Sua Vanità il futuribile Paolo VII. La campagna elettorale di Ravasi

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LEditoriale  

SUA VANITÀ IL FUTURIBILE PAOLO VII

 

So solo che il Papa che verrà non dovrà corrispondere a quell’uomo danzante attorno al vitello d’oro, ossia al simulacro di sé ch’è il cardinal Ravasi. Pregate perciò, pregate perché non solo lo Spirito Santo scompagini le logiche mondane cui sono votati ormai da anni alcuni oscuri cardinali, Camerlengo in testa.

 

 di Francesco Colafemmina*

Il progresso tecnico è rapido, ma esso è inutile senza un uguale progresso nella carità. Anzi è peggio che inutile, poiché ci ha procurato dei mezzi più efficaci per retrocedere.” No, non sono parole del Papa, né tantomeno di qualche illustre moralista cattolico. Appartengono al grande intellettuale inglese Aldous Huxley, autore, fra l’altro, del romanzo “Il mondo nuovo” che illustra una società materialistica dove ormai il concepimento, la morte e il matrimonio sono barriere naturali infrante, romantici ricordi del passato. Ecco, oggi la Chiesa è a un bivio: scegliere il progresso della carità? O il progresso tout court? Il Cardinal Ravasi è espressione di questa seconda strada, quella in grado di pacificare la Chiesa col mondo, chiudendola alla sua autentica missione.

Forse, per i più naif, conviene recuperare un po’ di storia sul personaggio. Finiti i tempi delle convention di Publitalia o della Banca Popolare di Sondrio, Monsignor Ravasi ammuffiva nelle stanze della Biblioteca Ambrosiana dove, fra una seduta televisiva domenicale e un mattutino su Avvenire, componeva decine e decine di inutili libri con i quali foderare il proprio narcisismo di carta. Avvilito nel 2005 per la malignità del cardinal Re, il quale, onde scongiurare la sua nomina a vescovo di Assisi, aveva tirato fuori dal tricorno un articolo del Sole24Ore del 2002 dal titolo sconvolgente “Non è risorto, si è innalzato”, Ravasi si riebbe solo nel 2007, grazie all’incolpevole Monsignor Piacenza. Sì, perché se Piacenza non fosse stato nominato segretario della Congregazione per il Clero, difficilmente Ravasi sarebbe rientrato dalla porta di servizio in Vaticano.

Si installò così alla Pontificia Commissione per i Beni Culturali, per lui sempre meno importante del vero trampolino di lancio: il Pontificio Consiglio della Cultura. Lancio che si consolidò comunque solo grazie al cardinal Bertone, suo autentico sponsor, di cui era divenuto intanto confidente. Bertone lo voleva nientemeno arcivescovo di Milano, ma il Papa voleva Scola. Il giusto compromesso fu concedergli l’accesso al cardinalato. Avvenne nel novembre del 2010 e per l’occasione il gran narciso ottenne di ricevere auguri e saluti nella Sala Regia, a pochi passi dal trono del Papa, prontamente rimosso. Lì il futuribile Paolo VII avrebbe messo in mostra la sua novella porpora pur senz’arrossire per l’eccelsa vanità. Bertone insisté per Milano, ma il Papa la spuntò a giugno del 2011. E il neo cardinal Ravasi ne fu oltremodo lieto. Aveva intanto inventato il suo “Cortile dei Gentili”, piattaforma astuta da cui programmare il proprio utopistico pontificato…

Non mi dilungherò sull’esperimento interculturale e filo-agnostico del Ravasi. Per smontarne le complesse impalcature basta solo esser coscienti della sua natura strumentale. Grazie al baraccone del “Cortile dei Gentili” il Cardinale ha potuto farsi conoscere al di fuori dell’Italia, supplire alla sua menomazione pastorale attraverso una sorta di pastorale ad usum agnosticorum ben più efficace per i media e gli opinion makers. Ha inoltre potuto raccogliere numerosi fondi non certo su un conto ospitato presso lo IOR e intestato ad una associazione di diritto pontificio, ma su uno dei suoi conti presso la Banca Popolare di Sondrio (sede di Lodi), cosa della quale ci si può accertare ancora oggi consultando il sito del Cortile (www.cortiledeigentili.com).

Agnostici a confronto

Ravasi è volato subito su Twitter (ha un account anche in inglese e spagnolo), sulla blogosfera (ospitato dal sito del Sole24Ore), ha utilizzato tutti i canali possibili per lanciare la propria immagine di dialogante, neo ierofante del vuoto che nel dialogo privo di mete, acquisizioni o verità attarda la propria fede. Tre i vertici di questa roboante campagna in stile americano: l’incontro Parigino del 2011 nella sede dell’Unesco con intellettuali agnostici di grido, l’incontro con Napolitano ad Assisi dell’ottobre scorso e in ultimo il concerto rock per la Plenaria del Pontificio Consiglio della Cultura di sole due settimane fa.

Agnosticismo massonizzante, atlantismo ecumenico decadente e pio giovanilismo commerciale. Ecco i tre cardini della piattaforma elettorale ravasiana (e naturalmente Bertoniana). L’immancabile terzomondismo il Cardinale lo ha invece coltivato attraverso incontri con relativi diplomatici e artisti.

Cosa manca a questo quadro? E’ evidente! Le virtù teologali e di queste in particolare la carità. Non si tratta di volere cardinali e soprattutto papi col grembiule (non certo col grembiulino!), pronti a servire i più bisognosi, ad abbracciare gli ammalati, a rincuorare i disperati. Non si tratta di volere una Chiesa trasformata in una opaca onlus, ma di contemplare testimonianze concrete e sincere di carità. Carità non pensata o detta (intellettuale), ma realizzata attraverso azioni tangibili (pratica). Inserita soprattutto nella stabile certezza della fede in Cristo. E’ la rinuncia all’io, d’altronde, l’elemento essenziale.  Un narciso non può fare il Papa, sembrerebbe ovvio. E invece per molti commentatori non lo è. Tutti sono annebbiati dalla magia del progresso, dalla polvere che esso solleva e che acceca anche il cuore dei cristiani.

Mi sovviene in questo stesso istante l’immagine di un Papa muto perché incapace di parlare, sofferente, ma tenace, sorretto dall’inesausta energia della fede. Quanto quel suo silenzio fu ricco di fede, enormemente più ricco della vacua ridondanza di parole che il cardinal Ravasi sta riversando in queste ore sul Papa abscondens Benedetto nel corso delle sue meditazioni quaresimali. Pensateci: anche Benedetto, riconoscendo di aver perso il “vigore fisico e dell’animo” cerca il silenzio della clausura per evitare quasi di smarrire la propria fede. E’ un segno per i nostri tempi rivoluzionari. Il (falso) progresso, la confusione di parole, emozioni, immagini e sentimenti, non giova a nessuno, non giova in particolare alla salvezza delle anime. E’ questo il centro del ministero sacerdotale. E il futuro Papa dovrà essere saldo nella sua fede, antitetico al (falso) progresso di questo mondo, rinunciare a Twitter e Facebook, inerpicarsi meno sulle vette della teologia per scendere in mezzo ai suoi e confermare la fede sballottata dagli individualismi, dal bricolage teologico e liturgico che minaccia non solo la Cattolicità ma anche la Romanità della nostra Chiesa. Un Papa “devozionale” che adori Dio attraverso segni universali. Un Papa umile la cui umiltà consista anche nel reggere il peso del proprio munus fino in fondo, nell’insegnare che non si innova e modernizza la Chiesa dialogando, confermando l’ambiguità di un’epoca dialettica che rifugge dalle certezze e dalle verità, ma affermando. E’ necessario affermare cosa sia la Chiesa, chi il suo Capo, chi i suoi sacerdoti e chi i laici. Non ci si può chiudere in un’elitaria veste rinascimentale adorna di tutti i preziosi accessori dei nostri tempi né tantomeno indulgere ancora alla sciatteria liturgica, al pauperismo socializzante, alla rinuncia morale percepita da alcuni quale vero orizzonte di una Chiesa “aggiornata”.

Eppure è potente nel nostro caso la magia di Ravasi che attraverso l’affabulazione riesce a riunire gli estremi, a conciliare gli opposti, a mostrare attraverso le parole ologrammi virtuosi cui i più sono indotti a credere. Per questo Ravasi è il vero pericolo del futuro conclave. Un pericolo crescente perché apparentemente incontrastato. Non so neppure, d’altro canto, se l’auspicio papale che ho appena descritto poco sopra sia scritto solo nel mio cuore o sia incarnato in qualche cardinale che sotto il raso purpureo e la camicia dai gemelli d’oro porta il saio o un ruvido cilicio. So solo che il Papa che verrà non dovrà corrispondere a quell’uomo danzante attorno al vitello d’oro, ossia al simulacro di sé ch’è il cardinal Ravasi. Pregate perciò, pregate perché non solo lo Spirito Santo scompagini le logiche mondane cui sono votati ormai da anni alcuni oscuri cardinali – Camerlengo in testa -, ma perché davvero venga eletto quel Sacerdote cui mirabilmente si accenna nell’Introito della Missa pro eligendo Summo Pontifice: “Suscitabo mihi sacerdotem fidelem, qui iuxta cor meum et animam meam faciet: et aedificabo ei domum fidelem et ambulabit coram Cristo meo cunctis diebus”.

*Vaticanista, titolare del blog di informazione religiosa Fides et Forma

 

NOTA DI REDAZIONE. La redazione di PP ringrazia il vaticanista dott. Colafemmina per aver accettato di collaborare in veste di ospite d’onore con un editoriale che serve a far luce sulla situazione ecclesiastica attuale.
Questa iniziativa de L’Editoriale, da affidare a un persona esterna alla redazione, la replicheremo ogni volta che ci saranno eventi di grande importanza per il credente. Perché possa esservi il parere “altro” di una persona comunque dentro gli eventi, spiegandoceli con cognizione di causa.

 

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25 comments on “Sua Vanità il futuribile Paolo VII. La campagna elettorale di Ravasi

  1. :-( Se Gesù non ci avesse promesso che “non proverranno” non avremmo più nulla da sperare….

    Preghiamo e…. incessantemente

  2. Un Paolo VII non sarebbe male (anche se il nome appartiene gia’ a colui che verra’ dopo il prossimo – P.E.P.P. c’insegna).

    Meglio sicuramente un Benedetto XVII, il peggio sarebbe un Bonifacio X.

    Non faccio nomi di cardinali, ma i papabili – questa volta – non diventeranno Papa.

    Meno male…

    • Se lui si rimangia quello che ha detto negli anni. Ma abbiamo scialato perché conosciamo troppo bene la situazione ecclesiale, la sua storia, il sacro collegio per non capire che è la classica candidatura da redazioni di giornali che alla prova dei fatti neppure sarà presa in considerazione dai cardinali. Come successe con Martini.

  3. Gli americani hanno gia’ scelto il loro candidato: statunitense, 52 anni, vescovo (non cardinale) a Kansas, popolare nel sud-est asiatico. Le sorprese non mancano, questa volta la vedo male per noi italiani.

      • Bravo Il Mastino,

        mai noi Germanesi abbiamo diceduto che Ratzinger era Papa Germanoso. Per noi Papa ed e basta.

        Speranza mia e non avere Papa di mia lingua perche tutti sono contro Ratzinger e infatti fanno supporto per pillola di aborto.

  4. Certo che il veleno che avete contro Ravasi mal si concilia con le note di elogio che Sua Santita’ gli ha rivolto al termine degli esercizi spirituali. Trovo il commento di Nicodemo nell’ altro thread molto accurato.
    Gia’ ho fatto un caloroso invito a Colafemmina e sento do doverlo ripetere: si dia all’apicoltura, per piacere!

  5. Io non so se Ravasi abbia le qualità necessarie per essere papa, so però che siete degli ignoranti che non conoscono i testi sacri quanto li conosce lui. E l’odio che nutrite per lui non è degno di chi si definisce cristiano. Tutto ciò che scrivete è niente altro che spazzatura., Anna Cenacchi

    • Grazie del suo conato di isteria. E’ evidente che è approssimativa anche la sua conoscenza delle Scrittura, che, a quanto pare di intuire, dovrebbe limitarsi agli editoriali di Repubblica-

  6. Ravasi e’ un biblista, a livello ermeneutico oggi si usa in teologia la chiave esegetico critica, dunque sarebbe ora fosse eletto un esperto di questo sapere. Gianfranco Ravasi [CENSURATO: TEORIE TEOLOGICHE DELIRANTI] Un papa italiano, colto, umano, determinato sul rinnovamento, capace di dialogo e di semplicita’ evangelica. Non un papa imperatore, sul modello cesaropapista, credo occorra oggi ma un Vescovo di Roma che sia servo e fratello in una Chiesa sempre piu’ Collegiale e unita.

    • Semplicità evangelica in Ravasi? Lui, Sua Vanità? Se potessi dire qui apertamente come iniziò la sua attività editoriale!
      La sua esegesi? Ha convertito mai nessuno? No. E aveva in Carlo Maria Martini il nemico giurato, come altrove abbiamo scritto.
      E poi… ci sono dossier gravissimi su di lui che, non potendo essere ignorati da chi dentro il conclave sta, dei curiali, naturalmente ne escludono qualsiasi ulteriore ambizione.

  7. Magari l’autore dell’articolo avrà fonti a me sconosciute, ma il suo giudizio tagliente non lascia spazio a dubbi: come se Ravasi cardinale non l’avesse fatto Benedetto XVI ma Bertone…. Mi chiedo da sempliciotto qual sono: allora cosa vedono nel Pontefice, una marionetta che si lascia manovrare a piacimento da un burattinaio?..ma sta gente (l’autore dell’articolo) non ci vede mai lo SPIRITO SANTO nelle nomine episcopali? Io ho letto pochi libri di Ravasi, ma vi ho sempre scorto una eccezionale capacità divulgativa che cerca di coniugare l’annuncio del Vangelo con la cultura. Cosa ne pensa quindi ora di papa FRANCESCO, l’autore dell’articolo?? UN PAPA CHE ABBRACCIA I POVERI E GLI ULTIMI DELLA TERRA? “Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre Vostro”: nell’articolo noto un astio, un’acrimonia ben poco imparentata con la misericordia evangelica.

    • Anche il conto in banca di Ravasi poco si accorda e con il Vangelo e con la predicazione di Francesco, a proposito di conventi poveri e frati ricchi, e di “mondanità spirituale”. Faccia l’ipocrita un tanto al chilo da un’altra parte.

  8. I preti non fanno vot di povertà, i religiosi si. Ravasi è un cardinale. se per lei è ipocrisia manifestare un’idea diversa dalla vostra. Complimenti: siete intransigenti come i farisei, verso i quali Gesù ha avuto le parole più dure. Siete voi che fate i tradizionalisti un tanto al chilo….

  9. Congratulazioni. Io sono un cattolico peccatore, fiducioso in Dio che è misericordia. mi ha dato dell’ipocrita semplicemente perché ho citato una frase evangelica……o perché ho manifestato un’idea diversa da quella dell’autore?…Le mie idee d’altronde su Ravasi sono state confermate dalla sua nomina episcopale voluta dal nostro tanto amato Benedetto XVI e dalla successiva elevazione al cardinalato. Voglio credere che i vescovi siano scelti per criteri diversi da quelli enunciati dall’autore dell’articolo!!! w l’unica chiesa di Cristo e i suoi sacri pastori!!

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