto, contro l’eutanasia, per me il matrimonio è solo tra uomo e donna e le assicuro che qui a favorire le mode e lo spirito del mondo per contrasto è più gente come lei che come me (anche se devo ammettere che lei mi è simpatico, a differenza di quel demente di Bruno Volpe). E scusi, ma dov’è che Tagle avrebbe affermato che si aspetta di diventare Papa? E nel caso l’abbia fatto, magari fosse vera la sua aspettativa! La sua elezione sarebbe una grazia.

        • La sua elezione è fantascienza. Lo ha detto sotto la ex casa di Ratzinger nella piazza leonina a un gruppo di persone, e c’ero pure io: un pagliaccio porca eva, sembrava alice nel paese delle meraviglie… golosissimo di prebende, onori, salamelecchi, incantato dal “regno delle meraviglie” Vaticano… Che provinciale!

  33. Cosa ha detto? Che parole ha usato? Le notizie vanno riportate bene, se no si rischia la calunnia (immagino che lei non menta, ma stia attento a riportare correttamente certe cose). In ogni caso conosco il pensiero di Tagle, e non lo trovo molto distante da quello di Ratzinger, nonostante la lettura del Concilio come rottura. Inoltre mi sembra che lo stesso Benedetto XVI lo abbia in ottima considerazione. Tifo per lui perchè Bergoglio è troppo anziano, altrimenti non avrei dubbi su chi sperare. Ma lo Spirito saprà individuare il Papa giusto meglio di me e lei. .

    • Concordo, la mia stessa posizione. Non speravo più in Bergoglio… semmai in O’Malley. Invece lo Spirito ci ha benedetti così.

      • Lo Spirito ha benedetto la Chiesa con un Papa santo. Pensavo che Bergoglio fosse fuori gioco, ma era il mio preferito, come dimostrano i miei post precedenti all’elezione. Non immaginavo che il Signore ci avrebbe stupiti con un simile dono, da uomo di poca fede quale sono. Per me è stata una dimostrazione fortissima dell’azione dello Spirito Santo. Ora certa Chiesa smetterà di essere auto-referenziale e clericale, tornerà umilmente ad evangelizzare nelle strade. E sia chiaro che papa Francesco è un grande avversario dell’ideologia dominante e della mondanità spirituale, cosa che il Mastino non è stato in grado di capire. Non è un Papa banalmente peace-and-love, ma uno che riporta al centro del suo discorso l’aspetto più scomodo del cristianesimo: la testimonianza di Cristo crocifisso, la sequela radicale al Vangelo.

  34. Continuo a pensare, come dicono molti giornali degli ultimi giornim che se le candidature di Scolan, Scherer, Dolan saranno bloccate nei primi giorni è possibile l’ascesa di Braz de Aviz per tutta una serie di motivi

      • I giornalisti non capiscono un cazzo, ma intanto sono loro che parlano del fatto che Scola avrebbe già un pacchetto di voti. Ma se proprio ce l’ha ‘sto pacchetto [censurato]

          • Perchè mi censuri? Vuoi dare solo la tua versione delle cose e nascondere che Schoenborn e Scola sono sulla stessissima linea, e non sono contrapposti, come appare nel tuo fazioso articolo? Quella di Schoenborn progressista è una favola. Schoenborn è il più ratzingeriano dei ratzingeriani, fermo restando che quella di Ratzinger conservatore è un’altra favola.

  35. Personalmente non l’ho capito, non credo che Scola entrerà in conclave com 77 voti già assicurati; ho detto soltanto che se ci sarà un blocco su di lui potranno emergere altre candidature; comunque quindi secondo la fumata bianca ci sarà quasi subito per Scola; se sarà così te ne renderò conto, ma non credo.

    • La fumata sarà o mercoledì sera o giovedì mattina. Per Scola o per chiunque altro: chiunque sia, eletto papa, piace o non piace, gli si deve obbedienza e rispetto.

  36. No Mastino hai glissato la mia domanda, (capisco bene che non sai cosa dire al riguardo); tornando ai due link che sopra ti ho riportato, c’è qualcosa che non quadra, o meglio, il cerchio si chiude:
    perchè la massoneria italiana (grandeoriente.it) dice del Card. Martini è stato:
    “Un uomo di dialogo e di profonda cultura, che ha saputo parlare ai giovani ed è stato sempre aperto al confronto e al cambiamento. Una spiritualità forte, grande espressione della Chiesa-Parola, cioè di quel ‘kerigma’ che è oltre ogni struttura e convenzione”. Gustavo Raffi, Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, ricorda così il cardinale Carlo Maria Martini, morto all’età di 85 anni “Ha creduto nell’ecumenismo e nel dialogo con la società civile e con le altre religioni a cominciare dall’ebraismo – prosegue Raffi – e mancherà a credenti e non credenti la sua grande umanità e l’esempio di una riflessione che ha affrontato i grandi temi della vita umana. In ogni occasione – conclude il Gran Maestro – ha saputo sempre guardare l’altro negli occhi, cercando insieme la verità”.

    E perchè il Card. Scola di Martini ha detto che:
    «La sua eredità è tutta nella sua vita e nel suo magistero e noi dovremo continuare ad attingervi a lungo».”

    In realtà il cosidetto magistero di Martini, altro non è che il pensioro massonico. Perche Scola ha detto che dobbiamo attingervi a lungo?

    Rispondi Mastino, ma questa volta fallo con onestà intellettuale e non dirmi che ha usato frasi di circostanza, perhè poteva usarne altre seppur gentili, almeno non legittimanti del pensiero, ripeto massonico, di Martini.

    • Perché cosa volessi dicesse alle esequie e in circostanze ufficiali un successore episcopale? “Il mio predecessore era un pezzo di merda”? Sono cose che si devono dire, e oltretutto finché non è andato fuori di testa, Martini ha detto cose interessanti, spesso condivisibili. Poi Scola è filosofo: sapeva che presto, come tutte le bandiere strumentalizzate dalle mode ideologiche… prestissimo cadono nel dimenticatoio, soppiantati da un altro guru. Adesso è Bianchi: quelli che prima osannavano Martini, ora che è morto non gli serve più a nulla e osannano “il profeta Enzo Bianchi”…. Poi se tu sei un complottista, allora non sei degno delle mie risposte: rivolgiti a Maurizio Blondet

  37. Gentilissimi qualcuno sa dirmi il nome di quel dato x probabile papa ma non più nominto, irlandese ( mi sembra) di cui ho sentito una descrizione in tv? mi sembra abbiano detto essere l unico francescano. ( o ho capito male..). Che ha venduto nn so cosa x dare l introito ai poveri. Un carinale (?) che ha rinunciato al lusso e vive in modo semplice. Mi sarebbe molt piaciuto fosse eletto , ma vedo che manco lo nomina più nessuno…

    • Lei ha le idee molto confuse e dice cose inesatte.
      Il cardinale che lei dice, è americano, di origine irlandese. E’ il cappuccino, arcivescovo di Boston, Sean Patrick O’Malley. Ed è in questa lista, fra i “gradi papabili”.

  38. allora veniamo al punto, i bookmakers inglesi per veicolare il gioco nel mondo mettono in giro molte voci ma ….

    scola è il front runner atteso con un ottimo curriculum , ma se si indaga nel profondo emergono alcune anomalie che fanno pensare..ai vari ballottaggi ne rimangono i suoi fedeli compagni di “oasis” schomborn e erdo, quest’ultimo meno vociferato ma con molte capacita’, quindi sicuramente non si esce da questi 3 nomi se il conclave e gia’ contingentato dall’inizio

    un altro polo da tenere conto è quello di scherer ,ha il peso di milioni di cattolici e la vicinanza agli stati uniti, la chiesa vaticana ormai visto le porte chiuse in faccia dall’euro , in asia sa che c’è l’islam , si affaccera’ con molta piu convinzione all’america,

    braz de aviz e patabendige secondo il mio modesto parere , hanno molte chance nel caso fosse un vero conclave asettico privo di influenze esterne

    turkson ,tagle , bertone, ravasi non contano nullla,non hanno appoggi consolidati e sicuri sono invenzione dei quotisti inglesi per raccogliere denaro

    sandri ,oullet,o’malley e dolan ,anche loro facendo indagini negli anni vengono fuori delle condotte poco chiare e poco edificanti, quindi impossibilmente faranno loro papa

    ricapitolando:
    scola non raggiunge la maggioranza, si spostano tutti i voti verso erdo, anche li abbiamo la lotta tra sud america e europa come avvenuto nel 2005, questa volta pero’ papa ratzinger ha mollato proprio per dare respiro anche all’altro polo dei votanti, quindi scherer , ma parieteticamente a scola ,scherer ,non avra’ il 77 voto di appoggio. di comunione accordo il prossimo papa sara” <<JACOB BRAZ DE AVIZ

      • Concordo con l’analisi, bisogna solo vedere quanti voti avrà Scola all’inizio e se alla fine gli Italiani voteranno compatti per lui; altrimenti è ovvio che dovranno puntare su un papa di compromesso come già successo in alcuni conclavi del 900′; comunque non hai scritto per niente stronzate.

  39. Ormai conosco la tua personalità. Quando qualcuno cerca di farti ragionare, tu lo insulti (ora mi dai del complottista), oppure, come fanno i testimoni di geova, incominci a citare dei versetti del vangelo, per usarli a sproposito contro il tuo malcapitato interlocutore.
    il motivo? non hai la cultura della dialettica e neppure la virtù della pazienza.
    L’omelia dele esequie di Martini, poteva farla benissimo usando frasi vere che avrebbero fatto contenti i seguaci di Martini, senza però legittimare le sue eresie. Vedi, tra il dire (riporto papale papale quello che hai scritto sopra omettendo la volgarità, per non abbassarmi al tuo livello) “Il mio predecessore era un pezzo di ….” e il dire che “La sua eredità è tutta nella sua vita e nel suo magistero e noi dovremo continuare ad attingervi a lungo” , ce ne passa.
    Ma ti rendi conto che ha parlato di “magistero” diun cardinale di fatto eretico, a parte poi il fatto che un cardinale non fa del magistero, quello lo fa solo il papa.
    Martini non ha mai detto cose condivisibili! è stato sempre e solo sibillino! Martini non è mai stato una mente eccelsa (vatti a risentire le sue interviste e/o lezioni), è stato solo pompato dai media laicisti e dai poteri forti (massoneria) che vedevano in lui il cavallo di troia per svuotare dall’interno la Chiesa. E’ sempre stato l’antipapa del papa di turno: prima l’antivoitiliano, poi l’antiratzingeriano.
    Martini, contrariamente a quello che tu scrivi, non è mai andato fuori di testa, è stato lucido fino alla morte. E’ vero quello che ha detto Scola: “La sua eredità è tutta nella sua vita”, infatti il suo diabolico testamento spirituale, è rappresentato dai suoi ultimi giorni di vita. Le sue dichiarazioni, strombazzate alla stampa, dai gesuiti e dalla nipote che lo assistevano, con le quali ha chiesto che non “venisse nutrito e idratato, forzatamente” (che hanno fatto scattare il parallelo con ciò che ha fatto Peppino Englaro con la figlia Eluana e hanno contrapposto il suo fine vita a quello dell’amatissimo Giovanni Paolo II) altro non sono che dire si all’utanasia. Nonostante il Magistero dei Successori di Pietro al riguardo! Nonostante l’Evangelium Vitae. Vatti a leggere i commenti dei laicisti Scalfari, Augias ecc.

    Comunque ti riporto qui di seguito le “perle” di “magistero”, sibillino, a cui “dovremo attingere per tanto tempo”:

    Sull’omosessualità. Nel volume scritto insieme al medico e senatore del Pd Ignazio Marino nel volume Credere e conoscere, (Einaudi, 2006), affermò : «In alcuni casi la buona fede, le esperienze vissute, le abitudini contratte, l’inconscio e forse anche una certa inclinazione nativa possono spingere a scegliere un tipo di vita con un partner dello stesso sesso». «Non è male che, in luogo di rapporti omosessuali occasionali, due persone abbiano una certa stabilità e quindi in questo senso lo Stato potrebbe anche favorirli».
    Ecco che il Ministro della Famiglia Vaticano, Mons. Paglia, nè ha subito attinto a piene mani.

    Sulle Unioni civili – «Non condivido le posizioni di chi, nella Chiesa, se la prende con le unioni civili»: «Se alcune persone, di sesso diverso oppure dello stesso sesso, ambiscono a firmare un patto per dare una certa stabilità alla loro coppia perché vogliamo assolutamente che non lo sia?».
    Anche qui, Paglia ha attinto a piene mani.

    Su eutanasia e aborto. sul primo ha affermato: “non si può mai approvare”, tuttavia Martini non si sente di condannare “le persone che compiono un simile gesto su richiesta di una persona ridotta agli estremi e per puro sentimento di altruismo”. Idem per l’aborto: “Ritengo che vada rispettata ogni persona che, magari dopo molta riflessione e sofferenza, in questi casi estremi segue la sua coscienza, anche se si decide per qualcosa che io non mi sento di approvare” .

    Quanto alla crisi delle vocazioni: “La Chiesa dovrà farsi venire qualche idea”, afferma, come ad esempio “la possibilità di ordinare viri probati (uomini sposati ma di provata fede, ndr)” o di riconsiderare il sacerdozio femminile, sul quale riconosce la lungimiranza delle Chiese protestanti. Ricorda persino di aver incoraggiato questa posizione in un incontro con il primate anglicano George Carey: “Gli dissi di farsi coraggio – spiega Martini – che questa audacia poteva aiutare anche noi a valorizzare di più le donne e a capire come andare avanti”.

    Su Sessualità e contraccezione: critica l’Humanae Vitae di Paolo VI sulla contraccezione, enciclica scritta “in solitudine”. “Questa solitudine decisionale a lungo termine non è stata una premessa positiva per trattare i temi della sessualità e della famiglia”. Sarebbe opportuno, ha affermato, gettare “un nuovo sguardo” sull’argomento. persone. “Tra i miei conoscenti – ricorda ancora Martini – ci sono coppie omosessuali. Non mi è stato mai domandato né mi sarebbe venuto in mente di condannarli”.

    Sul Dialogo interreligioso: “Dio non è cattolico”, “Dio è al di là delle frontiere che vengono erette”. Le istituzioni ecclesiastiche “ci servono nella vita, ma non dobbiamo confonderle con Dio, il cui cuore è sempre più largo”.

    Sulla pedofilia: «Oggi, nel momento in cui il nostro compito nei confronti dei giovani e gli abusi contro di loro così scandalosamente si contraddicono, non possiamo tirarci indietro ma dobbiamo cercare nuove strade». Secondo Martini, «devono essere poste delle questioni fondamentali» e tra queste «deve essere sottoposto a ripensamento l’obbligo di celibato dei sacerdoti come forma di vita». Vanno inoltre riproposte le «questioni centrali della sessualità con la generazione odierna, con le scienze umane e con gli insegnamenti della Bibbia» perché soltanto «un’aperta discussione può ridare autorevolezza alla Chiesa, portare alla correzione dei fallimenti e rafforzare il servizio della Chiesa nei confronti degli uomini».
    Ora sai bene che non c’è rapporto di causa ed effetto tra celibato e pedofilia. Lo dimostra il fato che in genere gli atti di pedofilia vengono perpetrati da padri contro i figlioletti, all’interno della famiglia. Quindi Martini era in mala fede quando affermava che occorreva rimuovere il celibato.

    Usa la terminologia giusta. Scola non è stato filosofo, la filosofia è ben altra cosa. In realtà lui ha visto cosa gli poteva convenire: l’appoggio o quanto meno la non ostilità di media e poteri forti.
    Se S. Ambrogio avesse nella sua epoca, ragionato secondo la mentalità dei vari Scola e Tettamanzi (altro grande opportunista), Agostino non sarebbe rimasto folgorato dall’esempio e dalle capacità intellettuali. Forse la Chiesa sarebbe finita in allora.
    Ecco cosa è Scola.

  40. Più che da “sedevacantista” – categoria ormai consegnata alla storia morta delle mummie in putrefazione, dopo che Benedetto li ha snidati in ogni dove, consegnandoli definitivamente al passato – Alvise sembra uno di quelli convinti che le categorie politiche-idelogiche che hanno dominato il post-concilio, dopo che furono partorite nei precedenti due secoli, debbano eternarsi anche nel futuro e costituirne il discrimine: è il “fissismo” proprio sì delle frange tradizionaliste, ma in senso molto più largo rispetto a quella categoria.

    Occorre, invece, rendersi conto che il Magistero mite, ma con un’anima di ferro, anche nel governo, del Papa Emerito ha definitivamente seppellito il post-concilio. E questo ha fatto semplicemente riproponendo la Verità, al di fuori e al di sopra di ogni categoria mondana. E’ andato al cuore e così ha cambiato la storia, che non sarà più la stessa. Semmai avrà il respiro ecumenico e cattolico di una Chiesa che torna ad abbracciare il suo Signore e ad aderire sempre di nuovo alla Sua dottrina, che ritrova Lui: Via, Verità e Vita. Poco importa se ci saranno morti e feriti, a questo siamo chiamati.

    Non sono più quelle le frontiere Alvise, anche se molti non se ne sono accorti perché dormono. Apri gli occhi e vedrai che tutto sta cambiando. Se può confortarti, non accadrà, non potrà mai accadere che un Papa, chiunque esso sia – e tanto meno Scola – possa piegarsi nei punti che hai ricordato. Prepariamoci a essere fedeli.

  41. il punto è un altro. Scola ha voluto compiacere i nemici della Chiesa. Tutte le altre sono chiacchere.
    Ambrogio non l’avrebbe mai fatto, Agostino neppure, Carlo Borromeo neanche, neppure Shuster.
    Tettamanzi l’ha fatto. Ecco, ha la stessa statura di Tettamanzi.

  42. caro mastino, se ci si attiene all’avvenimento storico in cui un papa lascia la sua carica si va incontro a 2 logiche di visione:

    1)(i piu in malafede penserebbero nella loro testa):ha sentito profondamente che ci sono delle correnti forti ingestibili e vuole dare loro “modus operandi”
    2)(la maggioranza dei cattolici e dei benpensati) dare la possibilita’ vista la sua avanzata eta’ a qualcuno di piu’ freschi dei suoi avvezzi e quindi scola ci sta in pieno.

    a sentire dalle sue interviste pero’ papa ratzingher vuole un vento nuovo ,allora si torna al punto 1, lo stesso emerge dalle riunioni pre conclave degli stessi elettori.

    a mio avviso sara’ che le correnti spingono per un papa piu neutrale e di buona esperienza ,ma che viene dal continente delle americhe e tra tutti il piu centrato è braz de aviz. come ho gia detto. poi giovedi mattina si sapra’ l’esito

  43. al momnento è sconveniente che ci sia un papa fortemente tipicizzato su un movimento ecclesiale come CL (ma anche fosse un altro movimento sarebbe la stessa cosa).
    Ricordiamoci che fin da ragazzo Angelo Scola entra in contatto con l’esperienza di Gioventù studentesca, il movimento cattolico giovanile, fondato da don Luigi Giussani, che alla fine degli anni Sessanta diventerà Comunione e liberazione. Proprio l’appartenenza del giovane seminarista Scola al movimento di don Gius è all’origine di un fatto che segnerà la sua biografia e la sua formazione: passato dal seminario di Saronno a quello di Venegono per gli studi teologici, da qui sarà allontanato su decisione dell’allora arcivescovo di Milano Giovanni Colombo con l’accusa di settarismo perché troppo incline a obbedire al movimento più che al vescovo.
    A causa di questo fatto, Scola non sarà ordinato prete nella sua diocesi di appartenenza, quella ambrosiana, ma nella lontana Teramo, nel 1970, grazie all’accoglienza del vescovo ciellino Abele Conigli.

    • questa è la stronzata che ha letto su wikipedia…. se cerca meglio su internet troverà la risposta esatta: il mondo è un tantino più complesso che non wikipedia…

      • Chi se ne importa delle vicende attraversate da Scola per diventare prete. Quello che è più importante è che Scola, abile come è [CENSURATO] in modo davvero mirabile dalle origini nel movimento di Comunione e Liberazione, e lo ricordo di recente nella trasmissione di Lerner, che gongolava affermando: “io sono uno che è succeduto a Martini”. Insomma, [CENSURATO] ha saputo prenderne le distanze con puntualità stupefacente (“è come avere due peccati originali”, disse). Anche il silenzio di questi giorni testimonia la sua abilità nel raggiungere determinati obiettivi. Si, perchè Scola è molto più sveglio rispetto, per esempio, a un Luigi Negri, che la berretta rossa se la sogna col binocolo, per come non ha saputo nascondere la sua irrazionale faziosità filoberlusconiana. Scola è mooolto più sveglio.

        • Sono estremamente critico contro Berlusconi ed esulterò con grande gioia quando si sarà tolto dalla scena politica, ma davvero non capisco questa ottusità per cui si avversa Scola perchè è vicino a CL, che è vicina a Berlusconi. Il punto è: Scola è un buon cardinale sì o no? Sarebbe un buon papa si o no? In tutto questo cosa diavolo c’entra l’appartenenza a questo o a quel movimento ecclesiale (tra l’altro, da un punto di vista teologico CL mi sembra che sia perfettamente ortodossa ed ha avuto grandi meriti di evangelizzazione negli ultimi decenni)?

  44. Se deve diventare papa uno che proviene dai movimenti ecclesiali, quello deve essere Vincenzo Paglia: la mente più lucida della Curia romana.

    • Come lo era della lista Monti il suo gemello, Riccardi: si è visto con che risultati. Quello sarà il primo a essere cacciato via dal vaticano, chiunque venga, lui e quel guru di quella setta infame di cattocomumisti…

  45. Scusa ma cosa hai contro Riccardi: è un grande!
    E’ che loro sono umili e non chiedono mai per se stessi.
    Pensano solo ai barboni e ai terzomondiali.
    Se solo si facessero un pò più sotto!

  46. Caro Sergio,
    quindi Scola [CENSURATO]
    Sarebbe proprio un bel papa evangelico! Candido come una colomba!
    Peccato però che quando uno vuol piacere a tutti[CENSURATO]

    • Il mio commento su Scola era ironico, e lo si sarebbe capito meglio se il Mastino non mi avesse censurato. Scola ha fatto una carriera mirabile, con l’aiuto di CL [CENSURATO]

  47. …e poi Scola ha un look da Papa imbattibile: non ce n’é eguali. Se lo Spirito Santo suggerisse di evitare le tergiversazioni domani sera abbiamo il nuovo Romano Pontefice. E l’America al prossimo turno, ché l’Europa ha ancora bisogno di assimilare il nuovo da un suo figlio che sappia impiantare la nuova evangelizzazione.

    • Mastino, non ci guadagni mica a censurare i pensieri e a non permettere di esprimerli. Dimostri solo mancanza di onestà intellettuale, e forse di intelligenza tout court. Ti credevo più intelligente, invece non accetti le opinioni altrui, specialmente quando fanno pensare.

  48. Ho letto il link su Riccardi.
    Mi hai fatto letteralmente cadere un mito nella polvere. Ma di S.E.Mons. Paglia? se Benedetto XVI lo ha fatto presidente del Pontificio Consiglio della Famiglia, ci sarà un motivo? Lui non è un tipo che sgomita.

    • Sì il motivo c’è, e bisogna chiederlo a Bertone. Non al papa. E sgomita di brutto: ha fatto un casino per andare patriarca a Venezia ma il papa non ha voluto; e prima ancora per diventare vicario di Roma, ma il papa non l’ha voluto

      • Remo, se hai letto la storia di Riccardi, metti a fuoco il punto dove si parla della sua dottrina sui valori non negoziabili. E’ la stessa che ha trasmesso al suo allievo Paglia, che l’ha spiattellata come neo-capo del pontificio consiglio della famiglia appena insediato… e tosto decaduto per via della Renunciatio.

  49. Hai Ragione sono cattocomunisti. Il cerchio si chiude, sono andato a controllare:
    Paglia di recente ha fatto aperture sulle coppie gay, che è poi quello che sostiene Riccardi, che è poi quello che voleva fare Rosy Bindi con i Dico. Che è anche quello che sosteneva Martini (Peccato che Scola l’abbia legittimato, non ci voleva, mi scade anche un pò lui).
    Però senti se il Papa non l’ha voluto nè a Venezia nè a Roma come Vicario, perchè ha acconsentito che Bertono glielo mettesse proprio in Curia. Mi dice una persona che frequenta S. Egidio che tra di loro dicono che il Papa ha voluto mettere una persona come si deve in Curia ed è per quello che non l’ha messo a Venezia.
    Tornando a Venezia Dunque la nomina dell’attuale patriarca di Venezia è proprio fatta dal papa, non da altri.

  50. Cercavo notizie sul probabile nuovo Pontefice e la classificazione è davvero illuminante, grazie! A pelle vedo bene il Card. Erdo, ma forse lo identifico troppo con il compianto József Mindszenty, per il quale nutro un affetto speciale… nella comunione dei Santi!
    Dice che ultimamente si fa vedere troppo, dove? In TV non l’ho mai visto, su internet ci sono interviste (non troppo recenti) e mi sembra una persona molto affidabile sotto tanti punti di vista, almeno da quaggiù.
    Sarà ciò che lo Spirito Santo vorrà, chiunque sarà l’eletto sappiamo che viaggerà con un “non praevalebunt” fiammante dotato di GPS (Giustizia, Pace, Speranza) e speriamo che non ceda alla tentazione di fare “l’inchino al Giglio” (simbolo rosacruciano) perchè sappiamo già come andrebbe a finire! Schettino docet. Bel sito, complimenti.

  51. Si, è teso! lascialo in pace! Gli hanno detto che Scola è entrato in conclave con al massimo 30 voti e che gli americani ci hanno ripensato! La partenza non è affatto buona!

  52. dall’ intervista in tv a padre lombardi trasuda una certa tranquillita’.. quindi per scola si sta mettendo bene lo schema di corsa al 77° voto per raggiungere il soglio

  53. mi duole sottolinerare che la figura di dolan è un po troppo alla american vision troppo frastornante per la solennita’ e tradizione del vaticano

  54. minchia waglio’, Santa Romana Chiesa non ha segreti per te. Cancella inetto, salentu, non aggiungere danno alla beffa!
    Un caro saluto!

  55. Ah Mastì sto giro te sei preso proprio na cantonata clamorosa! E adesso te tocca pure sorbirte un Papa “inetto” ;) (Lo dico con tutta la simpatia possibile e ben sapendo che lo Spirito ha viste più lunghe delle tue e delle nostre).

  56. Certo che uno se fa el mazzo, “recensisce” una trentina di cardinali con profili particolareggiati, ben scritti e ricchi di particolari, elabora una propria scala di papabilità, se dà pure l’aria de quello che la sà lunga, e poi finisce che fanno un Papa che manco figurava nella lista dei nomi. :)

  57. ancora bravi gli “inglesi” a depistare tutti con finti papi e i media a supportare gli impossibili papabili per far fare cassa ai bookmakers e di bergoglio che nel 2005 era arrivato secondo nemmeno una piccola mensione nei media e nei giornali, quando poi ratzinger aveva gia deciso di far vincere bergoglio perche subito sotto di lui allo scorso conclave

    sempre tutto perverso e alquanto anomalo il meccanismo che ci gira attorno…

  58. E così, una specie di Papa nero è arrivato… senz’altro una sorpresa sotto molti punti di vista, l’età intanto.
    Ho apprezzato sia che abbia indirettamente aggiustato l’ineffabile Lombardi sul “Papa Emerito”, sia che abbia chiesto preghiera – così, tanto per ricordare alla folla che non erano lì ad assistere a uno spettacolo imbastito per loro uso e consumo…

    Noto che i progressisti stanno già iniziando a suonare la grancassa per “arruolarlo” e farne una specia di Giovanni XXIII o Giovanni Paolo I (non quelli veri, ma quelli riveduti e corretti secondo la loro vulgata farlocca, ovviamente).

  59. “Una mappa del conclave completa e ragionata, … che difficilmente risulterà sbagliata”.

    Ho letto, nei giorni scorsi, con attenzione questo articolo che oggi, dopo che i cardinali hanno finalmente eletto il nuovo papa Francesco I abbiamo capito una volta di più come veramente lo Spirito Santo soffia dove vuole e che il famoso detto che recita che chi entra papa in conclave esce cardinale anche stavolta si è rivelato perfettamente calzante.

    Viva il nuovo papa Francesco !

  60. ed ecco finalmente, dove porta questa bene organizzata macchina del fango allestita da questo sito. che non risparmia nemmeno i Padri Cardinali, sputtanandoli uno per uno e sommergendoli di MERDA. l’ideologia ciellina già immaginava il soglio di Pietro conquistato. chissà che questa scottatura non vi renda più umili.

  61. ma che spirito santo, questi sono una banda di massoni che predicano bene e mangiano a sbaffo e sul sudore della gente, anche i vari vaticanisti e preti che si sono presentati ai media sono stati in malafede,
    quanto a ratzinger eletto nel 2005 ,giusto il tempo di pubblicare alcuni librI per sparire di scena e poi a sua somma decisione bergoglio. che senso hanno avuto i voti dei cardinali elettori?? tutta una truffa anche il vaticano come il resto delle cose dove girano i soldi

  62. La regia di tutto è dei bookmakers inglesi, i vaticanisti e i vari preti piu i media e i giornali erano del “colpo”, insomma, a nascondere bergoglio fino all’ultimo ci sono riusciti, quando invece ha ricevuto mediante la pantomima del conclave i 77 voti ,vuol dire che nell’ambiente era sicuramente risaputo gia dall’iniziio che ratzinger voleva lui come predecessore

  63. Caro Mastino,
    ora che se fatta un pò di calma, rileggi bene le risposte che mi hai dato.
    Scola sarebbe stato un pessimo papa, gli manca la sobrietà e l’amore per il gregge che gli è affidato come vescovo. A Venezia ne sappiamo qualcosa è stato tutto fuorchè sobrio, è vissuto nella riccheza spendendo i soldi degli altri. Non ci ha mai amato, non è mai andato nelle parrocchie, era interessato solo ad iniziative culturali che gli dessero una visibilità, è venuto a Venezia perchè così otteneva la porpora è andato a Milano per avere più visibilità in vista del papato. Ma questo non è spirito evangelico. Gli manca l’umiltà che aveva Luciani. Vedi noi facciamo il confronto con il nostro nuovo Patriarca che invece è assai sobrio con se stesso, pur essendo un teologo di grande spessore, è sempre presente in diocesi, ogni settimana va nelle parrochie in visita pastorale (parrocchia per parrocchia) vive con il suo gregge, cerca di risolvere tutti i problemi anche quelli economici aperti da Scola e va a toccare gli interessi di alcuni che non vogliono farsi portare via la ricchezza.
    Non si possono servire due padroni, o si serve Dio o si serve mammona.
    Quello che più mi ha dato fastidio di Scola è il cercare il consenso della sinistra e dei peggiori progressisti. Quell’esortaziopne ad attingere dal Magistero di Martini che ha detto cose intrinsecamente cattive, sempre (gay, aborto, eutanasia, morale sessuale). Quello che mi puzzava molto è che il settimanale Repubblica aveva incominciato a sostenerlo. “Guai quando tutti parleranno bene di voi”.
    Non sarebbe stato un buon papa!

  64. volevo ricordare ,che al’dila’ del fattore umano e di impatto per cui bergoglio è un ottima figura, ma chissa’ se anche le Madri di Plaza de Mayo in argentina sono cosi contente del nuovo papa.. chissa come mai proprio nel 2009 il cardinale pio laghi è venuto a mancare.. e ai desaparecidos che non ci sono piu tra cui anche italiani nessuno ci pensa? fate finta di non vedere tutti

  65. volevo ricordare ,che al’dila’ del fattore umano e di impatto per cui bergoglio è un ottima figura, ma chissa’ se anche le Madri di Plaza de Mayo in argentina sono cosi contente del nuovo papa.. chissa come mai proprio nel 2009 il cardinale pio laghi è venuto a mancare.. e ai desaparecidos che non ci sono piu tra cui anche italiani nessuno ci pensa? fate finta di non vedere tutti. ma ricordo ancora che bergoglio tra il 78-83 c’era anche lui, fatevi una bella ricerca in merito….

  66. non dico che bergoglio sia “colui” che gettava nel mare i corpi…,ma in quegli anni era il gesuita di spicco, e non mi pare abbia portato alla luce la verita’ dei fatti, quando invece la magistratura italiana aveva fatto una miriade di indagini in merito e congelate poi dai vertici alti di politica e vaticano..
    bergoglio è una brava persona pura e semplice d’animo, ma c’è sempre qualcosa che non torna..

  67. non ero li dove si parla della questione, ma puo’ darsi che abbia preso un abbaglio anch’io e quindi ho sbagliato a giudicare qualcuno solo su voci di giornalisti inventori, per essere certi di una cosa bisogna esserci per forza a contatto, gli ascoltatori successivi del fatto saranno sempre manipolati.
    Bergoglio devo ricredermi è un uomo di cuore e penso a questo punto che lui non sia mai stato coinvolto in tali malefatte. onore al merito blas

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